Deep Purple. Milano si tinge di viola

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Di fronte a te hai una delle band che hanno fatto la storia del rock. Quello che ti aspetti da un concerto del genere è la canonica carrellata di successi, magari tratti da Made in Japan. I pezzi più celebri della band però questa sera sono ridotti all’osso. I Deep Purple sono un gruppo che, nonostante numerosi cambi di formazione, va avanti lungo la sua strada da oltre 40 anni, continuando ad affiancare la potente proposta live a prodotti discografici che sembrano non risentire degli anni che passano e che ovviamente meritano di essere fatti ascoltare anche dal vivo.
Della band storica, dicevamo, unici baluardi sono il bassista Roger Glover e il batterista Ian Paice. Al loro fianco, ormai da diversi anni, il cantante Ian Gillan, il chitarrista Steve Morse e il tastierista Don Airey. Quattro strumenti (e una voce) per creare un sound dai decibel elevatissimi. Cinque unità che insieme vanno a comporre il suono “hard rock” che ha segnato un’epoca. Ma pur sempre unità rimangono,  e l’attenzione alla melodia è punto cardine del concerto e del sound della band in generale: una cosa è l’hard rock, altra cosa è il metal (genere comunque ravvisabile in alcune composizioni più recenti). Dicevamo, i brani celebri della band sono ridotti all’osso: Strange kind of woman, Mary long, Smoke on the water, Black night, Hush.
Ampio spazio è dato, com’è consuetudine nei live dei Deep Purple, ai lunghi solo dei singoli strumenti.
Il primo a esibirsi è Steve Morse, che prevedibilmente dà (forse un po’ troppo) spettacolo sulle note di The well-dressed guitar. Altra storia con Paice e Glover che, senza strafare, restituiscono in pochi minuti anima e sound della band. Mentre Don Airey, sul finale apparso sul palco con un coltello finto a trafiggergli la testa (ieri era Halloween),  si lascia andare in una suite di Nessun dorma, tecnicamente impeccabile (e ci mancherebbe!), ma che non c’entra nulla con la serata.
Comunque, scaletta a parte, i Deep Purple suonano ancora come dei pazzi. Ma, allo stesso tempo, evitano gli strapazzi di un tempo: Gillan, consapevole degli anni che passano, sceglie una scaletta “su misura”, accantonando pezzi splendidi ma che probabilmente non sono più nelle sue corde (Child in time). I quattro “ragazzi” picchiano alla grande sugli strumenti e lui fa da collante con una voce che, nonostante gli anni, sfida la barriera del suono.
Avercene!

La scaletta del concerto
1) Après vous
2) Demon’s eye
3) Hard lovin’ man
4) Strange kind of woman
5) Vincent price
6) The well-dressed guitar
7) Uncommon man
8) The mule
9) Mary long
10) Wring that neck
11) Hell to pay
12) Perfect strangers
13) Space truckin’
14) Smoke on the water
Bis
15) Hush
16) Black night

 

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Laura Berlinghieri
Nata a Venezia, ma vivo a Milano. Classe '93. Diploma al liceo scientifico-linguistico, ultimo anno di Giurisprudenza all'Università di Padova e un Erasmus in Spagna. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Musicista per diletto e aspirante giornalista. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, Radio Base di Mestre, Young.it e NonSoloCinema.com. Giornalista pubblicista, da cinque anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia.