Che c’entra Nathaniel Rateliff & The Night Sweats con Amore e Furto?

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Nathaniel Ratliff & The Night Sweats, ovvero trentaseienne barbuto con la pancia pubblica un nuovo cd, ovvero cose che non succedono in Italia vol.2
Questo continuo guardare a ovest in cerca del suono, in cerca della musica fatta con tutti i crismi della professionalità e del gusto, in cerca dell’avventura, insomma questa esterofilia, dai, diciamocelo, è estenuante.
Anche io, che sono sempre stato tranquillamente (diciamo relativamente tranquillamente… dacché ai tempi delle scuole superiori da me frequentate all’Istituto Tecnico Agrario A. Zanelli di Reggio Emilia, alla fine degli anni settanta, quelli del conformismo di sinistra, una innocente felpa con scritto U.S.A. bastò per essere apostrofato “Ah, Righetti l’amerikano… eh?” dal professore, sottolineo professore… ed è tutto dire) esterofilo, per non dire americanofilo per quel che riguarda la musica ma anche certa letteratura e certo cinema, mi sono stancato eppure, cosa ci posso fare se dagli States, e più precisamente dal Missouri, arrivano dischi perfetti come questo di Nathaniel Ratliff e i Sudori Notturni?
Che ci posso fare se, anche se non è un esordiente, dacché è al quarto album, la visione artistica di Nataniel, il pacchetto che è la sua proposta, è qualcosa che, senza essere rivoluzionario, diventa perfetto?
Sì, perché l’idea, da parte di un personaggio musicale con tutte le sfaccettature di Nataniel, e tutte le avventure e disavventure di una vita, è quella di fare musica con coordinate piuttosto precise, infatti Nataniel racconta un onirico avvicinamento a questo disco, per visioni , che passano dalla scoperta della collezione di dischi del padre prematuramente scomparso, fino al gusto provato ad ascoltare una cassetta di Led Zeppelin IV e poi un percorso che lo ha visto come musicista e autore inserirsi nell’area neo folk ma non trovarsi del tutto a suo agio, così, come vera extrema ratio o ultima spiaggia, arriva alla musica dell’anima che pero’, introietta anche la Band oltre che Sam & Dave e Otis Redding, una sezione fiati vera e musicisti che condividono un percorso fatto soprattutto di suono.
La vera differenza è proprio nel suono globale, niente è fuori posto o sbagliato, dalla scelta degli strumenti fino al suono croccante ma ricco della batteria, la ripresa vocale e il suono delle tastiere, qualcosa che esce con prepotenza autentica dalle casse e ci delizia.
Qui, nella nostra provincialissimi italiota, esaltiamo a fenomeni, personaggi appena affacciatisi sulle scene, tanto un palasport o addirittura, uno stadio pieno non si negano a nessuno.
No, non inizierò’ con il peana del “Ai miei Tempi..era meglio” semplicemente perché non ci credo, anzi, pero’ devo dire che questa cosa del suono, o meglio del SUONO , è centrale nel ragionamento che volevo fare.
Infatti ho avuto modo di apprezzare il sentito e importante omaggio che Francesco De Gregori ha fatto a uno dei suoi  e, per chi lo volesse sapere, anche miei, massimi ispiratori e ci mancherebbe che ci fossero dubbi sulla capacità del cantautore romano di lavorare con le parole in modo straordinario, utilizzando il verboso, difficile italiano per rendere giustizia alle canzoni mercuriali e inafferrabili di Bob Dylan, nulla da dire sull’amore che si sente nella voce e nelle scelte letterarie che De Gregori propone, l’unico dubbio rimane proprio sul suono globale del disco , quando va bene derivativo delle scelte che Bob ha fatto e quando va male, povero di idee e groove arrangiati.
Per carità , grandissimi musicisti ma quasi impauriti dal loro essere in studio.
Batterie che sembrano programmate midi, bassi suonati in modo rigido, chitarre che sembrano partire ma non partono davvero mai, per non parlare dei cori femminili, degni di qualche studio televisivo.
Incuria di produzione? Inedia? Indifferenza verso il risultato globale? Un sano e cool “chissenefrega tanto la gente non capisce niente?”Pero’ chiunque ascolti Bob Dylan in qualsivoglia sua avventura o fase che dir si voglia, si trova di fronte a delle decisioni precise in termini di suono, se no a quel punto è meglio fare un audio libro e limitarsi a leggere i testi no?
Ecco la differenza con quello che si sente nei dischi provenienti da oltre oceano.
Fate la prova e, come ultima cosa, guardate a questo indirizzo per farvi una idea di cosa significa suonare live.
Gran Bel disco amici miei.
Tour
https://youtu.be/1iAYhQsQhSY805b7532-b6bd-43df-942d-cb1ec6b958c7-2060x1236Nathaniel-Rateliff--009

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Antonio
Bassista, cantante, scrittore. Trenta anni di rock’n’roll on the road! Dai Rocking Chairs a Luciano Ligabue, tante note e tante storie di r'n'r!