Spectre. E sai cosa vedi

La ventiquattresima volta del Bond della serie ufficiale.

53
0

Spectre
di Sam Mendes
con Daniel Craig, Léa Seydoux, Ralph Fiennes, Ben Whishaw, Naomi Harris, Christoph Waltz
Voto 7 meno

Parlare bene di 007 è facile. È sempre un prodotto ricco, di solito divertente, esagerato, fa simpatia, è zeppo di consigli per gli acquisti e panorami. Parlare male di 007 è facile. È ovvio, è ripetitivo, è ideologicamente antiquato, ha una certa età…. Parliamo del prodotto Spectre. Il regista, Sam Mendes, seconda volta,  è colto, si sa, e ha colto una possibilità che in 007 non era stata esplorata: il pedigrée angoscioso, il buio della psiche. Senza esagerare: Bond è sempre un uomo d’azione, ma Mendes è regista di Era suo padre. Con Skyfall ci ha dato “era sua madre”, con Spectre forse ci voleva dare “era suo fratello”.  Si parte bene, el dia de los muertos a Città del Messico aiuta, persone mascherate da scheletri ovunque, e 007 che va a far saltare in aria un po’ di città (meglio che tutto lo stadio di calcio zeppo!). Poi continua la saga del rinnovamento dei servizi segreti inglesi: se Skyfall era la rottamazione, Spectre è la distruzione e la disoccupazione. Ma dietro il progetto “democratico” di un raggruppamento di tutti i servizi segreti del mondo, c’è lo zampino della Spectre che vuole controllare per fini criminale tutti i dati del mondo. Lo so: per chi ha visto i primi Bond (o ha letto Fleming) la Spectre era più complessa e insieme più divertente, ma i tempi sono quelli che sono e il digitale fa la linea. Il problema è che 007 sulle tracce della Spectre, poco spiegata, si infila in un altro problema di famiglia, ha qualche avventura che orecchia altre imprese, arriva alla solita base segreta dei cattivi, che stavolta però sembra un call center, viene torturato, cade si rialza, utilizza qualche gadget un po’ svogliato e conquista anche l’amore. Chi vede film di Bond da mezzo secolo è sempre contento che 007 picchi, spari, salti, faccia battute, corra, si accoppii (nel senso di accoppiarsi) e pure si fidanzi. Però, stavolta, tra l’inizio e la fine, si infila il déja vu, un po’ di stanchezza e la sensazione che il cattivo di turno, a furia di prendere Oscar per fare il cattivo soave, ormai si senta poco in vena anche lui…

 

 

YouTube / SonyPicturesIT – via Iframely

CONDIVIDI
Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori