Billy Gibbons e il suo “Perfectamundo”, esordio solista a 65 anni!

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Il primo album solista del barbuto Billy Gibbons, asso  della sei corde e dello stile, cool più che mai con la barba d’ordinanza ma, sopratutto, con il suo suono.

Avido collezionista di chitarre, si narra che la sua collezione raccolga 800 esemplari tra i quali la chitarra creata con i pezzi di legno della baracca nella quale nacque Muddy Waters,  creatore di auto hot-rod customizzate e altre amenità, Billy vanta una carriera di tutto rispetto all’insegna della grande musica.

BillyGibbons_Perfectamundo_coverRGBNato a Houston, dapprima studia percussioni e da questo, dalla volontà di rendere in musica la presenza messicana e spagnola nel Texas nasce l’idea “spanglish” di questo esordio solista, un mix di culture completamente guidato dal ritmo e dal tiro.

Negli anni sessanta ha possibilità di aprire alcuni shows di Jimi Hendrix e il grande chitarrista di Seattle lo riconosce come uno dei nuovi talenti più promettenti della chitarra elettrica.

Certo, Billy è uno degli originali veri e ci sarà chi storcerà il naso da purista al sound del disco, spesso elettronico e in qualche tratto “bombastico”, laddove per “bombastico” si intende gonfio, a volte eccessivo.

In un pezzo c’è un improbabile rap ma anche l’uso dell’ Autotune sulla voce, per i non addetti ai lavori, l’effetto di Cher sul singolo  “Believe”, ora inflazionato nell’uso da parte di quasi tutti.

Ma a noi, che ascoltiamo musica, interessa?

E’ il progetto di un sessantacinquenne che esordisce come solista e ha tante cose da dire e lo fa in modo vitale, come quando state guidando e accendete la radio girando in modo vizioso e caotico tra le frequenze.

Ecco, Perfectamundo è un mondo perfetto per Billy Gibbons, ove c’è spazio per il suo imprinting fortemente blues con i sentiti omaggi al gigante Slim Harpo e la sua “Got Love If You Want It” e il classicissimo di Lightning’ Hopkins “Baby Please Don’t Go” ma anche la forte fascinazione con il ritmo di Cuba e il Messico, chiaro che un purista del classic rock da lui si aspetta sempre la solita solfa. Il pezzo conclusivo “Q Vo” è uno strumentale con poche parole che fa da colonna sonora per un film mentale e ci fa chiedere al più presto un bel disco strumentale di Billy.

Lo spirito globale del disco è godibilissimo, un esperimento riuscito perché capace di coinvolgere forze nuove e giovani a fianco della grande esperienza di Billy Gibbons.

Bravo Maestro!

YouTube / Concord Music Group – via Iframely

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Antonio
Bassista, cantante, scrittore. Trenta anni di rock’n’roll on the road! Dai Rocking Chairs a Luciano Ligabue, tante note e tante storie di r'n'r!