“Chagall” di Cassandra Raffaele. Leggerezza e tanto colore

E' uscito il secondo album della Cantora siciliana. Dopo la partecipazione ad X-Factor nel 2010 e il disco d'esordio La valigia con le scarpe, la Raffaele torna sulle scene con un disco libero da schemi, frutto di un'evoluzione personale e artistica.

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È uscito Chagall, il secondo album di Cassandra Raffaele. A base di elettronica e pop (e tanto altro), Chagall racconta il mondo quotidiano attraverso l’occhio e la penna della Cantora, com’è definita: Cassandra ha voluto curare questo lavoro personalmente ricoprendo i ruoli di produttrice, arrangiatrice e cantautrice. Il risultato è un album eclettico e variopinto che non passa inosservato, pungente nei testi e vivo nel suono che trova un suo equilibrio vincente nelle molte variazioni di stile e genere.

Perché hai scelto di intitolare l’album Chagall?
Da sempre sono stata affascinata da Chagall, dalla sua visione della vita, dell’amore, dai suoi quadri pieni di colore. In Chagall vedo la sintesi anche del mio modo di concepire la musica: leggerezza e tanto colore. Nella foto di copertina ho i pattini e svolazzo tra le nuvole, questo è il mio modo di vedere l’arte. Dev’essere qualcosa che regala leggerezza, poche note devono bastare per far fluttuare i tuoi pensieri nell’aria.

Lo si nota ascoltando le tue canzoni. Passi con facilità ed efficacia da un genere a un altro, cambiando stile, anche all’interno dello stesso brano. Questo rimanda ai quadri del pittore, pieni di colori e forme.
Come un pittore ho usato tutti i colori che avevo a disposizione nella mia tavolozza, non mi sono risparmiata. Ho voluto osare, accostando a volte generi lontani come elettronica, folk, dubstep con citazioni anche punk. È un mio gioco musicale divertito e libero. Tutto questo è frutto di una ricerca, ho voluto trovare una strada che fosse riconoscibile attraverso l’accostamento di generi e mondi lontani. Mi sono spesa molto come arrangiatrice e produttrice dell’album, ho indossato le vesti della “direttrice d’orchestra”.

Oltre a tutto ciò sei anche anche polistrumentista.
Amo la musica in generale, ho un approccio agli strumenti molto naif. Mi piace suonare un po’ tutto e a modo mio. Penso gli strumenti all’interno di una canzone, come un arrangiatore che immagina già, prima ancora di averli sentiti suonare.

A proposito di ricerca del suono, dopo la partecipazione ad X-Factor è uscito il tuo primo album La valigia con le scarpe e poi sono passati quasi 5 anni. Come hai usato tutto questo tempo?
È stato un lungo cammino. Dopo X-Factor avevo davanti una scelta: tornare a lavorare in ospedale o dedicarmi a un’altra attività, cioè la musica. Ho iniziato a scrivere subito dopo il talent, mettendomi alla prova come cantautrice ed esplorando realtà che non conoscevo. Mi sono dimessa dall’ospedale, ho iniziato a scrivere ed è nato il primo album La valigia con le scarpe, sono arrivati i live, dove ho potuto mettermi in gioco anche come musicista, ed infine è arrivato Chagall, una sintesi del mio percorso. Non c’è mai stato un periodo di blocco, è stato, ed è, tutt’ora, un cammino che mi porta a viaggiare e a scoprire cose inaspettate.

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L’amore nel disco è irrequieto, penso a Chiedimi, dove canti delle “Mani congelate dal silenzio, di te che mi stai accanto e non mi parli”, o a Valentina
L’amore in Chagall non conosce vie di mezzo e vive di eccessi, è in perenne subbuglio. Porta gioia e dolore. Nell’album non si trova una dimensione di tranquillità. La migliore concentrazione di colore la trovo negli opposti. Tornando alla metafora con Chagall, è nell’eccesso che riesco a mettere a fuoco meglio certi aspetti dell’essere uomo. È attraverso una strada segnata da momenti difficili e tortuosi che poi riesci a godere a pieno della gioia e della felicità che puoi incontrare.

Valentina racconta un amore omosessuale.
Valentina in realtà parla di un abbandono vissuto tra due donne, però penso che l’abbandono come l’amore non abbia sesso e non sia fazioso. Amore, morte, abbandono sono sentimenti talmente forti che non hanno una definizione di genere. Ne ho voluto parlare così, con Valentina. Una donna che viene abbandonata da un’altra donna, e che nel momento stesso in cui subisce l’abbandono svela a tutti il suo amore per lei, e quindi la sua omosessualità. È un concetto che va oltre il solo amore omosessuale.

Questo ha creato difficoltà nel vedere pubblicato il testo? Ancora questi temi non sono all’ordine del giorno all’interno delle canzoni.
Sicuramente oggi si incomincia a parlarne, l’omosessualità in Italia è argomento che divide ancora tanto pur essendo una cosa naturale. Io ne ho parlato perché in questo album ho voluto raccogliere storie a me vicine e ho voluto raccontarle con onestà e libertà. Spero che più persone lo possano fare e vivere in maniera sempre più naturale, e spero che si possa parlare di questi temi senza doverli etichettare come “delicati”. Valentina racchiude anche la speranza che le cose possano cambiare in fretta. Quando si parla di “tema delicato” vuol dire che non vivi in un paese al passo con altre realtà europee.

Chiudi il disco con un omaggio a Battisti. Fiori di Battisti, questi fiori che salvano dal pianto e che avrebbero tirato su anche Leopardi.
Fiori di Battisti è la canzone di “elisir di felicità”. Un brano che regala leggerezza, spensieratezza, riassunte nella metafora dei fiori di Bach/fiori di Battisti. È un brano che deve essere visto come il tentativo di trovare nella musica il momento di leggerezza necessario per farci dimenticare i nostri problemi. Quando penso alla musica penso a Battisti, mi scatta automaticamente un’associazione alla musica italiana rappresentata da lui. “Le bionde trecce, i fiori di pesco”, è qualcosa di molto familiare. Per cui ho voluto legare questo concetto di musica e leggerezza, che possono essere rimedi anche per le persone più inquiete.

Elio, che duetta con te in Meditazione e già tuo coach ad X-Factor, ti ha accompagnata fin qui?
Siamo rimasti in contatto, ma in realtà ci siamo rivisti solo l’anno scorso, dopo quattro anni. Aprivo un suo concerto, in quell’occasione ha capito cosa stavo combinando al di fuori delle telecamere e mi ha vista sul palco, osservando anche le reazioni del pubblico. A febbraio stavo scrivendo l’album e avevo Meditazione, che parla di una donna compulsiva per lo shopping che si avvicina a un guru della meditazione, più strampalato di lei. D’istinto ho pensato che il guru potesse essere Elio, gliel’ho proposto e lui ha detto subito sì.

Cassandra sarà in tour tutto l’inverno con Chagall, queste sono le prime date annunciate: 20 novembre – RAGUSA (Prima Classe), 21 novembre – VILLA SAN GIOVANNI – RC (CSC Nuvola Rossa),  27 novembre – ROMA (Monk Club), 28 novembre – FIRENZE (Combo Firenze), 10 dicembre – MILANO (Arci Ohibò), 11 dicembre – TORINO (TBA), 16 dicembre – VARESE (Twiggy Varese), 15 gennaio – SALERNO (Modo Ristorante).

YouTube / CassandraVEVO – via Iframely

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Matilde Ferrero
Vent'anni e un corso di studi a Milano. Soffro di Londonite da quando ho passato tre mesi nella capitale britannica e poi ho dovuto lasciarla. Una volta ho incontrato Paul McCartney, ma non l’ho riconosciuto.