Steve McQueen- Una vita spericolata

Un mito alle prese con la costruzione del suo mito

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Steve McQueen – Una vita spericolata
di Gabriel Clarke, John McKenna. Con Steve McQueen, Chad McQueen, John Sturges, Neile Adams, Lee H. Katzin.

Ok, era ovvio che il titolo lo prendesse dalla canzone di Vasco Rossi. Ma il film è sull’uomo e la lavorazione del  film La 24 ore di Le Mans. E infatti il titolo originale è The Man & Le Mans. Più “onesto”. Perché qui la vita spericolata lui la vuole fare, ma le assicurazioni non gliela lasciano fare. Ogni volta che va sul set McQueen ripete il mantra scritto per lui dallo sceneggiatore di fiducia Alan Trustman (e trust man vuol proprio dire uomo di fiducia…): Decido io cosa è giusto e cosa è sbagliato e non devo dare spiegazioni a nessuno. Mi piacciono le donne, ma ne sono un po’ intimorito. Non intendo impegnarmi perché se ti impegni con una donna le dai il potere di ferirti. Non sarò io a provocarti, ma se tu mi provochi o mi metti con le spalle al muro, cazzo, ti uccido!
 Poi la la realtà raccontata dal docu è meno da film e più cinematografica: McQueen è in quella fase della carriera (dopo Quelli della San Pablo, Il caso Thomas Crown e Bullitt e prima di Getaway e Papillon) in cui sente di aver afferrato il potere contrattuale: decide cosa fare, da chi farsi dirigere e affiancare, lavora per mettere in piedi un film sulla 24 ore di Le Mans come lui l’ha vissuta da pilota, si insedia in Francia, investe capitali, si scontra con l’apparato Hollywoodiano e con l’annosa questione che un film, per essere bello, non dev’essere per forza “vero”. E poi ha i suoi problemi con la famiglia, i quarant’anni e, come dice arguta la moglie, l’arrivo degli hippie, la libertà, l’amore libero. C’è anche una statistica pruriginosa, due donne e mezzo al giorno, nella roulotte di lavorazione,  e un aneddoto da brivido: McQueen era stato invitato alla festa/massacro di Bel Air in cui la famiglia Manson massacrò Sharon Tate:  si salvò perché era andato via con l’ennesima signora… Come tutti i progetti troppo sofferti (e dopo la defezione di John Sturges, che l’aveva diretto in La grande fuga e I magnifici sette) La 24 ore di Le Mans fu la montagna produttiva che partorì il topolino. Perché? Forse perché, per amore del realismo, per girare una scena in cui era sudato McQueen invece di farsi spruzzare il viso dal truccatore, saliva in macchina e faceva due giri alla disperata. Sudore vero, da corsa. Tra l’altro l’amianto delle macchine roventi e la pressione produttiva (parole sue) produssero il tumore che lo spedirà nel mito…

YouTube / I Wonder Pictures – via Iframely

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori