Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi

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Ok ragazzi, è uscito. Se fino a ieri questo libro era solo mio, da oggi è di tutti, o perlomeno di chi ha voglia di leggerlo. Butto giù queste righe che non è ancora l’alba. Anche se faccio questo mestiere da un sacco di anni e col tempo ho collezionato un discreto numero di libri, alcuni dei quali hanno avuto un discreto successo, ogni volta che ne esce uno nuovo è come se fosse il primo: la notte precedente l’uscita non riesco a prender sonno. Penso a mille cose, riaffiorano piccoli particolari e aneddoti legati a quel lavoro, mi piace immaginare le facce dei primi che andranno in libreria per portarselo a casa e mi piacerebbe conoscere in anticipo quali saranno le loro reazioni leggendolo. Qualcuno già lo conosco, ci siamo incrociati nel corso del tour o magari a una presentazione del mio libro precedente, quello con Saturnino. Altri sono amici “virtuali”, ma a forza di scambiare opinioni sui social è un po’ come se li conoscessi davvero.

Bene, è uscito. Di cosa parla più o meno già lo sapete: se per organizzare un tour di questa portata ci vuole un annetto buono di lavoro, altrettanto ne occorre per fare un libro. Ricordo perfettamente il giorno in cui lo proposi a Lorenzo: era il 6 ottobre 2014, lo stesso giorno in cui comunicò le prime date del tour negli stadi. Era chiuso in sala a New York, in pieno marasma creativo per il nuovo album. Quando gli mandai quella mail pensai che sì, mi avrebbe risposto, ma con calma. Né io avevo intenzione di fargli fretta. Invece la risposta arrivò quasi subito, ed era in perfetto stile Lorenzo: «Oh yeahhh, figata!!!!».

Però lui era nella Grande Mela, e sarebbe tornato in Italia non prima di Natale. Così approfondii la questione con il suo manager Marco Sorrentino e con il suo collaboratore storico Sergio Pappalettera, uno che lavora col Jova da più tempo di Saturno, il che è tutto dire… Però Lorenzo ha seguito la faccenda passo dopo passo. Chi lo conosce lo sa: non è uno che delega; certo, accetta consigli di chi gli sta accanto, ma le decisioni le prende in prima persona.

A questo proposito mi piace raccontare un piccolo aneddoto successo durante le prove di Ancona. Interveniva su tutto, gli arrangiamenti, gli abiti di scena, la parte visual con ritocchi magari minimi ma importanti su ogni filmato, il modo di stare sul palco non soltanto suo ma di tutta la band, il posizionamento delle luci… Tanto che una sera mi venne spontaneo domandargli se aveva già fatto il giro dello stadio per controllare se tutte le lampadine erano a posto. Una battuta, certo, che però sintetizza perfettamente il suo modo di essere: lui è il cantante, il ballerino, l’autore, il regista, lo stilista (e aggiungeteci tutto quello che vi viene in mente) del suo show. Tutto questo però ha l’umiltà e l’intelligenza di farlo circondandosi di fior di professionisti, senza il cui apporto non sarebbe possibile mettere in piedi e portare in giro tour “fotonici” come i suoi.

Bene, il libro è uscito. Adesso è vostro. Io mi sono divertito un casino a scriverlo, spero che voi vi divertiate a leggerlo. Intanto, prima che sorga il sole, me lo guardo e lo coccolo ancora un po’ come se fosse un pelouche. Ma un bel pelouche: la copertina è proprio una figata, fronte e retro! Le foto sono di Michele “Maikid” Lugaresi, la realizzazione grafica di Pino Sartorio. La faccia di Lorenzo secondo me è straordinaria, e la foto sul retro è davvero intensa. Tenerlo tra le mani regala una sensazione fantastica.

Chiudo dicendo che quel titolo, Il cielo sopra gli stadi, non è farina del mio sacco. Un mesetto dopo la famosa mail di cui sopra, ne ricevo un’altra da Lore. Mi domanda: «ma hai già pensato a un titolo?». Veramente no. «Secondo me Il cielo sopra gli stadi sarebbe un buon titolo. Richiama Wim Wenders, ci sono gli stadi…».

Qualche mese dopo Michele Truglio (il regista del docufilm Gli immortali) mi dice: «Lorenzo è uno che ha un potere di sintesi fantastico. Se hai bisogno di un titolo, lo chiami e lui te ne dà uno». Proprio vero, infatti quel titolo è piaciuto subito a tutti, al sottoscritto, allo staff della Mondadori. E da titolo “di lavoro” è diventato definitivo. A voi piace?

Ora torno a letto con l’illusione di dormire almeno qualche ora. Ma so già che non sarà così. L’adrenalina è a mille. Del resto questa è un po’ come la notte prima degli esami. E poi, come Come dicono a Napoli, i figli so’ pezzi ‘e core, e un libro è un po’ come un figlio: gli vuoi bene “a prescindere”. E, anche se i bambini sono tutti belli, sentirti dire che il tuo ha qualche caratteristica particolare che lo distingue dagli altri è comunque motivo di orgoglio.

Vi lascio con una chicca: un selfie con Fiorello. Lo abbiamo fatto nei suoi uffici il mattino dopo il concerto di Roma e spedito via Sms a Lorenzo accompagnato da un messaggio in cui Fiore gli diceva che il suo show era stato fantastico e che la cosa che gli era piaciuta più di tutto era il pubblico.

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Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi".