Baciami ancora Hayez!

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Hayez, alle Gallerie d’Italia, Piazza Scala, Milano, fino al 21 febbraio.

Hayez – un Walter Molino da copertine della Domenica del Corriere ante litteram, spiegherò poi perché – a dispetto del cognome, era italianissimo e di certo non fu un pittore che sconvolse il mondo dell’arte.
Però piaceva e piace, proprio perché è comprensibile, romantico, erotico, quasi banale.
È vero, il famoso Il Bacio è diventato sinonimo del Romanticismo italiano, e ancora oggi è l’inflazionata e sdolcinata immagine presente su scatole di cioccolatini, poster e cartoline per innamorati. Aggiungergli quel significato politico che vedrebbe nel protagonista la figura di un patriota che saluta la sua amante prima di partire in guerra contro gli austriaci, non aggiunge molto a uno stile manierista e distaccato.
L’ho accostato agli illustratori storici delle copertine della Domenica del Corriere perché, come loro, era un pittore seriale. A riprova di ciò, le tre versioni de Il Bacio – differenti per minimi particolari – che si possono vedere alla mostra Hayez, alle Gallerie d’Italia, Piazza Scala, Milano, fino al 21 febbraio.
Forse il lato più interessante di questo pittore è la rappresentazione delle carni femminili – anche se in questo Rubens rimane il maestro insuperabile, oltre 250 anni prima – e dell’erotismo velato o in piena luce. Ma purtroppo colpisce più per la banalità della rappresentazione che per l’innovazione.
Le scene sacre sono quanto di più manierista si possa immaginare, mentre altre opere, come Gli sponsali di Giulietta e Romeo, Gli ultimi momenti del doge Marin Faliero o I due Foscari, sembrano fotogrammi da fouilletton, o figurine Liebig a tema storico, con i protagonisti ingessati e surgelati in pose drammaticamente comiche nella loro fissità.
Quasi quanto la sua inamovibile reggenza dell’Accademia di belle Arti di Brera – in cui si trova ancora il suo studio – che si protrasse dal 1850 al 1879, tre anni prima della sua morte avvenuta alla veneranda età di 91 anni. E a quell’epoca, l’impressionismo aveva già compiuto diciannove anni.
Di tutto quanto – oltre all’iconico Il Bacio – salverei i ritratti della borghesia del tempo: Alessandro Manzoni, la cantante Matilde Juve Branca, la contessina Antonietta Negroni Prati Morosini… le uniche opere che cercano di trasmettere un minimo di ricerca psicologica.
Fa solo un po’ di tristezza pensare che oggi si faccia la fila per ammirare principalmente Il Bacio, quando sono oltre 150 anni che è presente nelle esposizioni della Pinacoteca dell’Accademia di Brera.

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Davide Lopopolo
Diplomato al Liceo Artistico di Milano nel 1980, avrei sempre voluto fare l’artista. Ma, visto che si deve anche mangiare, mi sono inventato grafico editoriale e pioniere dei primi sistemi di impaginazione Apple, scoprendo un nuovo amore. Mi è andata bene, ho collaborato con le maggiori case editrici italiane e ora sono un art director sul libero mercato. Però il primo amore non si scorda mai, così sogno ancora di diventare un artista...