Fabrizio Gifuni legge Pier Paolo Pasolini

L'attore romano porta in scena "Ragazzi di Vita".

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Niente giochi di luce, laser, immagini o megaschermi, nessun limite di 100 decibel e nemmeno un palco colossale. Solo una persona, anzi due, un palco spoglio, un leggio e una sedia. Niente musica. Per una serata cambia il contesto, siamo al Teatro Franco Parenti, speciale per semplicità e senso d’accoglienza, apprezzabile per la programmazione mai scontata e stimolante.

Qualche giorno fa si è celebrato Pier Paolo Pasolini, sono trascorsi 40 anni dalla morte, dalla notte in cui su una spiaggia di Ostia morì ammazzato. Tralasciando alcune banali commercializzazioni dell’anniversario, per l’occasione il Parenti ha inserito in cartellone cinque appuntamenti dedicati: Fabrizio Gifuni legge Ragazzi di Vita, in scena dall’11 al 15 novembre.

Sala Grande. Poco dopo le 20:30 partono le note della Marsigliese, la platea è in piedi. Gifuni accoglie il pubblico chiosando su quello che è avvenuto poco meno di 24h prima nella capitale francese: «È un segno di vicinanza e solidarietà a un popolo, una nazione, anche se è gran parte del mondo ad essere colpita. Non è un giorno semplice per venire a teatro ma chi ci lavora e chi lo frequenta sa che questi sono luoghi dove corre una parola complessa, che si oppone a qualsiasi forma di violenza e sopraffazione. A qualiasi forma di semplificazione della parola stessa».

La vita vissuta dai ragazzi appartenenti al sottoproletariato romano è raccontata nel romanzo, l’attore ne propone alcuni passi in 70 minuti. Porta in scena i personaggi, li fa vivere ad uno a uno, donando loro voce, movenze, inflessioni dialettali, caratteristiche che li rendono riconoscibli durante tutta la durata dello spettacolo. La sua recitazione trasporta in un film dove i fotogrammi si susseguono lentamente, intensi, alle scene di dialogo si alterna la voce del narratore, Gifuni stesso. La drammaticità di quei racconti prorompe nella sala, violenza, noia, ma anche generosità e voglia di star bene, caratterizzano le giornate di Riccetto e dei suoi compagni, protagonisti del romanzo. Episodi di vita di allora ma anche di oggi, certo forse edulcorati o più difficili da scovare, per uno spettacolo dai contenuti che fanno riflettere, al di là della figura di Pasolini, su quale tutto e niente è già stato detto.

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Matilde Ferrero
Vent'anni e un corso di studi a Milano. Soffro di Londonite da quando ho passato tre mesi nella capitale britannica e poi ho dovuto lasciarla. Una volta ho incontrato Paul McCartney, ma non l’ho riconosciuto.