Lorenzo nei palasport. Un Jova in grande spolvero

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Io quasi quasi smetto di scriverne, prima che qualcuno inizi ad accusarmi di essere al soldo di Trident o Soleluna. Ma cosa posso farci se negli ultimi anni quest’uomo architetta gli spettacoli più belli tra quelli che nascono in Italia? Spettacoli, per dirla tutta, che sarebbero considerati di prim’ordine anche nel resto del mondo. Ed è sempre geniale nel sorprendere. Stavolta, per esempio, ci si aspettava un “aggiustamento” del tour estivo. Invece è uno show nuovo di zecca: il palco, la scaletta, gli arrangiamenti, le scenografie, gli abiti, i giochi di luce con effetti stranianti creati dai laser, i contributi visual. E un Lorenzo in grande spolvero regala due ore e mezzo di puro divertimento.

Sotto l’aspetto musicale, la differenza sostanziale col tour estivo è che quello era uno show basato quasi esclusivamente sulle hit, stavolta invece si concede il lusso di sperimentare, in certi casi proponendo arrangiamenti completamente diversi da quelli dei dischi o dei tour precedenti, tanto che alcune paiono quasi canzoni nuove.

«Il presupposto era evitare il confronto con gli stadi». Se quei concerti iniziavano con un vero e proprio mini-kolossal cinematografico, stavolta ha optato per un “non inizio”: arriva sul palco illuminato a giorno accompagnato dai suoi musicisti e salutano il pubblico, come si fa alla fine di un concerto. Poi tutto diventa buio e partono le note di E non hai visto ancora niente, brano-manifesto già dal titolo. Rovesciando i canoni dei concerti, che vogliono che la band venga presentata verso la fine, lui lo fa mentre canta il primo brano, aggiungendo pure Pinaxa, considerato non soltanto l’ingegnere di quel sound fotonico, ma un componente del gruppo a tutti gli effetti.

La prima parte è tutta in crescendo. Arrivano in successione Sabato, un lungo medley che inizia con Tensione evolutiva e si conclude con un accenno a Non m’annoio e una versione davvero potente de L’ombelico del mondo: a Leo Di Angilla col suo set di percussioni tutto nuovo e sempre più esagerato e alla batteria di Gareth Brown, si unisco suonando un tamburo l’ottimo Frank Santarnecchi e il giovane ma sempre più a suo agio nel ruolo di “aspirante supereroe” Danny Bronzini. La band ha raggiunto un livello siderale: Saturnino è quell’istrione che tutti conosciamo, Riccardo Onori è uno dei migliori chitarristi in circolazione e Christian “Nooche” Rigano è una forza della natura. Ormai perfettamente amalgamati col resto del gruppo i Fiati di Marco Tamburini.

Col quinto brano, Ragazza magica, inizia quella che lo stesso Lorenzo definisce “la zona lenta”, ben più di una manciata (nove brani in tutto) di canzoni d’amore o comunque lente. Una cosa che non aveva mai fatto fino ad oggi: spiccano una versione acustica di Soleluna (Lorenzo voce e chitarra solo sul palco) e un rifacimento molto particolare di Gente della notte.

Jov equil

Poi, con L’alba, si torna in atmosfera festaiola, ed è tutto un crescendo: È la scienza bellezza è accompagnata da una clip che è un chiaro omaggio al suo amico Valentino Rossi. Mi fido di te è pura magia, anche grazie a un effetto video che lo fa sembrare quasi un funambolo. Penso positivo, che chiude questa parte, credo che sia la più bella versione di sempre.

Durante i bis regala un fuori programma che manda in estasi le circa ottomila persone che stipavano il 105 Stadium di Rimini (praticamente impossibile camminare nel parterre): attacca una versione da balera di Romagna mia e tutti la cantano in coro. A un certo punto interrompe la musica, va a cercare tra il pubblico qualcuno cui affidare il microfono e fa cantare un verso a cappella a una ragazza del posto, Simonetta. Poi riparte “l’orchestrina” e vanno avanti ancora un paio di minuti divertendosi come pazzi. A un certo punto Lorenzo si mette a ballare il valzer con Saturnino: siparietto impagabile!

Gran finale con Ti porto via con me. Il Jova la propone indossando un mantello di straordinaria bellezza, un omaggio a uno dei suoi idoli, James Brown, che nei suoi adrenalinici show ne indossava uno simile.

Jov occhiale

Lorenzo è visibilmente soddisfatto, tutto è filato liscio. La sera precedente, quando aveva fatto la prova generale davanti ai giornalisti (le recensioni pubblicate sui quotidiani di oggi sono basate su quell’esibizione, che è stata decisamente inferiore rispetto alla prima vera e propria) c’erano ancora parecchie cose da sistemare, inoltre mancava la spinta che ti deriva dall’entusiasmo di un pubblico “vero”. In meno di ventiquattro ore hanno aggiustato quel che c’era da aggiustare (del resto è cosa nota che Lorenzo è affiancato da uno staff di prim’ordine) e lui, carico ed entusiasta come sempre, è riuscito ad elargire magia a piene mani.
Straordinariamente generoso nel concedersi, in varie fasi dello show va a salutare il pubblico, stringendo mani e facendosi toccare. A un certo punto, durante il medley che inizia con Musica, scompare dal palco, per ricomparire poco dopo nella zona mixer. Ci resta una decina di minuti, poi torna sul palco fendendo la calca del pubblico, che ovviamente fa di tutto per sfiorarlo, dargli un bacio, regalargli una carezza.

Jov frange

La giornata era iniziata con un po’ di tensione. Dopo i fatti di Parigi le misure di sicurezza sono state decisamente rinforzate e durante il pomeriggio è stato bonificato l’intero palasport, uffici compresi. Di sera c’è stato un grande spiegamento di persone tra servizio d’ordine rinforzato e forze di polizia, ma tutto è filato liscio. Il pubblico non ha creato alcun problema e appena è partita la musica quel po’ di tensione che si poteva avvertire si è dissolta ed è stata una bellissima festa. Del resto Lorenzo lo aveva detto e lo ha ripetuto dal palco, evitando però di fare sermoni. Il messaggio che lancia è semplice ma molto efficace, incentrato su una parola sola: coraggio. In questo momento ci vuole coraggio, e la cosa più sbagliata che potremmo fare è rinunciare a vivere.

«Per noi che suoniamo» dirà dietro le quinte «gli attentati di Parigi hanno creato un corto circuito pazzesco. Però non ho mai pensato di cancellare il tour, non mi sembrava la cosa giusta».

Prima di concludere, voglio dare un consiglio pratico: siccome il palco è una sorta di megaschermo led a terra dove vengono proiettati diversi effetti che dal parterre non si riescono a vedere, per godere a pieno dello show è meglio guardarlo dall’alto, quindi dalle gradinate. Comunque non preoccupatevi, perché lo stage si sviluppa su ben 350 metri quadrati e offre da ogni angolo una buona prospettiva.

La chiudo qui, anche se ci sarebbero molte altre cose da dire. Ma non credo sia giusto raccontare proprio tutto. In fin dei conti siamo soltanto all’inizio e il tour andrà avanti fino al 19 gennaio. No, non è un refuso, avete letto bene: per il momento l’ultima data annunciata è quella di Lugano (16 gennaio). Ma quasi certamente presto ne saranno annunciate altre due il 18 e il 19. Contenti?

Ed ora… piccolo spazio pubblicità. Per ricordarvi che da pochi giorni è uscito il mio libro Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi, che racconta il tour estivo. Ma soprattutto per avvertirvi che sotto la foto c’è una spoilerata pazzesca: c’è la set list completa della serata. Quindi se non volete leggerla fermatevi qui. Anche se a questo punto è necessaria una piccola ulteriore avvertenza: Lorenzo ha detto che per questo tour «potrebbero esserci lievi variazioni di serata in serata… Magari una sera ci va di togliere un pezzo e aggiungerne un altro… I palasport rispetto agli stadi regalano qualche libertà in più».

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Ecco la scaletta della serata di Rimini:
1) E non hai visto ancora niente
2) Sabato
3) Tensione evolutiva / Coraggio / Wanna be starting something
4) L’ombelico del mondo
5) Ragazza magica
6)Un raggio di sole
7) A te
8) Libera
9) Terra degli uomini
10) Gli immortali
11) Soleluna
12) Gente della notte
13) Dove ho visto te
14) L’alba
15) Una tribù che balla
16) Musica / Falla girare / Muoviti muoviti / Attaccami la spina / Tempo / Non m’annoio
17) È la scienza bellezza
18) L’estate addosso
19) Pieno di vita
20) Mi fido di te
21) Il più grande spettacolo dopo il big bang
22) Bella
23) Tutto acceso
24) Penso positivo
25) Ragazzo fortunato
26) Romagna mia
27) Ti porto via con me

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Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi".
  • Claudio Palmeri

    Un grande spettacolo