Happy hour, apericena, buffet, aperitivo, Navigli: Milano, quanto sei buona!

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Le prime cose che mi sono state dette quando ho comunicato agli amici la mia decisione di trasferirmi a Milano sono state (brainstorming): «Milano da bere», «happy hour», «Navigli», «apericena». Neanche uno che mi abbia detto «Duomo!», oppure «Che bella Brera!», o ancora «Avrei sempre desiderato vivere nella stessa città del Cenacolo».
Questa cosa mi ha fatto riflettere: o io ho la fama dell’alcolizzata (cosa abbastanza impossibile. Anche se ammetto che con lo spritz farei pure colazione), oppure mi sto circondando di persone sbagliate.
FB_20151122_16_50_23_Saved_PictureComunque, visto che quando ci si trasferisce in una città, la cosa più bella è proprio immergervisi e viverla appieno, ovviamente anch’io ho sperimentato tutte queste cose. Ripetutamente (per amore del mio blog ovviamente).
E sono arrivata a una conclusione: gli happy hour sono una delle invenzioni più belle della storia dell’umanità! Ho anche trovato il mio posto preferito sui Navigli: un locale che si chiama Manhattan e che dalle 18 alle 22 serve l’aperitivo a 10 euro con un ricchissimo (e buonissimo) buffet che spazia dai primi al dolce. Una vera delizia per il palato. Soprattutto per una povera 21enne studentessa fuori sede – aspirante (non riuscente) giornalista, le cui capacità massime in cucina consistono nello scongelare il Tris primavera di verdure della Bonduelle.
Comunque, una delle cose più divertenti in queste situazioni è osservare la fauna umana che si sviluppa intorno a te. Sì, perché i tipi da buffet sono categorie ben precise e, quasi sempre, sono un vero spasso.
Schermata 2015-11-22 alle 16.59.03Ci sono quelli dell’Io a cena preferisco restare leggero. Certo, dopo che a casa si eran scafati un etto e mezzo di pasta alla Norma.
E poi ci sono loro, i miei preferiti: quelli che mangiano come se non ci fosse un domani. Se sei fortunato, a volte li vedrai anche infilare con la maestria del ladro navigato il panino nella borsa, oppure incartare con cura in un fazzoletto una manciata di olive ascolane. Ma l’apice di questa categoria credo di averlo visto un paio di sere fa, paradossalmente nel corso di una serata contro la violenza sulle donne. Certo non contro la violenza sulle fette di prosciutto, azzannate con voracità, né contro chi osasse frapporsi tra questi inappetenti e la piadina. Alla fine ho contato 8 morti. Io mi sono valorosamente arresa dopo un quadratino di focaccia.
Certo, immagino già i commenti dei miei amici che leggono questo pezzo: «Da che pulpito!». E in effetti io sono probabilmente la persona meno indicata a fare la predica sul cibo. Giusto la settimana scorsa sono andata in un locale sui Navigli assieme alla mia coinquilina Tatiana, anche lei una che se si parla di mangiare non si tira mai indietro: c’ero stata il sabato sera precedente, e il cameriere ci ha riconosciute. Sabato sera – Navigli – uno dei locali più frequentati. Insomma, diciamo che, quando si tratta di inglobare cibo, mi difendo discretamente. Anche se lo faccio sempre con discrezione. Ma che ci volete fare? Saper cucinare è un’arte. E io cerco di acquisirla per osmosi. Mangiando.

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Laura Berlinghieri
Nata a Venezia, ma vivo a Milano. Classe '93. Diploma al liceo scientifico-linguistico, ultimo anno di Giurisprudenza all'Università di Padova e un Erasmus in Spagna. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Musicista per diletto e aspirante giornalista. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, Radio Base di Mestre, Young.it e NonSoloCinema.com. Giornalista pubblicista, da cinque anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia.