Rock the Kasbah. Comico o denuncia?

A proposito di Levinson, di Murray e della commedia americana

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C’è il rock e c’è un luogo di guerra, l’Afghanistan, ma non pensate che Barry Levinson abbia sfornato qualcosa di simile a Good Morning, Vietnam!. Con questo Rock the Kasbah siamo di fronte a un film di intrattenimento, giocato su ruoli standard del cinema americano, vedi il manager fallito in cerca di rivalsa e la prostituta dal cuore d’oro. Si può arrivare a dire che, nonostante il film sia studiato per concentrare l’attenzione su un aspetto e una chiave di lettura, risulta essere interessante e piacevole per tutt’altro. Spieghiamoci meglio: Rock the Kasbah vorrebbe parlare della difficoltà di emancipazione femminile nel mondo islamico, vorrebbe inneggare alla musica come strumento salvifico per un’umanità più tollerante ma, purtroppo, questi aspetti risultano sviluppati con una superficialità quasi arrogante che si inchina alla comicità del film. Soprattutto se pensiamo che nasce da un fatto reale di cronaca (nel 2013 la 17enne Latifa Azizi prende parte al programma e vince il primo premio, mettendo a repentaglio la sua libertà e la sua vita, insieme a quella dei familiari e dei sostenitori).
I giudizi cambiano se prendiamo il film per quello che è: la storia di Richie Lanz, manager musicale fallito, che si aggrappa alla sua ultima cliente, Ronnie, organizzandogli un improbabile tour per le forze armate americane in Afghanistan. Ronnie scappa non appena mette piede a Kabul e Lanz bloccato in un paese ostile senza soldi e senza documenti, finisce in un tritatutto che lo porta a imbattersi casualmente in Salima, una ragazza Afgana dalla voce straordinaria. Decide di farla partecipare allo show televisivo Afghan Star, sfidando suo padre e soprattutto l’intera cultura di un paese.
Il punto forte di Rock the Kasbah sta quindi nella forza con cui Richie Lanz non demorde e affronta le sue disavventure, sconfiggendo la rassegnazione malinconica del mondo dello spettacolo, rivelando così valori tipici dell’etica americana: credere in sé stessi, nelle proprie capacità, la convinzione di poter arrivare al successo contro tutto e tutti. Lanz si aggrappa in maniera disperata alla sua ultima opportunità, giocandosi egli stesso la vita, con un orgoglio e una convinzione tutta stelle e strisce, che risulta essere la vera marcia in più del film.
Facendo un rapido accenno agli attori troviamo un Bill Murray in linea con i suoi personaggi e sempre catalizzatore del film, Kate Hudson fa il suo nel ruolo della prostituta saggia, Bruce Willis un mercenario che poco differisce dal duro della pubblicità della Vodafone, e infine Leem Lubany nel ruolo di Salima, incantevole sul palco quando canta Wild Word di Cat Stevens. Rock the Kasbah è quindi una commedia profondamente godibile se non si è infastiditi dal fatto che il tema della tolleranza venga ancora una volta sacrificato più che altro per dare risalto ai valori americani dell’individuo e del suo sogno.

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Simone De Vita
Nasce nel lodigiano nel 1986, ottiene una laurea Magistrale in Lettere Moderne, scienze della letteratura, teatro e cinema. Scrive racconti, poesie, canzoni, e cerca di farlo con uno stile proprio... Perché come disse lo zio Buk , "Lo stile è una risposta a tutto."