Cresce il visual, ma la musica resta sul piedistallo: adesso Cremonini merita gli stadi

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Cesare Cremonini

Ad un anno di distanza dal “Logico Tour” immortalato in un cofanetto dedicato, Cesare Cremonini torna sul palco e punta in grande. Alcune cose restano inalterate, altre cambiano radicalmente. Il succo del concerto sta nella scelta della scaletta: ventuno canzoni, di cui venti singoli e mezzo. L’idea, riuscita, è quella di mettere in piedi un live talmente intenso da creare una festa che non dà tregua dalla prima all’ultima nota. Il palco si allunga di una ventina di metri. Cremonini balla su schermi calpestabili che disegnano scenografie che mantengono la logica nel concept. Ed è proprio dalla botola presente nell’ultimo terzo di palco che il bolognese fuoriesce per intonare Lost in the Weekend, l’ultimo singolo a metà tra il mainstream e il vintage. Sul filo, come è sempre stato sul filo Cesare che è sì mainstream, ma con un pop di qualità. Mai banale, sempre di contenuto. Come per esempio ha un contenuto Il Comico che si aggrappa alle note finali di Lost in the Weekend e parte immediatamente. Giusto per lanciare al pubblico un messaggio forte e chiaro: le pause sono poche. Tra i momenti invariati la consecutio temporum Dicono Di Me-PadreMadre. Tra le novità il ritorno de Le Tue Parole fanno male, ricantata sulla falsa riga del primo disco live 1+8+24. La conferma è Non ti amo più, unico pezzo mai uscito come singolo di tutta la scaletta. Non per demeriti, quanto per l’esagerata quantità di hit presenti ne La Teoria dei Colori.

Spicca una Buon Viaggio tirata a lucido con un assolo di tromba finale che la migliora addirittura rispetto alla versione in studio.

Tra il classico momento piano-voce e la quaterna meravigliosa Mondo/Logico#1/Io e Anna/GreyGoose emerge come Cremonini abbia voluto sfruttare la tecnologia senza esagerare. Il colpo d’occhio non manca. Ma è la musica a restare al centro e a sovrastare anche quei felici artifizi scenografici che diventano un semplice plus al concerto. C’è tutto in questo quartetto di pezzi. L’esplosività di Mondo che risveglia quella belva musicale che é Logico. E poi le lacrime di Io e Anna che non fanno in tempo ad essere raccolte per la sublime potenza che sa riservare GreyGoose a ritmo di Angelina.

Alla fine di questa scarica d’energia la band si riunisce nell’ultima porzione di palco e mette su il Jazz Club che contiene una velocizzata Gli uomini e le donne sono uguali e Una Come Te, inframmezzata da un siparietto con Ballo e con il pubblico femminile, reo “secondo una statistica di Spotify di essere diminuito. Ci son rimasto male”, dice sorridendo Cremonini che poi rispolvera la beatlesiana Maggese e si tuffa nel finale con la strabordante 50 special. Il binomio Marmellata #25-Le sei e ventisei chiude il concerto prima del consueto bis firmato Un Giorno Migliore.

Lo show è di primo livello. Bello da vedere, ma soprattutto da sentire. La musica resta sul piedistallo, si gonfia il petto e accompagna Cesare Cremonini in un processo di evoluzione live sempre più netto. Alla fine del tour è prevista la pausa che dovrà portare il bolognese a scrivere un disco top della sua carriera. Uno di quelli che deve fare esplodere i cuori. Deve far esplodere gli stadi. Perché adesso, caro Cesare Cremonini, è questo il passo successivo.

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Marco Fornaro
Ho 18 anni e ospiti della mia play-list sono perlopiù Bob Dylan, De Gregori, i Pink Floyd e tanti altri artisti che mi convincono di essere nato nell'anno sbagliato. Amante di (quasi) tutti i generi possibili, scrivo anche di sport. In due libri a trenta mani ho pubblicato Che Storia la Bari e La Bari siete voi, giusto per render chiara la passione per il biancorosso. Sogni nel cassetto: viver di romanzi e stappare una bottiglia di GreyGoose sui colli bolognesi con Cesare Cremonini.