Minchia Signor Tenente. Di mafia si ride. Fino alle lacrime.

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Fino al 13 dicembre va in scena al Teatro Martinitt (in via Pitteri a Milano) la nuova edizione della tragicommedia Minchia Signor Tenente scritta (a 23 anni) da Antonio Grosso e ispirata alla celebre canzone di Giorgio Faletti che partendo da uno spunto comico arriva alla Strage di Capaci. È un testo “impegnato” nella lotta contro la mafia che regala però quasi due ore di esilarante comicità, interrotti solo saltuariamente da oscure presenze – nel buio della sala si odono agghiaccianti frammenti di intercettazioni telefoniche tra i boss- che preannunciano l’incombente tragedia. La vicenda è ambientata nella Sicilia del 1992, nelle stanze di una Stazione dei Carabinieri dove un maresciallo finto burbero e poi un tenente di ferro cercano di tenere in riga un gruppo di riottosi sottoposti. La principale preoccupazione degli scanzonati protagonisti sembra essere quella di ascoltare uno smemoratissimo pensionato che ogni giorno arriva in caserma per denunciare furti assurdi. Di tutto quello che accade intorno a loro sembrano non accorgersi: nemmeno la segnalazione che in paese si è rifugiato un pericoloso latitante mafioso sembra scuoterli. Fino al sacrificio finale: “eroi per caso” due carabineri soccombono nella strage sull’autostrada siciliana che costò la vita a Falcone, alla moglie e agli uomini della scorta…
Diretta da Nicola Pistoia, Minchia Signor Tenente vede tra i protagonisti lo stesso autore Antonio Grosso con Gaspare Di Stefano, Alessandro Falanga, Francesco Nannarelli, Antonello Pascale, Francesco Stella, Ariele Vincenti e Natale Russo. Al debutto, giovedì 26 novembre, in sala c’erano anche i grandi protagonisti della lotta alle mafie: Salvatore Borsellino, fratello del celebre magistrato assassinato nel 1992 e fondatore del movimento Agende Rosse, Roberto Notabartolo, presidente dell’associazione civile Giorgio Ambrosoli e Lucilla Andreucci, coordinatrice dell’associazione Libera a Milano.

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Walter De Pace
Sono nato a Milano. Negli anni 80, laureato in filosofia, ho iniziato come copywriter all’Ufficio Pubblicità  di Rizzoli Libri.  Negli anni 90 ho collaborato con l’Europeo  - novità tecnologiche - e successivamente con Brava Casa, Anna, Milleidee e Max. All’inizio del nuovo secolo, addetto stampa alla start up che ha creato RCS WEB, ho continuato  a scrivere su Max,  con contributi al mitico spin off tecnologico Max 2.0 ora da collezionisti. Collaborazione proseguita in Gazzetta dello Sport.it.  Dal 2009 al 2012 ho scritto anche sul  mensile filosofico scientifico KOS. Il mio avatar l’ha  scelto mia figlia Irene, con la quale condivido l’idolatria per Bob Dylan, ma che non sopporta la mia passione per le opere di Mozart.