A head full of dreams. I Coldplay cambiano tutto, ma sono sempre più bravi

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A head full of dreams
di Coldplay
Parlophon
Voto: 8

Sono due le correnti di pensiero che stanno accompagnando la settima fatica in studio dei Coldplay. La prima osserva e ascolta il nuovo A head full of dreams nella sua totalità, dalla prima all’ultima canzone, basandosi sul risultato che ne consegue e da cui possono derivare legittime recensioni positive o negative. La seconda corrente di pensiero boccia senza riserve il neonato disco, reo di essere ancora troppo lontano dal sound di Parachutes. Come se cambiare fosse una colpa. Non lo è per l’uomo in quanto tale, figuriamoci per un artista che ha necessità di stimolarsi con avventure nuove e che, anzi, ha anche il coraggio di tentare il successo con strade diversificate e non sempre con la stessa facile pappardella. I Coldplay amano rimettersi in discussione e dopo l’intimista Ghost Stories si rituffano nel mondo della musica con una reazione allergica al disco precedente. A Head Full of Dreams è un alveare che si riempie di miele. Ha un concept unico sui testi (il sogno) amplificato in undici sezioni parallele che musicalmente non si incontreranno mai, ma che da sole rappresentano universi talmente variopinti da costituire un album di primissimo livello. C’è la ballad romantica, c’è l’incrocio di voci con Beyoncé, c’è un tappeto elettronico vintage. C’è il cambiamento. Rispetto al quale molti storcono il naso, sebbene non sia altro che sinonimo di maturità e crescita. In mezzo a tutti questi generi classificabili i Coldplay riescono a cambiare pur mantenendo una cifra stilistica che li lasci allo stesso tempo riconoscibili alla prima nota e imprevedibili nell’evolversi dei loro pezzi.

Se Adventure of a lifetime rappresentava un buon primo step (con leggeri riferimenti ai Daft Punk), i fratelli che condividono con lui il disco si presentano con altri abiti altrettanto stilosi. Come la title-track, che si gonfia il petto con il passare dei secondi, richiama la dance anni ’80 e chiude accompagnata da apprezzabili cori. Evocativa del passato duetto con Rihanna, Hymn for the weekend è accompagnata dalla voce di Beyoncé, attrice non protagonista del disco. La pop-star numero uno al mondo entra in punta di piedi nel pezzo ed è una sottile comparsa che nell’intreccio di voci con Martin genera un annunciato successo radiofonico. Funziona, eccome se funziona, il duetto con Tove Lo che porta a Fun, uno dei pochi brani in cui si riconosce la scia passata della band britannica.

Tra le vette del disco una Up & up di quasi sette minuti che come un fiore in primavera si apre piano piano sino ad esplodere in un insieme di sonorità talmente devastante da poter ribaltare il concetto dei tre minuti radiofonici (come fece con le debite proporzioni il cantautore numero uno della storia, Bob Dylan, con Like a rolling stone) ed imporsi con la facilità che è sempre riuscita ai Coldplay, assistiti in quest’occasione da un cast megagalattico: Brian Eno, ancora Beyoncé e Noel Gallagher.

Le altre? Everglow e Amazing Day sono le uniche due (apprezzabili) ballad romantiche, che di tanto in tanto sbucano per alleggerire la potenza del disco e concederle un’intimità ripresa dal disco precedente. La cassa di Birds suona forte, pur non eccellendo in un mare così ampio, mentre spicca tra le sorprese una Army of one che ha un impianto sonoro a tratti inedito per i Coldplay, ma assolutamente funzionale.

Se fuoriuscirà un capolavoro degno delle varie Yellow, Trouble, Viva La Vida & Co. lo dirà il tempo, unico giudice veritiero dell’arte. Oggi parliamo di un disco forte, ben costruito e che è una risorsa preziosa in un mondo pop che vede i Coldplay al vertice della sua piramide. E chissenefrega se si tratta dell’opposto di un altro capolavoro come Parachutes. Le reazioni scientifiche non sono roba della musica. Noi A Head Full of Dreams lo promuoviamo. A pieni voti.

 

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Marco Fornaro
Ho 18 anni e ospiti della mia play-list sono perlopiù Bob Dylan, De Gregori, i Pink Floyd e tanti altri artisti che mi convincono di essere nato nell'anno sbagliato. Amante di (quasi) tutti i generi possibili, scrivo anche di sport. In due libri a trenta mani ho pubblicato Che Storia la Bari e La Bari siete voi, giusto per render chiara la passione per il biancorosso. Sogni nel cassetto: viver di romanzi e stappare una bottiglia di GreyGoose sui colli bolognesi con Cesare Cremonini.