Mon roi. Fino a che punto?

Un uomo egoista e una donna che sopporta. Qual è il limite?

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Mon roi
di Maïwenn
con Emmanuelle Bercot, Vincent Cassel, Louis Garrel
Voto 8

Maïwenn l’ha definito un film per tutti gli amanti incompresi. Si prevede dunque un pubblico oceanico: chi non lo è stato almeno una volta nella vita? Tony si trova in un centro di riabilitazione per un brutto incidente sugli sci che le ha compromesso i legamenti crociati di un ginocchio. La psicoterapeuta dello staff medico le fa notare quanto le lesioni al ginocchio, in linea generale, siano sintomi di una situazione che non si riesce più a sostenere. Ecco che Tony – Emmanuelle Bercot, Palma d’oro a Cannes per questa interpretazione – ripensa alla sua relazione con Georgio, un diabolico Vincent Cassel. Lo spettatore la segue in una serie di flashback dagli inizi travolgenti e felici del loro amore fino a una lenta e inesorabile discesa agli inferi. E il flashback è perfetto, crea distanza e possibilità di recupero. Il titolo non lascia dubbi: Georgio è per Tony le roi, uno spavaldo concentrato di narcisismo, un uomo che non vede altro che se stesso e che quindi non sa stare nella relazione. Anche lo spettatore è trascinato in questa inevitabile discesa agli inferi, tutti/e possono trovare frammenti di relazioni vissute. E può essere doloroso… Qualcuno ha detto che l’amore è l’incontro tra due nevrosi. Meïwenn costruisce due ruoli prefetti, indaga sapientemente nei meccanismi della relazione lasciando lo spettatore sconcertato a interrogarsi sulla forza spesso distruttiva dell’amore. Si fa il tifo per Tony, per la sua riscossa, sostenuta anche dal fratello Solal, uno splendido Louis Garrel. Abbandoni, tradimenti, menzogne, persino, a insaputa di lei, una bancarotta con pignoramento di tutti i mobili di casa. La nascita di un figlio, tanto voluto da entrambi nei bei tempi felici, complica ancora di più lo scenario. Lui, marito e padre senza responsabilità, nel suo delirio narcisistico e distruttivo, ogni volta che lei se ne va, torna a riprendersela. E ci riesce, lasciando lo spettatore attonito a farsi domande. Fino a che punto si può arrivare per amore? Quanto dolore si deve accumulare per accorgersi che si rasenta la follia? Quale il confine? Beh, questo film accende il dibattito – sì, il dibattito sì! – e non è cosa da poco. A voi scoprire come va a finire, con un’ultima scena di rara bellezza, che lascia sorpresi e sospesi.

YouTube / QMI interactive – via Iframely

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Mariatilde Zilio
Nata a Bergamo, laureata in Filosofia, giornalista. Vive a Milano dove lavora (ad Amica, Rcs). Su Spettakolo.it non troverete mai un suo pezzo su Woody Allen: è di parte perché lo adora, anche nelle sue cose peggiori.