Bruxelles balla con Jova. Contro la paura

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Foto di Daniele Solavaggione

Che qualcosa sia cambiato dopo gli attentati di Parigi te ne accorgi già all’imbarco del volo in Italia. E quando esci dall’aeroporto di Bruxelles ti accolgono facce un po’ più tese del solito e i controlli sono stringenti. Ma la capitale belga dopo il grande shock di metà novembre piano piano sta ricominciando a vivere. La bellissima Grand-Place è di nuovo piena di turisti ed è molto affollato anche il tradizionale mercatino di Natale. Certo, i segnali che quello che è successo avrà un effetto duraturo sono evidenti: dappertutto ci sono gendarmi e militari armati fino ai denti. Per entrare negli hotel bisogna suonare il campanello, in alcuni sono stati installati i metal detector. Eppure c’è vita attorno, e non è raro sentire scoppi di risa.

A rendere più vivace l’atmosfera in questi giorni hanno contribuito anche alcune centinaia di italiani arrivati fin qui per un motivo speciale: assistere al concerto del loro idolo, Lorenzo Jovanotti, che si è esibito al Forest National, la venue più importante di Bruxelles (nelle ultime settimane ci hanno suonato Bob Dylan, Dave Matthews Band, Garbage e Simple Minds). Bello vederli schierati sotto il palco, ognuno con la sua storia. Ruggiero ha voluto esserci, anche se per lui, che ha lasciato le gambe sotto un treno vent’anni fa, arrivare fin qui da Messina è stata un’impresa. Sempre dalla Sicilia è arrivata Selene, 4 anni (ovviamente con mamma e papà), scatenatissima nel suo passeggino. Giusy proviene da Brescia, Simona da Milano, Giada dalla Sardegna (ed è col fidanzato spagnolo), Samuela da Macerata, Patrizia da Pisa. Quasi ogni regione è rappresentata. Ma c’è pure Rita, figlia di emigrati, cresciuta in Belgio, che ha voluto esserci con la famiglia al completo.

Tutti lì, italiani, figli di italiani, belgi e persino alcuni francesi che non sanno l’italiano ma sono incuriositi da questo italiano lungo lungo, mescolati insieme per rendere “piena di vita” questa serata. Per Jova né questo né altri concerti del suo tour sono mai stati in discussione. Lo ha detto e ripetuto: «A meno che non mi venga chiesto esplicitamente dall’autorità, non cancellerò nessuna data. Perché sarebbe come ammettere che ha vinto chi vuole terrorizzarci e modificare in modo radicale il nostro stile di vita».

Lui il suo contributo lo dà sprigionando ogni sera tutta l’energia che ha dentro e mandando a casa felici migliaia di persone. Il concerto già ve lo abbiamo raccontato nei dettagli (clicca qui per leggere). In sintesi un Jova in grande spolvero regala due ore e mezzo di puro godimento. Anche stavolta li ha fatti ballare e divertire alla grande, e il pubblico ha mostrato di gradire, reagendo con ola scatenate e cori entusiasti, incluso quel «po popo popopopo» sulle note di Seven nation army dei White Stripes diventato sinonimo di italianità dopo il trionfo ai mondiali di calcio in Germania, qui usato per richiedere con forza i bis.

Dopo avere scaldato la platea con l’ormai usuale partenza al fulmicotone (E non hai visto ancora niente, Sabato, il medley Tensione evolutiva / Coraggio / Wanna be starting something con omaggio a Michael Jackson e L’ombelico del mondo), fa il primo intervento parlato. In un mix di francese molto maccheronico («Non parlo francese, per impararlo avrei bisogno di rimanere sul posto almeno tre giorni, ma sono arrivato ieri», si giustifica con tono scherzoso) e italiano («Tanto stasera la lingua ufficiale è questa»), dice: «Negli ultimi giorni vi abbiamo pensato molto. Vi siamo vicini. Grazie per essere venuti a celebrare la vita in una città multiculturale. Capisco anche chi ha preferito rimanere a casa, ma vi prego di non perdere la vostra caratteristica di multiculturalità e di lottare tutti insieme per difenderla».

Poi canta Ragazza magica, iniziando così la serie delle “canzoni d’amore”. Durante Un raggio di sole si immerge per la prima volta tra la folla. Cosa che ripeterà più tardi con l’ormai noto (ma sempre sorprendente) Dj set fatto direttamente nell’area mixer. Il pubblico è letteralmente in delirio. Lui gioca, salta, trasmette gioia. L’ultima parte del concerto è puro dinamismo. Il più grande spettacolo dopo il Big Bang, Bella, Tutto accesso, Penso positivo. La gente salta sulle sedie, tutto il Forest National è un coro sesquipedale. E lui vorrebbe abbracciarli uno per uno: «Che bella serata, siete fantastici! Je suis content (sic!), très content! Anche quatre… Si può dire à la défense de la joie? Bonne chance!».

Una delle immagini che meglio sintetizzano la serata è durante il primo bis, Ragazzo fortunato, quando un gruppo di super fan arrivate dall’Italia che si fanno chiamare Le GatteMatte di Jova tirano fuori i cartelli che hanno preparato: c’è un cuore che sul lato sinistro ha la bandiera francese, e su quello destro il tricolore italiano. Lorenzo si avvicina, le saluta, poi prende un altro cartello realizzato da una bambina. Lo mostra al pubblico: c’è un tipico disegno infantile caratterizzato da un bel sole e la scritta “Viva Jovanotti. Eva”.

Poi partono le note potenti di Ti porto via con me. Ed è come se davvero questo ragazzone lungo lungo ci portasse via con sé in un mondo bellissimo, dominato dai colori e dalla gioia.IMG_7420

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Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi".