Sharg Uldusù 4tet, Continental Drift

Un trip musicale che va dal Maghreb all'Azerbadjan attraverso il denominatore comune della musica turca, il tutto mediato da un approccio jazz e world davvero affascinante. Fate anche voi la conoscenza con questa sorprendente band italiana.

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DUNE

di Sharg Uldusù 4tet

(Abeat Records)

Voto: 7 e 1/2

La prima sensazione che si prova, una volta terminato l’ascolto di “Dune” dello Sharg Uldusù 4tet, quartetto italiano autore di questo curioso mélange di stili e culture musicali, è quella di avere compiuto un viaggio partito dalle coste meridionali del Mar Mediterraneo e inoltratosi fin oltre i confini dell’Europa, in Asia. E’ un “trip” che passa attraverso i suk e le casbah delle città costiere del nord Africa, si fa un’escursione nei paesi balcanici dove la musica turca, di pari passo con l’Impero Ottomano con cui era giunta, ha lasciato influenze forti e inestinguibili, e va oltre, per deserti, oasi, se dell’anima o reali, beh: questo starà all’ascoltatore, valutarlo. E di tutti questi luoghi, sembra quasi di rammentare le percezioni, gli odori, quasi dei ricordi. Potere della musica, insomma.

Sharg_Uldusu_CopertinaI brani scorrono piacevolmente, trasportando l’ascoltatore di pezzo in pezzo, di scena in scena, di panorama in panorama. L’intrecciarsi di strumenti tradizionali occidentali quali clarinetto, fisarmonica, armoniche a bocca e batteria con strumenti esotici quali l’oud (liuto iraniano a 11 corde), il balaban (piffero azero a doppia ancia) o il furulya (flauto ‘a becco’ ungherese) o lo zorn (oboe turco) o lo hang (percussione di metallo tipicamente svizzera con il quale viene eseguito tutto un brano…), crea una sensazione di estraneità, considerata la facilità con la quale gli strumenti legano tra loro e rielaborano, dopo averli metabolizzati, i patrimoni cultural-musicali dai quali provengono.

Strumenti Sharg Uldusù 4tetBisogna dire che il quartetto (tutti musicisti di provata esperienza, capacità e competenza: Ermanno Librasi, clarinetto basso e di metallo, balaban, furulya e zorn; Elias Nardi, oud; Max De Aloe, armonica cromatica, bassa e fisarmonica; Francesco D’Auria, batteria, percussioni e hang) ha effettuato un lavoro mirabile per sintesi e contaminazione musicale, aggiungendo un tocco jazz per niente invadente tanto nei brani originali autografi che nei brani tradizionali -musica turca, manco a farlo apposta- e rendendo il tutto fruibile a più livelli. Un lavoro intelligente di conoscenza e dialogo interculturale, ciò che spesso viene a mancare in ambiti non musicali. Lavoro certo di non facile fruibilità, vista anche una certa, recente impermeabilità -se non addirittura refrattarietà– dell’italica audience a tutto ciò che è arabo o comunque mediorientaleggiante. Ma la musica non è solo Hit. Ci vogliono anche dischi come questo, eh, sì.

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Fulvio Bacci
Fulvio Bacci è nato, vive e lavora a Milano. È appassionato di storia, in particolare medioevo, e musica, cinema, lettura, basket, rugby, Irlanda e Scozia. Canta nella rock band milanese Minshara. Non è sposato e non ha figli. Si diletta di scrittura ma proprio perché non ha niente di meglio da fare. Fumatore accanito. Non ha soprannomi tranne "Ginocchio". Ha amici molto spiritosi.