Perfect Day. A proposito di queste guerre…

Operatori umanitari in un giorno della guerra di Jugoslavia

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Perfect Day
di Fernando León de Aranoa
con Olga Kurylenko, Benicio Del Toro, Tim Robbins, Melanie Thierry, Fedja štukan
Voto 6/7

Quanto è difficile recuperare il cadavere dal pozzo. Il morto era enorme, è gonfio, la corda è vecchia, il lavoro ingrato, la corda si spezza e gli operatori umanitari guidati da Benicio Del Toro iniziano la loro peregrinazione in questa fetta di Balcani durante la guerra di Jugoslavia tra truppe delle Nazioni Unite, le pattuglie delle parti in temporanea tregua, i contadini in paziente attesa della fine e gli atteggiamenti ostili di civili pericolosi (se cè un cadavere in un pozzo c’è un motivo e loro non devono immischiarsi). Quello che sembra il dispositivo di partenza del film è in realtà il film: la ricerca della corda per recuperare il cadavere che può infettare l’acqua del pozzo è la ricerca della pace impossibile, della trattativa, della burocrazia, della ferocia e dell’orrore che è in attesa di ripartire dietro l’angolo. Per esempio: se c’è una mucca a terra nel mezzo della strada, è minata? E si passa a destra, a sinistra o sopra? Il delirio radicale della guerra è la cartina di tornasole dei caratteri (deliranti) degli operatori: un po’ santi, un po’ hippie, un po’ sradicati, un po’ innamorati, e sempre disperatamente frustrati nel tentativo (utile, inutile, infinito) di portare sollievo nelle guerre altrui. Metafora? Riportare un pallone a un bambino che cresce troppo in fretta per giocarci.

YouTube / Teodora Film – via Iframely

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori