Marco Mancini e il suo libro “26 maggio – La mia vita tra le poesie di Luciano Ligabue”

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Tra il pubblico più bello del mondo c’è di tutto.

Marco Mancini è uno speciale, tra i tanti fan che ho avuto modo di conoscere.

untitled3Ho letto il suo libro tempo fa, mi piacque molto.

Per questo far conoscere la sua storia, una storia che si intreccia con la sua e la di tutti passione per Luciano mi piace. Perché poi non c’è solo quella, perché poi scrive bene, perché poi è bello vedere che Luciano riesce a tirare fuori così tanto, da chi lo ascolta: c’è chi scrive, chi dipinge, chi crea… ecco, Marco scrive.

Marco: mi racconti chi sei?

Sono quello che attraverso la scrittura, e qualsiasi forma di espressione, ha trovato il modo di non dover più seppellire nulla. Di non doversi vergognare più dei sentimenti, quelli belli e meno belli. Non ho mai osato definirmi scrittore, o blogger, o opinionista, o altro: “posto” sensazioni sparse su di un social network chiamato Facebook. Ah, e sogno: sono un sognatore inguaribile.

Credo che scrivere un libro come questo ti annoveri a pieno titolo tra i fan di Luciano: che tipo di fan sei? Qual è la tua storia di fan? Come è nato il tuo progetto? L’idea, lo spunto… da dove è venuto? 

untitledNon so se fan sia la parola giusta: non so se esista un termine di tempo minimo per definirsi a pieno titolo fan di Luciano. Se fan vuol dire “quello che ha trovato nelle poesie di Luciano Ligabue almeno un pezzo della sua vita ed è riuscito a superare un momento pessimo facendo affidamento a quei testi, percependo quella forza e facendola propria” allora credo di essere un vero fan. La mia passione per la musica di Luciano nasceva circa sei anni fa quando, all’improvviso, mi sono ritrovato a leggere il testo di “I duri hanno due cuori” non sapendo neppure chi l’avesse scritta, chi l’avesse cantata ed eseguita: era un periodo pessimo della mia vita e credo che chi si trovi a darti forza in quei periodi, meriti di rimanerci per sempre: un po’ come i migliori amici. Luciano è stato, per me, così: un amico che non conoscevo ma che iniziava ad essere già presente nei miei momenti. Il progetto di questo libro, questa raccolta di racconti, nasce dall’esigenza di dare un senso a quei testi: ogni testo, ogni poesia, racconta un pezzo di me. Chi conosce Luciano, può conoscere me. Chi ama la poesia di Luciano, è già parte della mia vita.

Quando è partito? una cosa come questa non nasce dall’oggi al domani… avevi già in mente come avrebbe dovuto essere? è partito in un modo ed è finito in altro, o è finito così come doveva essere? O entrambi e nessuna delle due cose?  

Doveva essere un romanzo all’inizio ma, si sa, mentre si scrive nascono le idee e bisogna dare fiato a tutto così ho rimandato questo genere alla prossima “fatica”: ho preso spunto da “Il rumore dei baci a vuoto” e ho capito che strutturarlo in racconti sarebbe stato più semplice per me che dovevo avvicinarmi a questa nuova impresa e più comprensibile per chi doveva leggerla. Doveva parlare di me e Luciano, della mia vita e della sua importanza in questa vita: poi un evento ha sconvolto tutto ed in corso d’opera c’è stata un’altra vita, una terza storia, che si è dovuta intrecciare. E che forse, alla fine di tutto, è diventata la storia principale di questo intreccio.

Il libro è uscito. Raccontami la tua sensazione di quel giorno.. che cosa hai fatto? Come hai festeggiato? (se lo hai fatto… J ) come è nata la decisione di andare per la via del selfpublishing? 

Il libro è stato pubblicato il primo febbraio in formato ebook su tutti gli store online. Non ho ancora avuto modo di stampare il cartaceo: comporta dei costi, costi che al momento non potevo permettermi, ed essendo il libro stato distribuito in modo gratuito non sapevo come coprire eventuali anticipi. Le case editrici non scommettono quasi mai sul primo arrivato e quindi ho dovuto fare diversamente: fino a quando una giovane casa editrice, la Giacovelli Editore, ha deciso di scommetterci sopra e “Ventisei Maggio, la mia vita tra le poesie di Luciano Ligabue” è diventato anche cartaceo. Dal tredici dicembre è iniziata la distribuzione nelle librerie della zona e online. E’ stata una bella sensazione, nuova: ho raggiunto uno dei miei obiettivi, ho realizzato un sogno (ricordi? Sono sognatore…). Dare vita e forma ai miei pensieri, alle mie storie troppo spesso scritte e rimaste salvate in quale cartella dispersa nel mio pc o su qualche pagina di diari che neppure ritrovo più.

Che cosa è cambiato, se è cambiato, nella tua vita? C’è qualcosa che non rifaresti? e se sì, che cosa, e perché? Qual è stata la cosa che più ti ha segnato, nel bene, E quale, nel male? 

Nella mia vita è cambiato tutto: ma mi sento di essere quello di sempre, parecchio più maturo, cresciuto, forte. Mi sento più libero, perché esprimermi mi rende libero. Questa esperienza mi ha fatto crescere. Rifarei tutto, forse mettendoci un po’ più di sano egoismo – che non guasta mai – e mi pento di una sola cosa: aver scoperto Luciano solo sei anni fa. Quello che mi ha segnato più di ogni altra cosa è stato l’evento che ha modificato il mio modo di vedere la vita: la prematura ed improvvisa scomparsa di una donna, la mia professoressa di liceo di Storia e Filosofia, alla quale io devo gran parte della mia adolescenza. Lei mi ha insegnato l’importanza della conoscenza: lei mi ha spianato la strada per rendermi Marco. Libero di essere ed esistere.

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Hai fatto molte amicizie? i fan ti conoscono? Se sì Questo è credo una bella sensazione. O no? Parlami di questa nuova dimensione tra te e gli altri fan.  

Ho conosciuto un sacco di gente, virtualmente e nelle realtà. Ragazzi che mi hanno espresso le loro critiche e le loro opinioni nel merito. Fan e meno fan di Luciano che hanno voluto darmi il loro parere, che mi hanno sostenuto in questa esperienza, che vogliono il cartaceo tra le loro mani, che hanno scaricato e letto il libro: che mi hanno conosciuto attraverso questi racconti, che mi seguono (e io seguo loro!) anche nei miei attuali progetti per il domani. Il mio rapporto con loro è lo stesso ed è più bello di prima. Mi sento in una famiglia, la mia ligafamiglia. Credo che la cosa più bella di questo rapporto sia l’essere diretto e vero: insomma, non ho voglia di tirarmela, e forse non avrei neppure gli strumenti per farlo. Io amo interagire con loro: ogni volta che spedisco un libro, è una dedica, è una firma: ed è tutto personalizzato. Ognuno di loro ha una storia diversa, a loro piace raccontarmi queste storie: io dalle loro vite imparo parecchio. Molti di loro li ho incontrati: con altri ho scambiato il mio numero di telefono. Cerco di mantenere vivo il contatto con tutti: sono tantissimi, questa è una bellissima sensazione.

Tra le persone che hai incontrato, è nata qualche amicizia? Sulla base di che cosa? Che cosa fa scattare la scintilla di un sentimento come quello dell’amicizia, tra tutti gli incontri quotidiani di ognuno, e tuoi in particolare? 

L’amicizia è il sentimento più bello che possa legare due persone: l’amicizia è una forza che non conosci e che ti lega irrimediabilmente a qualcuno. Ed è raro che tu riesca a dargli una spiegazione, a trovarti un paio di ragioni per spiegarla: io ho pochissimi migliori amici che reputo fratelli, che mi hanno sostenuto in ogni scelta – anche quelle sbagliate – e non hanno tardato mai a dirmi che, appunto, avevo sbagliato. Gli amici sono quelli che devono dirti anche e soprattutto quando sbagli. L’amicizia non è un continuo annuire e giustificare errori anche imperdonabili: gli amici pongono, insieme, riparo a quegli sbagli. A tratti è più forte dell’amore: gli amori passano ma gli amici, quelli veri, non passano. Passano e cambiano le abitudini ma mai i legami. Io ho amici che non vedo quasi mai, da anni forse, eppure darei tutto me stesso per loro. Se amore è ciò che muove tutto, amicizia è ciò che crea tutto quello che si muove. Io mi sento fortunato: ho amici meravigliosi.

Luciano. Con questo libro hai potuto, e dovuto, necessariamente confrontarti con lui. Lo hai incontrato? Com’è stato vivere questo rapporto professionale? Che ricordo hai di questa credo bellissima esperienza? 

Quando ho iniziato a scrivere questo libro ho inviato un paio di racconti a Claudio Maioli: non mi è mai arrivata una risposta. Mi promise che mi avrebbe risposto ma nulla. Ma a Claudio voglio bene e non posso essere arrabbiato con uno che deve organizzare decine di concerti per far conoscere ad altri quello che io so già. Luciano l’ho incontrato, ho avuto questa fortuna: era il 27 novembre del 2013 e lui promuoveva Mondovisione a Radio Italia a Milano. Fui uno dei fortunati vincitori del pass: lo abbracciai, scambiammo due chiacchiere. Fu un’esperienza bellissima. Ma allora il libro era ancora alla sua fase iniziale. Sono riuscito a far sapere a Marco, il fratello, e a Barbara, la sua compagna, dell’impresa: lei mi ha da poco risposto e detto che Luciano ha saputo di tutto questo e che mi avrebbe risposto. Marco mi ha consigliato di inviare una copia a Ligachannel: l’ho fatto. Aspetto. Si, non ti nego che sarebbe una bella soddisfazione ricevere un suo pensiero.

Come è nato il titolo del tuo libro? 

Ventisei maggio è il giorno che ha cambiato la mia vita. E’ il giorno che la mia professoressa di vita decise che non era più il momento di lottare, si abbandonò alla malattia che l’aveva divorata e si spense. Divorò il suo corpo, non la sua anima. Io la sento ogni giorno, secondo della mia vita, sempre accanto a me. Il mio ventisei maggio è lei: è lo spartiacque tra quello che ero prima e quello che sono ora.

Che cosa fa dei fan di Luciano “Il pubblico più bello del mondo”? 

Il mondo in cui riesce questo pubblico a ricambiare le emozioni che l’artista trasmette. Ha mai visto lei un cuore enorme al centro dell’Arena di Verona, tutto per un’artista? Quello è il più bel pubblico di tutti. La comunicazione che c’è tra Luciano e tutto il suo pubblico, è qualcosa di veramente spettacolare. I ragazzi, tutti, si sentono parte di una famiglia.

C’è stata una presentazione che per un motivo o per un altro ricordi particolarmente?  

Si, quella fatta al mio liceo a Fasano lo scorso 24 novembre. I ragazzi hanno preparato la presentazione, dei disegni per illustrare parte del libro ed un brano di intermezzo: “Ti sento”. L’hanno cantata, tutti insieme – i ragazzi di quel liceo sono più di 700, le lascio immaginare – creando una coreografia di flash accesi dai loro smartphones. Qualcosa di indescrivibile: era il mio liceo, dove ho conosciuto la donna a cui devo tutto quello, ci ero ritornato e mi avevano fatto un regalo simile. Non mi sono mai emozionato così tanto.

La tua famiglia, i tuoi amici di sempre. Come hanno accolto, come hanno vissuto questa tua esperienza? 

Loro credono che io farò strada: ci credono più di me forse. Io credo di aver già fatto un tratto di questa strada bellissima. Però, detto tra di noi, sono curiosissimo di conoscere il resto.

Se potessi chiedere, o dire, una cosa a Luciano…

Di non smettere mai. Semplicemente di non smettere mai.

 

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Chimena Palmieri
Sono Chimena Palmieri, classe 1963. Ho un diploma di Ragioneria, una Laurea in Sociologia, un lavoro presso l’Università Politecnica delle Marche. Ho un figlio, Francesco; ho amici, molti interessi e poche passioni. Sono nata a Castelfidardo, cresciuta a Numana, vivo ad Ancona: tutto in 30 chilometri, perché “Credo che la voglia di scappare da un paese con 20000 abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso e credo che da te stesso non ci scappi neanche se sei Eddie Merx”.