Le ricette della signora Toku. La vita è un dorayaki

L'esistenza come preparazione agrodolce tra due frittelle

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Le ricette della signora Toku
Naomi Kawase con Kirin Kiki, Masatoshi Nagase, Kyara Uchida
Voto 7

Iniziare una recensione con una ricetta è certo insolito, ma davvero l’an, la crema giapponese di fagioli azuki, è la chiave di tutto il film. E dunque cominciamo con quattro tazze di acqua e una di fagioli. Accendete il fuoco e portate a ebollizione a fiamma viva. Scolate, rimettete tutto nella pentola con altre quattro tazze di acqua e fate bollire a fuoco lento per un’ora. Quando gli azuki iniziano a sfaldarsi, aggiungete 1/3 di tazza di zucchero e continuate a mescolare fino a ottenere una crema densa. Le ricette della signora Toku, tratto dal romanzo di Durian Sukegauwa, è un film sulle piccole cose che danno senso alla vita. E il cibo è una di queste, quando significa dedizione e cura. Sentaro gestisce un chiosco – tra i ciliegi in fiore – che vende dorayaki (frittelle con la crema an di cui sopra). Cuoce personalmente le frittelle, ma non sa cucinare la crema, che prende confezionata. Toku, un’anziana signora, si presenta da lui chiedendogli con insistenza di poter lavorare lì. E torna al chiosco più volte, finché Sentaro, all’inizio riluttante, non accetta. Lei sa preparare un’ottima an e convince lui a non utilizzare più quella in barattolo. Grazie all’abilità e alla devozione di Toku, l’attività prospera. Wakana, una delle studentesse che dopo le lezioni frequenta il chiosco, è affascinata e incuriosita da Toku. I tre si incontrano quando i ciliegi sono in fiore, stesso sfondo per tre generazioni e tre destini diversi. Nel ciclo delle fioriture, dice Kawase, vediamo un riflesso della nostra vita e della nostra morte. E questo ciclo accompagna i personaggi nella loro quotidianità, intreccia le loro solitudini. Sentaro lavora per pagare un grosso debito; Wakana cerca nei due adulti la figura genitoriale che non ha e Toku nasconde un doloroso passato e un terribile segreto. La preparazione dell’an unisce queste tre vite e in un certo senso il cibo sembra esorcizzare le loro tristi vicende.
Vale la pena di vedere questo film giapponese – che è stato l’apertura di Un certain Regard quest’anno a Cannes – dai dialoghi scarni, dall’amore per il cibo in questi tempi un po’ finti di esibizionismo culinario, di grandi chef come star, non solo in tv ma anche al cinema. Dice Kawase: consumare alimenti buoni riempie la mente di meraviglia e felicità. E, aggiungiamo noi, può essere un ottimo antidoto alle avversità della vita.

YouTube / ThePres – via Iframely

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Mariatilde Zilio
Nata a Bergamo, laureata in Filosofia, giornalista. Vive a Milano dove lavora (ad Amica, Rcs). Su Spettakolo.it non troverete mai un suo pezzo su Woody Allen: è di parte perché lo adora, anche nelle sue cose peggiori.