L’eleganza di Ornella Vanoni per stregare Milano

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In una contemporaneità musicale in cui è l’elettronica a fare da padrona e in cui il concetto di spettacolo sta progressivamente sostituendo quello di concerto, serate come quella appena trascorsa al Blue Note di Milano, in compagnia della voce di Ornella Vanoni e dei suoni dei tre musicisti insieme a lei sul palco, appaiono come perle rare, da conservare con cura e, perché no, gelosia. Serate al termine delle quali si torna a casa frastornati, avvolti in un turbinio di note che ancora risuonano nelle orecchie. Ma, allo stesso tempo, sono serate che meritano di essere metabolizzate e assaporate con delicatezza.
In un’ora e mezza di concerto, Ornella Vanoni omaggia gran parte dei più grandi autori della scena musicale italiana: da Lucio Battisti a Luigi Tenco, da Gino Paoli a Lucio Dalla. La voce è una meraviglia, l’intonazione talvolta tradisce l’incedere degli anni ma, se possibile, dona al timbro venature ancora più fascinose. E poi, quid plus del concerto sono i tre musicisti che la accompagnano sul palco in questa nuova fase jazz o, per dirla con le sue parole, free soul: Roberto Cipelli al pianoforte, Bebo Ferra alla chitarra e Piero Salvatori al violoncello. Tre strumenti e una voce che regalano al pubblico del Blue Note un concerto jazz, macchina del tempo verso un fumoso locale statunitense degli anni Quaranta.
Come dicevo all’inizio, ciò che colpisce di questo concerto è la musica. Va da sé, una cantante come Ornella Vanoni non ha certo bisogno di effetti speciali, giochi di luce né di costumi elaborati perché il suo concerto risulti convincente. E quella andata in scena questa sera al Blue Note è stata musica jazz di altissimo livello, gustosissima sia per i fruitori del genere, sia per chi semplicemente ama il grande cantautorato italiano.
Collante tra una canzone e l’altra, i racconti della Vanoni che, come sempre, non si tira indietro quando si tratta di raccontare aneddoti, barzellette o essere protagonista di gag. Poi, però, al primo cenno del maestro Cipelli si torna immediatamente seri e allora ecco ripercorrere le fasi più belle della musica italiana: gli incontri con la poesia brasiliana, in Accendi una luna nel cielo o in Naufragio; le meraviglie prese in prestito dai colleghi cantautori: Mi sono innamorato di te e Vedrai vedrai per ricordare Luigi Tenco, Amarsi un po’, Lucio Battisti. Senza fine e Che cosa c’è, una dopo l’altra, omaggiano il cantante con cui la Vanoni ha avuto il legame più forte e che proprio negli ultimi tempi ha allestito un concerto molto simile a Free soul, insieme al pianista jazz Danilo Rea. E ancora, Caruso di Lucio Dalla, ricordato con grande affetto, Tu si ‘na cosa grande, di Domenico Modugno, fino alla conclusione sulle note di Io che amo solo te, di Sergio Endrigo.
Una serata splendida, in compagnia di ottima musica suonata (e cantata) in maniera magistrale.

La scaletta del concerto al Blue Note di Milano

  1. Accendi una luna nel cielo
  2. Sorry seems to be the hardest word
  3. Mi sono innamorato di te
  4. Amarsi un po’
  5. Naufragio
  6. Just in time
  7. Samba in preludio
  8. Vedrai vedrai
  9. Senza fine
  10. Che cosa c’è
  11. Raindrops keep falling on my head
  12. Caruso
  13. Rossetto e cioccolato
  14. Tu si ‘na cosa grande
  15. Domani è un altro giorno
  16. Io che amo solo te

 

 

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Laura Berlinghieri
Nata a Venezia, ma vivo a Milano. Classe '93. Diploma al liceo scientifico-linguistico, ultimo anno di Giurisprudenza all'Università di Padova e un Erasmus in Spagna. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Musicista per diletto e aspirante giornalista. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, Radio Base di Mestre, Young.it e NonSoloCinema.com. Giornalista pubblicista, da cinque anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia.