Balthus, erotico, disturbante

Alle scuderie del Quirinale e a Villa Medici fino al 16 gennaio

87
0
La Chambre, 1952-1954

Non ho mai amato Balthus (pseudonimo di Balthasar Klossowsky, 1908-2001). I suoi aristocratici nudi di adolescenti, così gradevoli, ammiccanti, piacevoli, li ho sempre trovati stucchevoli.
Per questo la mostra attualmente in corso alle Scuderie del Quirinale e a Villa Medici a Roma (fino al 30 gennaio 2016) ha costituito per me una vera sorpresa. L’esposizione (circa 200 tra dipinti, acquerelli, disegni e fotografie) rende giustizia a un pittore di straordinaria forza estetica ed espressiva. La sua è una poetica, come per molti grandi artisti della prima metà del Novecento, che si esprime grazie ad elementi disturbanti. Quello che è il manichino per De Chirico, il movimento cuboide del primo Picasso, è per Balthus l’erotismo: un erotismo, che proprio per questa ragione, cerca il massimo grado di “inopportunità”: l’esposizione dell’adolescente.
Il suo rapporto inquieto con l’adolescenza si manifesta fin dal suo primo lavoro importante. La strada (1933) ha una struttura molto lineare, da architetto quasi. Lo sfondo può sembrare un dipinto fiammingo: sul quale irrompono però un bambino tristissimo vestito da ometto, già condannato a un conformismo senza scampo, una coppia di adolescenti che sembrano giocare ma con un movimento che allude senza dubbio a un tentativo di violenza (il ragazzo afferra la ragazzina, con le gambette rigorosamente nude, con la sinistra mentre la destra si avvicina al sesso), un’altra bimbetta, un mostriciattolo, quasi una nana, gioca con una racchetta e una palla. Il mondo adulto è distratto: due donne danno le spalle alla scena, un imbianchino ha la faccia coperta da una tavola, un cuoco passeggia con suprema indifferenza.
La sapienza formale, la bravura pittorica, l’uso dei colori morbidi, piatti, gli proviene dagli studi fatti a Firenze e Arezzo su Masaccio e, soprattutto, Piero della Francesca. Poi dalle illustrazioni per Cime tempestose e Alice acquista magistralmente la sua tecnica: l’innesto “moderno” dell’erotismo si associa a un gelido aristocraticismo antiborghese, sofisticato e snob che lo fece amare da Artaud (per il quale dipinse diverse scenografie) e Picasso (che acquistò un suo quadro). Il suo è un erotismo esplicito, aggressivo quasi. Le sue quattordicenni non si nascondono. Anzi. Mostrano la fica senza pudore, sorridenti e spesso in compagnia di un gatto. Sono queste le sue opere più riuscite.
Sì, perché quando Balthus perde il controllo, quando si abbassa la tensione erotica (e crudele) esprime dipinti di desolante banalità: ce ne sono alcuni in mostra. La ragazza con la camicia bianca, alcuni paesaggi degli anni ’50 e ’60, in cui l’artista si dimostra un borghesuccio, un pittore bravino, persino impeccabile, di cui non si ricorderebbe però neanche un particolare. Ed è un bene che questi quadri ci siano, perché ci fanno capire come il suo dominio del talento, l’espressione della crudeltà, la tensione del particolare conturbante siano frutto di uno sforzo intellettualmente consapevole. Balthus è un artista sommamente colto.

D’altra parte è cresciuto in una famiglia cosmopolita come solo a inizio Novecento ce n’erano: il padre è un ebreo russo, la madre cresce i figli (anche il fratello Pierre Klossowsky sarà un intellettuale di spicco) in Svizzera. È l’amante di Rilke, che cura con devozione il precocissimo figlioccio. Quando Balthus si trasferisce a Parigi diventa il prediletto di Paul Jean Jouve. Non ama, quasi sfugge, l’ambiente surrealista ma frequenta la Parigi artistica e letteraria che davvero conta. Nel 1961 (e per 15 anni) per volere de ministro della cultura André Malraux diventa direttore di Villa Medici a Roma (che dopo una vita vissuta tra castelli più o meno délabré è l’ideale coronamento delle sue pretese aristocratiche). Villa Medici che guida e restaura come un principe rinascimentale. E proprio a Villa Medici è la parte finale della mostra. Anche questa da non perdere.

CONDIVIDI
Gabriele Miccichè
Lavora nell’editoria dal 1977. A Palermo nella casa editrice Sellerio fino al 1984, poi a Milano presso Gabriele Mazzotta. Dal 1989 è socio e art director dello studio editoriale Ready-made. Le sue passioni sono la letteratura, la grafica, l’arte urbana (ha organizzato mostre sulla net-art e sui writers). Ha pubblicato Giambattista Bodoni e l’arte della tipografia (Edizioni Università IULM, Milano 2013). Collabora con le riviste Bell’Italia e Bell’Europa.