Irrational Man. Woody, dì qualcosa di sinistro!

Cosa ci piace e cosa no dell'ultimo Allen

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Irrational Man
di Woody Allen
con Joaquin Phoenix, Parker Posey, Emma Stone
Voto 7

Abe, professore di filosofia depresso, ma molto cool, ritrova il senso e la gioia della vita commettendo un omicidio a fin di bene: uccide un anziano giudice a lui sconosciuto. Costui, invece di perseguire la giustizia, dispensa favori in giro e, nel caso in questione, perseguita una donna separata e senza mezzi. Potrebbe essere il delitto perfetto se non fosse per le due amichette di Abe, Jill la studentessa brillante e Rita la prof insoddisfatta. E, naturalmente, il perfidissimo Caso… Questa la trama dell’ultimo film di Woody Allen che, ad 80 anni suonati, continua a piazzarsi dietro la cinepresa e a scrivere storie e battute per distrarsi(ci) come può dall’idea della morte.

Cosa mi piace del film:
1-L’atmosfera sofisticata come sempre, che mi illude di farne parte in qualche modo
2-le battute, i discorsi, gli oggetti che Allen semina fin dalle prime scene, apparentemente privi di senso e che invece, alla fine, combaciano tutti in un disegno dalla logica fatale.
3-Le due voci narranti che ci raccontano la storia da due diversi punti di vista, costringendoci alla fine a chiederci: ma io dove mi identifico? In Abe o Jill? O forse un po’ nell’uno e un po’ nell’altra? Abe: romantico nichilista, pronto a scoparsi la collega sposata che sogna la Spagna, a scrivere poesie per eccitare l’allieva carina e intelligente, a spiegare Kant e Kierkegaard agli alunni affermando poi che sono tutte cazzate e che la vita è di gran lunga migliore maestra. Uno pronto a giocare alla roulette russa, ad accoppare uno sconosciuto per il brivido di sentirsi vivo e, siatene certi, uno che non ci mette né uno né due a salvarsi la pelle costi quel che costi. Jill: ragazza borghese, gambe lunghe, capelli lunghi, vestitini leggeri, passeggiate a cavallo, brava negli studi e narcisa quel che basta da voler conquistare il professore oggetto del desiderio di mezzo campus. Un vero trofeo per il suo ego. Una che gioca col rischio, ma poi scopre che essere regolari è molto meglio.
Allen ci pone la domanda e così risponde: “Bisognerebbe avere una stabile vita da middle class, che secondo Tolstoj rende l’esistenza possibile. E infatti Emma Stone nel film scopre di non voler prendersi dei rischi, di desiderare una vita regolare. Essere come Joaquin è insano e irrazionale, con gente come lui il mondo sarebbe peggio di come è ora”. Ok. Ma perché allora Joaquin è  l’oggetto del desiderio di tutto il film? Mentre provo una certa antipatia per quella giovane donna dal naso all’insù e gli occhi da Michael Jackson che è Emma Stone?
4-Joaquin Phoenix/Abe: maglietta che segna l’evidente pancetta, camicia aperta, borsa di pelle a spalla, molto degagé, molto flaneur attraversa il film camminando e ragionando su imperativi categorici kantiani, esistenzialisti e quant’altro, scolandosi wisky di malto e flirtando con le donne. Impagabile Joaquin che steso sul letto, in primo piano, ha la bellezza morbida di un giovane Brando malvagio e sventato.
5- Ah, le donne! Dotate di immaginazione pratica, pronte a solidarizzare, mettono insieme i fili e vedono la trama, capiscono di solito a istinto quello che gli uomini non vedono. E così diventano amiche del Caso e a volte possono pure riuscire a dargli una mano.

Cosa non mi piace
Alcuni punti di cui sopra. Passi per il primo e il secondo: un po’ di gratificazione nell’orizzontarsi e condividere le battute del film ci vuole e una sceneggiatura impeccabile fa sempre piacere. Ma il terzo e il quinto mi irritano un po’. Se nella vita già ci sfianchiamo a trovare un precario equilibrio tra irrazionalità pronta a travolgere ogni limite, e sicurezza e praticità borghesi, al cinema no. L’ambiguità mi deprime. Woody, dammi qualche sicurezza: o colpisci duro o mi fai ridere. Ti preferivo in Match Point e Crimini e misfatti. Ma già dimenticavo che per te l’unica certezza è la morte e qualsiasi esercizio mentale è buono per dimenticarsene…
Il quinto, ragazzi, mi dà proprio sui nervi. Volete mettere la crudele verità che c’era in Blue Jasmine?

YouTube / Consumatrici.it – via Iframely

 

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Rosa Baldocci
Nata a Genova, laureata in Lingue e letteratura inglese, specializzata in Scienze dello spettacolo, ha vissuto a Londra lavorando come ricercatrice in Rai. A Milano, dove risiede da 35 anni, è stata caposervizio cinema a Sorrisi e canzoni per lungo tempo, per poi passare ai femminili: caporedattore a Tu Style e vicedirettore a F, ideato insieme a Marisa DeiMichei tre anni fa. Ha scritto libri per le scuole come Il Testo e L'immagine (Zanichelli) e Britain on Film (Loescher)