Francofonia. La cultura è un pastiche

Un film, un documentario, uno scherzo e un libello filosofico

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Francofonia – Il Louvre sotto occupazione
di Aleksandr Sokurov
con Louis-Do de Lencquesaing, Benjamin Utzerath, Vincent Nemeth, Johanna Korthals Altes
Voto 8

Tecnicamente Francofonia indica il saper parlare il francese. Per estensione indica la cultura di lingua francese. Per estensione indica la cultura che permeava, avendo il francese come lingua franca, cioè comune, l’Europa fino al Novecento. Per estensione indica la Cultura e l’Europa. Ma siccome Sokurov adora pasticciare (nel senso migliore di pastiche) con l’Arte, la Storia e anche l’Ironia (tutte maiuscole) e come sapete ha fatto film da pittore su personaggi storici che detenevano il Potere (L’Hitler color Vicks Vaporub di Moloch, Lenin in Taurus) e poi ci  ha dato un  piano sequenza di 90 minuti in cui nel museo dell’Ermitage correva tutta la storia russa (L’arca russa), stavolta immagina di ricevere via Skype immagini di un gigantesco cargo che trasporta capolavori in un mare in tempesta. Andrà a fondo? E il capitano deve cercare di salvare i quadri (eterni) o gli uomini (che passano)? Che sia l’Europa questa nave, e quindi la nostra civiltà e il nostro stile di vita? Davvero?! E se la Francofonia è la Cultura e l’Europa, e il museo del Louvre è stato il centro della Francofonia, la storia del curatore Jacques Jaudiard (che venne accusato di collaborazionismo e invece era nella resistenza e nascondeva i quadri ai nazisti) e del conte Franziskus Wolff Metternich (che venne giudicato a guerra finita perché era preposto a svuotare il Louvre e invece disubbidì ai suoi capi predatori)  ci rappresenta? I due erano colti, condividevano studi, gusti e piacere del francese, e in qualche modo salvarono la nave dall’affondare coi capolavori. Eppure quella stessa cultura permeava i capi di Wolff Metternich, e quegli stessi uomini colti escogitarono la Soluzione Finale. Così, Sokurov mette insieme frammenti di documentari, pezzi di fiction, fa volare Stukas nei cortili del Louvre, mostra immagini di Hitler che contempla Parigi all’alba (e , dicono i sottotitoli, la trova proprio ben fatta), medita su quello che stanno facendo gli intolleranti alle architetture del passato in nome delle guerre di religione e nel frattempo ci mostra la Marianna della Rivoluzione francese danzare tra i capolavori del Louvre, ma anche Napoleone, che passeggia e ci dice che tutto questo è lui: cioè le sue guerre sanguinose e predatorie. Il centro della Cultura. il museo, è anche il risultato di tutte le campagne militari. Ogni paese e ogni conquistatore  l’ha fatto.  E allora?! E allora il documentario-film-pastiche-trattato filosofico e scherzo di Sokurov è una delizia che parla al nostro terribile presente. E con leggerezza: sta sotto i 90 minuti, fa sorridere, e ha più effetti speciali di molto cinema tecnologico. E parla di bellezza…

YouTube / Academy Two – via Iframely

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori