Franny. Quell’incosciente di Gere

Barbuto, capelluto, zoppo, pazzo, intrusivo. E miliardario

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Franny
di Andrew Renzi
con Theo James, Dakota Fanning, Richard Gere, Clarke Peters, Marko Caka.
Voto 6–

Quando Franny (Gere) appare a inizio film è quel tipo d’uomo che non si capisce se disegni gli ospedali, diriga gli architetti o metta il denaro per fare tutte e due le cose. Poi la vita gli tira un duro colpo (o Franny lo tira alla vita degli altri, quasi uguale…) e il Franny che si ripresenta a noi anni dopo è una variante del miliardario recluso Howard Hughes, capellone, barbuto, zoppo, matto, che vive in un’ala del suo ospedale trasformata in suite, che può tutto, che ride  troppo e riversa attenzioni eccessive sulla figlia ritrovata dei suoi migliori amici (Dakota Fanning), ora incinta, sposata col giovane dottore Theo James che all’improvviso si ritrova senza meriti con un lavoro eccellente, una casa in regalo, un posto nel consiglio di amministrazione e Franny che si incunea nella sua vita con la grazia di un grimaldello. Perché Franny è un filantropo e un dittatore e -a guardare bene- una vittima del suo stesso sistema di vita: produce ricchezza per comprare medici che gli prescrivano morfina per andare avanti. Il passo di marcia del film è da miliardario allegro e ambiguo a drogato marcio che arranca nei pronti soccorsi procurandosi lesioni da sedare: kitsch, eccessivo, patetico nei due significati che patetico può avere, con pathos e insieme imbarazzante. Opera prima di un indipendente. Il che significa che anche Gere è insieme bravo e incosciente. In variante melò.

YouTube / Lucky Red – via Iframely

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori