Paolo Fresu Quintet featuring Daniele di Bonaventura
Jazzy Christmas
(Tük Music/Ducale)
voto: 6/7

La grandezza, spesso, non sta nelle risposte che riusciamo a elaborare. Possono essere ondivaghe oppure mancare di forza di persuasione, possono aggirare il nocciolo oppure avere la concretezza di una manciata di talco. La grandezza, spesso, sta nelle domande che (ci) poniamo. E nel modo di porgerle. Ed è tale proprio quando non permettono una risposta di quelle appena dette. Quando non permettono di essere aggirate.
E questa volta, dispiace dirlo, Paolo Fresu e i suoi non riescono a porci domande che ci inchiodino a elaborare una risposta, a rincorrerla nella nebbia del nostro io profondo, a farci prendere una decisione. Se nella Trimurti del jazz italiano Enrico Rava rappresenta Brahma, il Creatore, e Stefano Bollani è Shiva, il Distruttore, il trombettista sardo ha il ruolo di Visnu, il Ricostruttore. Un compito conseguenziale, difficilissimo, giocato su mille equilibri, dalla propulsione controllata e le cornici sempre definite quanto incombenti.
copa fresuSe Fresu (e il suo trentennale quintetto di tutti-numeri-uno, con un pianista avvolgente e sensibile come Roberto Cipelli, un sassofonista maestro nella punteggiatura come Tino Tracanna e una coppia ritmica che non sfigurerebbe nel circuito newyorchese con Attilio Zanchi al contrabbasso ed Ettore Fioravanti alla batteria) stavolta – semel in vita o quasi – non riesce nell’impresa è per la scelta “edonistica” del percorso.
L’album, registrazione dell’esibizione tenutasi a Sassari nel dicembre del 2012 (organizzata dalla banca locale ogni anno), è natalizio come il titolo docet, ma dà l’impressione di perdere il contatto con la dimensione per così dire meta-poetica del tema ogni volta che tenta di afferrarla. Con l’esito di una circolarità del canto e della narrazione che sa di chiusura, di autoreferenzialità, di “reperibilità”. Di (in)attese risolte prima ancora di essere decollate. Di una scenografia magnifica ma troppo, dio mio, troppo scenografica.
Sia che si tratti di arcinoti brani del songbook americano (da una trasparente “White Christmas” a una appena più turgida “The Christmas Song”) sia che vengano – inevitabilmente verrebbe da dire – proposte composizioni della tradizione sarda (in particolare quelle della raccolta Cantones de Nadale, scritte sul finire degli anni Venti dal letterato Pedru Casu di Berchidda, dove è nato Fresu, e dall’organista Agostino Sanna, vice parroco nel medesimo paesino prossimo alla Gallura, e spessissimo eseguite nell’isola), il discorso, di un’immediata e diretta piacevolezza, sembra ogni volta non voler approfondire, ogni volta arroccarsi nella scelta più “cantabile”, più emotiva, per contrappasso più reticente di fronte alla difficoltà vera del tema Jazzy Christmas, ovvero il far intersecare universi distinti come quello della musica afroamericana e quello della spiritualità religiosa cristiana per farne una cifra di domande/risposte cui chiamare a rapporto l’ascoltatore.
Così il Ricostruttore Fresu si ferma all’incipit, alla parvenza, alla strenna luccicante, cui il bandoneonista Daniele di Bonaventura (anch’egli da anni a fianco del Nostro) porge con discrezione l’altra guancia, senza farsi voce alternativa, senza mai correre a perdifiato. Solo nell’acustico finale dell’“Adeste fideles”, quando la piccola fisa riacquista il suo antico ruolo di “piccolo organo portatile che serviva all’accompagnamento delle funzioni nelle chiese protestanti”, insieme con con la sola tromba sordinata e il soprano, disegna il momento più sacro, in cui finalmente affiorano domande utili e sincere, domande vitali che ci insegnano come più dell’esser felici sia fondamentale ogni giorno fare di tutto per esserlo.

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Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.