Romina Falconi: il mio modo di comunicare sopra le righe

La cantante romana pubblica il suo disco d'esordio: "Certi sogni si fanno attraverso un filo d'odio". Ci siamo fatti raccontare cose c'è dietro le venti tracce dipinte come "diario di una bionda feroce".

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Incontro Romina Falconi in un tardo pomeriggio, pochi minuti prima del firmacopie milanese di Certi sogni si fanno attraverso un filo d’odio, suo album d’esordio. Mi accoglie con biscottini freschi: “Me li ha portati la mia amica“, che ritrovo seduta alla mia destra, “l’altra invece mi ha portato l’assenzio da Praga. Sanno come prendermi“, ride. Capisco subito che Romina è una persona disponibile e schietta, tra una risata e un biscotto, inizia a raccontarmi la sua carriera:

“Per tanto tempo mi sono sentita abbastanza consumata. Ho fatto X-Factor in mezzo a persone che facevano qualcosa nel mondo dello spettacolo per la prima volta; io venivo da Sanremo, dal tour con Ramazzotti, era come fare il percorso inverso. Invece ora è molto bello. L’uscita del disco, i firmacopie, anche se non so gestirli. Mi sento una bambina, ho il terrore che non ci sia tanta gente, al primo firmacopie di Roma ho portato tante caramelle, non sapevo nemmeno dove sedermi. Per una cosa del genere non ho ancora preso le misure”.

Come sei arrivata al disco?
Sono andata molto vicina all’uscita del disco per quattro volte. Avevo le canzoni già mixate, masterizzate, mancava solo andare in fabbrica a stampare il cd, ma mi sono capitate una serie di cose per cui non usciva mai. Dopo X-Factor mi hanno detto: «Fai uscire un EP, cavalca l’onda, sfrutta la popolarità della tv», ho sempre pensato che la tv sia un media importantissimo, ma se fai qualcosa per cavalcare l’onda e non sei messa a fuoco bene fai le cazzate. Pochissimi partendo da X-Factor hanno creato una carriera solida. Ho preferito presentarmi a piccoli passi, pubblicando tre EP in digitale prima dell’album. Non sono nessuno, non ho niente da perdere, sono sopra le righe e il mio modo di comunicare è fuori dal coro, preferisco fare le cose sudandomele.

Accenna al suo pensiero sulla libertà di esprimersi artisticamente, un concetto evidente all’interno del suo disco, quando d’improvviso si blocca: «Oh Gesù», esclama quando gli altoparlati diffondono “Mantide”, traccia d’apertura dell’album. «Scusa, non mi sono ancora abituata».

Tu comunichi in modo libero e diretto, senza porti alcun limite.
Assolutamente, ma solo grazie alla Freak and Chic, che già ha Immanuel Casto (il primo a lanciare il sottogenere del Porn Groove – ndr), e quindi di problemi non se ne fa. E grazie ad Artist First, che mi distribuisce. Grazie a loro posso propormi in questo modo.

Anche gli altri album che non hanno visto la luce seguivano toni forti e diretti come in Certi sogni si fanno attraverso un filo d’odio?
Me li censuravano molto, in Universal mi hanno cambiato molte cose. Negli anni ’80 c’era chi cantava Kobra, chi Comprami. Renato zero è andato in onda in Rai cantando La fregata, vestito da marinaretto. Potevano permettersi cose che noi oggi ci sognamo. I soldi sono pochi e si investe su cose maistream, in linea con radio e politically correct, su ciò che si può dire oppure no. E allora perchè trent’anni fa le donne si potevano permettere di cantare Caffè nero bollente e adesso quasi no?
Più ci sono problemi e più nell’arte si vuole vedere la leggerezza. È un mio pensiero, non sono un sociologo e nessuno da me si aspetta grandi trattati (ride), anche allora facevano censure ma nelle trasmissioni Rai ci andava Moana Pozzi, ora non ospiterebbero mai Immanuel Casto. È tutto molto più ipocrita perchè oggi ai ragazzini basta un click per vedere un film porno.

Ho notato nel disco due fasi: nelle prime tracce sei più orgogliosa, feroce e spietata. Nella seconda parte cambi i toni, diventano canzoni d’amore dove vai alla ricerca dell’altro.
Le mie storie, i miei innamoramenti, non sono mai stati verso persone tutte uguali. Non mi comporto nello stesso modo con chiunque ho davanti. Sono stata molto amata e molto disprezzata, soccombente a pregare per avere un po’ d’attenzione. Non esiste sempe il vincente in amore, o almeno, beato chi lo è. Ognuno ha il suo tallone d’Achille.

Da cosa deriva l’orgoglio e la ferocia presente nei primi brani?
La prima volta rimani colpito, poi con il tempo impari. Ho avuto la fortuna di avere amiche che hanno un materiale da enciclopedia, è vitale condividere i pensieri con loro. Vengo da un quartiere anche abbastanza trucido, tosto e pesante, da noi ciò che pensi lo dici. Quando ho avuto l’opportunità di scrivere canzoni ho provato ad essere una brava persona però il messaggio non arrivava mai. Era un segno, dovevo buttarmi. I treni non sono molti per chi vuole emergere, allora tanto vale farlo con il proprio linguaggio, almeno sei stato tu. Ci sono persone che hanno fatto uscire una cattiveria dentro me che non pensavo nemmeno potesse esistere.

Venti tracce sono tante.
N’so uscita mai, almeno faccio vedé tutto. Oggi ce semo, domani ‘n se sa. La filosofia è questa. (Ride).

Romina Falconi_Cover bTitolo e copertina, contraddittori tra loro. Le parole “sogno” e “odio” accostate, e la tua immagine con una mannaia in mano. Dove sta l’equilibrio?
Tutti dicono che sognare fa bene, ma avere desieri e speranze è la cosa più pericolosa del mondo secondo me. Penso che i sogni si paghino tutti, se decidi di metterti in testa di fare qualcosa per raggiungee il traguardo prefissato ci sono i lati positivi e negativi. È un disco appassionato, quando l’ho scritto l’ho fatto per casa mia, per gli amici, per mia madre. Non pensi mai, al primo disco, di scrivere per un pubblico ipotetico che potebbe seguirti. Sono più degli sfoghi. È stato tutto appassionato e la passione non accetta il perdono, anche se a nessuno piace dirla questa cosa. È come chiedere ad uno incazzato, che sta facendo una scenata fotonica, un po’ di umiltà.
Già dal titolo volevo cercare di dire la verità, come la mannaia. Mi piaceva l’idea di dire “guardate, non è tutto semplice”. Uno magari mi guarda e pensa che sia una persona superficiale, perchè, per esempio, curo molto la mia immagine, però dentro me c’è un taglialena e vorrei fare vedere entrambe le cose.

Il fatto di continuare a far gavetta e non aver mai l’album in mano quanto ha inciso sul tuo sogno?
Mi sentivo una sfigata inimmaginabile, sai che tutto è molto difficile, ti senti un po’ orfana, senza santi in paradiso o contratti che ti permettano di dire “io entro quest’anno devo uscire”. Sai che devi rimboccarti le maniche, ma tutto ciò è stato come una benedizione. Il modo di vivere la musica di adesso non è così sano, guarda i talent. È una fabbrica del brutto anatroccolo che deve diventare cigno, ma pensa a tutta la gavetta di Vasco Rossi. Non può essere tutto così semplice, così facile, come può sembrare. Aver ricevuto schiaffi prima mi ha fatto molto bene, quando andavo a scrivere non ho cercato di essere migliore, ho capito che è meglio dire la verità subito. Per una vita con le canzoni, anche a Sanremo, volevo fare vedere il lato migliore di me ma ho imparato a dire di più la verità e a volermi più bene, è una bella scuola questa gavetta qui. Benedette tutte le volte che mi hanno detto “no, è troppo”.

Un’ultima curiosità, su internet c’è la tua pagina Wikipedia in inglese ma non in italiano.
I miei fan sono pochi ma buoni, buonissimi! Abbiamo un rapporto diretto, quando è il compleanno di qualcuno gli mando gli auguri tramite una nota vocale, cresciamo insieme. Uno di loro mi ha detto “sto cercando di fare la tua pagina di Wikipedia, ma il ragazzo italiano a capo della sezione musica non la approva finchè non faccio un disco”. La pagina in inglese c’è e quella in italiano la stanno valutando, non so: questo capo sarà un mio ex (ride). Vorrei scrivergli “ma t’ho dato qualche problema?”.

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Matilde Ferrero
Vent'anni e un corso di studi a Milano. Soffro di Londonite da quando ho passato tre mesi nella capitale britannica e poi ho dovuto lasciarla. Una volta ho incontrato Paul McCartney, ma non l’ho riconosciuto.