L’amore di Bocephus King per Guccini

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Ci sono canzoni capaci di rapirti il cuore e restare indelebilmente impresse nell’anima. Autogrill di Guccini è una di queste, almeno per chi scrive, ma sentirla tradotta in inglese dalla voce di Bocephus King è stata un’autentica emozione. Il suo nome non è ancora noto al grande pubblico, eppure basterebbe assistere a un concerto di questo grande artista canadese per chiedersene il perché.
Metti una domenica pomeriggio al teatro San Teodoro di Cantù, un concerto organizzato per conferire a James Perry, in arte Bocephus King, la cittadinanza onoraria della località lombarda. Sponsorizzato dall’amico e mentore italiano Andrea Parodi, Bocephus è passato in Italia per una manciata di date.
Lo scorso ottobre, tra l’altro, ha partecipato alla Rassegna della canzone d’autore. L’edizione 2015 era dedicata a Francesco Guccini e il cantautore canadese era l’unico ospite straniero in scaletta.
“Dell’Italia ho sempre amato gli autogrill – racconta – perché in America o in Canada non c’è nulla di equivalente. Ho espresso ad Andrea il desiderio di scriverci una canzone, ma lui mi ha avvisato che in Italia c’è già una canzone sul tema: Autogrill di Guccini appunto. L’ho ascoltata e, con l’aiuto di Andrea, ho deciso di tradurla in inglese, primo passo di un progetto comune che prevede un album di canzoni italiane tradotte in inglese”.
Inutile dire che la sua versione, anche grazie a una traduzione fedele e rispettosa dell’originale, è un vero e proprio gioiello che ha lasciato di stucco lo stesso Guccini.
Bocephus è un artista raro, al di là della bellissima voce e la coinvolgente presenza scenica, ti guarda negli occhi, ti abbraccia, ti ringrazia di cuore, non si può non volergli bene. La cittadinanza onoraria di Cantù è la testimonianza di un’intera comunità che si stringe attorno a un amico di famiglia. L’atmosfera del teatro è davvero calda e Bocephus non si fa pregare regalando un’ora e mezza di grande musica condivisa assieme ai suoi amici italiani. Si parte con la sinuosa Cowboy Neal e la travolgente Willie Dixon God Damn!, in cui voce e chitarra di Bocephus sono accompagnate dall’Orchestra Familia, nome assolutamente non casuale, formata da Max Malavasi (batteria e percussioni), Paolo Ercoli (slide guitar) e Alice Marini (violino e cori). Dopo la deliziosa Hummingbird, unico estratto dall’ultimo album The Illusion of Permanence (2015), è la volta della splendida Jesus The Bookie, che precede l’esecuzione da pelle d’oca di Autogrill.
Dopo la pausa si ricomincia con il cavallo di battaglia Nowhere At All, tradotta in simultanea dall’amico fraterno Parodi, e poi una serie di cover come Don’t let me be misunderstood, Andrea e Soul Kitchen in cui si succedono sul palco amici vecchi e nuovi come Laura Fedele, Giambattista Galli dei Sulutumana e Natasha Bargna. Pochi giorni dopo Bocephus ha conquistato da par suo il palco dell’Ariston, unico artista per cui il protocollo del Tenco ha fatto eccezione consentendogli un bis acclamato dal pubblico. Un consiglio: chi ancora non lo conoscesse non se lo lasci scappare quando tornerà da queste parti.

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Fabio Nappi
Nato a Trento nel 1973. Laureato in giurisprudenza. Giornalista pubblicista, scrivo dal 2004 di musica e spettacoli sulle pagine del Corriere del Trentino - Alto Adige. Appassionato di musica di (quasi) tutti i generi: cantautori italiani e grandi del rock internazionale in primis. Colleziono compulsivamente cd e amo seguire i concerti dal vivo. Cinema, viaggi, libri e calcio (faccio pure l'arbitro) le altre mie passioni.