Molti sono convinti che nell’arte non vi sia più novità.

Io penso invece che la novità sia nell’arte, ma che questa arte stenti a verificarsi, come è forse giusto che sia.

Prendiamo la gravidanza: siamo convinti che sia un evento facile siccome è naturale, e molti la scoprono anche senza averla desiderata.

Ma la gravidanza è un evento unico e raro tra milioni di possibilità: innumerevoli messaggeri fluttuano verso il pianeta sconosciuto, nel liquore di microavvenimenti stellari, perduti in un universo immerso. E immenso.

Uno solo vi farà ingresso.

Una grandezza di cui difficilmente si è all’altezza.

Perché la gestione della bellezza è il vero compito al quale quasi nessuno di noi è in grado di dare risposta.

Così l’arte: stenta a verificarsi, così come ogni buona cosa. E quando, come ogni buona cosa, si verifica, il duro lavoro è quello del riconoscimento.

L’arte è la novità di sempre, come lo è la vita, qualcosa che non si può mai dire con certezza, né si può prevedere torni a essere.

Tuttavia essa imponderabilmente si presenta, come un fantasma nuovo, ammantato di tutte le nostre verità, sconosciute, inconoscibili.

Diversamente da quanto pensiamo, è un qualcosa che si produce con rarissima frequenza, e sulla cui attesa è forse persino inutile concentrarsi, come scrutando pazientemente un orizzonte in cerca del miracolo, perché esso avrà luogo lontano dagli occhi.

Ma noi lo attendiamo e veneriamo lo stesso, come la desiderata venuta del bene, di cui invano attendiamo la discesa, senza che ciò avvenga percepibilmente.

Per questo ci inventiamo religioni e amori, due inesistenze cui immoliamo la nostra vita, e per le quali moriamo senza che esse si siano mai rivelate.

Perché l’ineffabile è il vero regno di amore e arte: nei nuclei di entrambe le dimensioni è velato il principio di dio.

Eppure sappiamo che il materializzarsi dell’invisibile è ciò che renderebbe la vita qualcosa di supremo, e questo ci tende ininterrottamente verso quel qualcosa, in mancanza del qual desiderio la vita stessa sarebbe, nella sua dura sostanza, del tutto priva di un senso.

Nei sensi cerchiamo dunque giustamente quella rivelazione che ci manca come l’ossigeno, mentre nelle pause tra un lampo di amore o arte e quello successivo, siamo automi che tentano la goffa impresa di significare, e di vivere.

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gianCarlo Onorato
Musicista e scrittore fuori dagli schemi, ex leader di Underground Life. Ha pubblicato i dischi: Il velluto interiore (1996), Io sono l’angelo (1998), Falene (2004), Sangue bianco (2010, Premio Giacosa 2012); ExLive con Cristiano Godano (2014); ed i libri: Filosofia dell’Aria (1988), L’Officina dei Gemiti (1992), L'ubbidiente giovinezza (1999), Il più dolce delitto (2007), ex - semi di musica vivifica (2013). Centinaia di concerti alle spalle e un nuovo disco e un nuovo romanzo nel prossimo futuro.