Alberto Salerno, l’autore vagabondo

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Tiziano Ferro in concerto (c) Giò Alajmo

Voglio molto bene a…. Alberto Salerno. L’autore di “Io vagabondo” per i Nomadi è stato per anni il mio compagno di chiacchiere notturne a Sanremo quando, finita la serata del Festival, ci si ritrovava al bar dell’Hotel Londra a bere un bicchiere di quello buono e parlare di musica, di canzoni, di artisti, di quanto succedeva sul palco del teatro Ariston. Marito di Mara Maionchi (memorabile il suo commento una volta: “Era meglio quando c’era Ravera che faceva le pastette perchè vincevano cose migliori”), Alberto ha riunito in un piccolo grande libro,  “Fare canzoni” (David and Mattheus editori) i suoi ricordi di una vita con lo stesso stile pacato e conviviale con cui si chiacchierava allora. Ed è un libro da leggere, sempre magari di sera, comodi sul divano, con un buon bicchiere in mano, per ripercorrere d’un fiato oltre mezzo secolo di musica italiana, da Carosone e Gigliola Cinquetti, per cui scriveva il padre Nicola (Nisa), a Tiziano Ferro, ultima scoperta della coppia Maionchi-Salerno, all’era dei talent televisivi.

farecanzoniIl mondo di Alberto è quello oggi piuttosto bistrattato e dimenticato, degli autori di canzoni, dei discografici talent scout, molto cambiato oggi rispetto ai tempi in cui ogni interprete cercava un autore di talento. Cresciuto all’ombra del padre, fino a trovare una propria strada autonoma, Alberto Salerno racconta  tra aneddoti e ricordi, il mondo nascosto della prima discografia italiana, snodandosi tra gli incontri con Celentano, Battisti, Mina, i Nomadi, ma anche Reitano, gli esordi di Zucchero e Ramazzotti, la scommessa su Mango e Ferro, il ritorno sulle scene delle Orme, i successi, i tentativi poco riusciti e le delusioni personali. Dalla Napoli del primo rock’n’roll alla canzonetta sanremese, dai festival alla canzone d’autore, dal prog rock allo scontro con la discografia internazionale, fino a X-Factor e Amici, e il buon uso di Facebook, la lunga storia della canzone italiana scorre leggera tra le pagine con nomi e cognomi, spesso ignoti al grande pubblico ma indimenticabili per chi si è occupato negli anni della cosa musicale. Un promemoria dal backstage della hit parade, in attesa che qualcuno gli consegni finalmente una delle statuette vinte a Sanremo come autore delle canzoni trionfatrici, ma che non andò mai a ritirare sul palco perchè in tv il festival si capisce meglio che in teatro.

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Giò Alajmo
Giò Alajmo ha la stessa età del rock'n'roll. Per 40 anni (1975/2015) è stato il giornalista musicale del principale quotidiano del Nordest, oltre a collaborare saltuariamente con Radio Rai, Ciao 2001, radio private e riviste di settore. Musicalmente onnivoro, è stato tra gli ideatori del Premio della Critica al Festival di Sanremo e ha scritto libri, piccole opere teatrali, e qualche migliaio di interviste e recensioni di dischi e concerti.