In ricordo di Valerio Negrini, il “quinto Pooh”

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Tre anni fa, il 3 gennaio 2013, ci lasciava Valerio Negrini. In pratica era stato lui a dar vita ai Pooh, che quest’anno festeggiano i 50 anni: nel 1962 aveva formato i Jaguars assieme a Mauro Bertoli, e dall’evoluzione di quel complesso nel 1966 sarebbero nati i Pooh. Oltre che batterista, era autore dei testi. Rimase nel gruppo fino al 1971, l’anno di Opera prima. pooh_-_opera_prima_-_frontAnche grazie al lavoro del produttore Giancarlo Lucariello, erano diventati una band di grande successo. Ma Valerio col suo spirito ribelle faticava ad adeguarsi alle rigide regole comportamentali imposte da Lucariello: a un certo punto gli altri tre gli chiesero di farsi da parte, garantendogli però che continuerà ad essere il paroliere di fiducia. Sul momento la prese malissimo, ma poi accettò diventando una specie di “quinto Pooh” (definizione che in realtà non ha mai amato).

Personalmente avevo avuto modo di conoscerlo quando curai Pooh – I nostri anni senza fiato, la loro autobiografia ufficiale pubblicata dalla Rizzoli. Aveva un carattere ostico, ma quando attaccava a parlare non la smetteva più. Era una miniera di aneddoti. Ecco per esempio come mi raccontò il cambio di nome da Jaguars a Pooh: «Ci proposero un contratto discografico con la Vedette. Al momento di firmare qualcuno ci fece notare che c’era già un gruppo chiamato Jaguars, bisognava trovare un altro nome seduta stante: fu la segretaria di Armando Sciascia, il proprietario della Vedette, che tirò fuori il nome Pooh. A noi in quel momento andava bene qualsiasi cosa, anche se ci avessero proposto di chiamarci i “Tutto Chicco” avremmo accettato con entusiasmo. L’unica cosa che ci interessava davvero era entrare in sala d’incisione il più in fretta possibile».

pooh_-_piccola_katy_-_frontEcco invece come mi raccontò la nascita di Piccola Katy, il primo successo dei Pooh (che in realtà era il lato “B” di In silenzio): «Un giorno scrissi su un foglietto volante una poesiola. Avevo preso spunto da She’s leaving home dei Beatles: il tema delle ragazzine  che scappavano da casa era molto sentito, succedeva in continuazione. Ma in questo caso io invitavo quella ragazzina a tornare a casa dai suoi. Comunque abbandonai quel foglietto da qualche parte, finì nelle mani di Roby (Facchinetti) che una sera, tornando a casa dopo un addio al celibato, con un gruppo di amici piuttosto alticci iniziò a cantare a squarciagola quei versi accompagnandosi al piano. Registrò quella cagnara e riascoltandola il giorno dopo capì che poteva funzionare… Insomma, Piccola Katy è nata così… Ogni tanto qualcuno mi domanda quanto vendette quel disco. La risposta è semplice: non lo so. Allora i numeri erano grossi, ma le royalties te le pagavano a modo loro, cioé dandoti 20 o 30.000 lire quando gli girava. Noi non avevamo nessun controllo, non eravamo nemmeno iscritti alla SIAE, per ben tre anni non abbiamo firmato i pezzi che scrivevamo. Questo vuol dire che tutti i diritti andavano ai nostri discografici. Ne siamo tornati in possesso solo 25 anni più tardi!».

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Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi".