Jovanotti pieno di vita anche a Caserta

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Eguagliare la bellezza dispensata negli stadi era impresa ardua. E non è detto che Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti ci sia riuscito del tutto. Di sicuro, però, è riuscito a fare una cosa ancora più grande: rivoluzionare lo show (e di Show con la s maiuscola si parla) tanto da riuscire a evitare qualsiasi paragone con l’ambiziosa tournée estiva. Il folletto di Cortona non è uno che ama fare sempre le stesse cose, per fortuna. Scatta una fotografia del Live 2184, la mette nell’album dei ricordi e riscrive da zero la sceneggiatura di un nuovo capolavoro. L’impianto narrativo ha la sua storia, che in un certo senso si lega agli episodi precedenti. Come se fosse una saga di successo. Nel 2013 aveva chiuso con Penso positivo. E da lì riparte nel 2015. Nei palasport fa proseguire questo fil rouge e apre in maniera insolita lo spettacolo, entrando sul palco con tutta la sua équipe di lavoro e introducendo al pubblico Saturnino & Co. grazie a tre maxi-schermi che accompagnano il primo boato causato da E non hai visto ancora niente.

SCALETTA – Lorenzo rispolvera vecchi successi, ma offre giustamente spazio ad alcuni pezzi del nuovo disco non considerati nel tour scorso. È il caso di Ragazza magica, di Libera o della più celebre Pieno di vita, singolo intervallato a Caserta da ‘O surdato ‘nnamurato. Le scelte coraggiose non mancano. Lo spettacolo perde pezzi del calibro di Ora, Mezzogiorno, Le tasche piene di sassi, Serenata rap e Fango. Ma non per questo perde di vigore in uno show che in un centrifugato di emozioni fa esplodere tutto il talento dell’artista italiano più rappresentativo del momento.

TRE ATTI – Come fossimo in un teatro, ma decisamente più caotico, Jovanotti divide in tre atti le due ore e mezza di concerto. Il palasport esplode subito con Sabato, Tensione evolutiva e L’ombelico del mondo. Poi lo showman toscano cambia costume e concentra l’intimità di un palazzetto con quella che definisce la sua mira artistica ricorrente: l’amore. A te è l’indiscusso caposaldo di un atto che ripesca anche Terra degli uomini, che riconferma Gli Immortali e poi scivola nell’acustico. Jovanotti imbraccia la chitarra e regala SoleLuna e Gente della notte. Anticipata da uno dei tanti visual innovativi dello show, L’alba guarda all’origine della specie e strattona un concerto che inizia piano piano a disegnare la metamorfosi di Lorenzo; torna deejay. Prima destreggiandosi con un medley di Una tribù che balla e Tanto e poi gettandosi in mezzo al pubblico a fondere Falla girareMuoviti muovitiAttaccami la spinaMegamix e Non m’annoio. 

Dì lì in poi è solo delirio. Solo ballo. I riconfermati singoli (L’estate addosso e Pieno di vita) spalancano le porte al ritorno di Mi fido di te seguita in rapida successione da Il più grande spettacolo dopo il big bang che suona tanto forte da dare l’impressione di devastare il PalaMaggiò di Caserta. Nel finale spicca una Penso positivo tirata a lucido e l’usuale Ti porto via con me a chiudere uno show pazzesco pronto a certificare solo una cosa: Lorenzo Jovanotti ha centrato l’obiettivo anche stavolta.

PINO – Ma una data a Caserta, una data in Campania, non poteva seguire la prassi. Non poteva essere uguale alle altre. Jova è uno dal cuore grande e se ai ricordi è particolarmente legato, figuriamoci alle persone. Il momento più toccante è di quelli che capitano una volta per ogni tour. E come quest’estate con la compagnia di Eros e James Senese fu celebrato un tributo commovente al San Paolo per Pino Daniele, non poteva mancare nemmeno a Caserta, pochi giorni dopo il primo anniversario della scomparsa del genio del blues italiano. Finita L’estate addosso, Lorenzo attacca Je so’ pazzo e celebra Pino come meglio non poteva. Trasforma il Palasport in uno stadio che canta in coro per ricordare un’icona. Poi, commosso, consiglia a tutti, uno per uno, di “tenerselo stretto uno come Pino Daniele”. Di tenerlo nei ricordi. Là dove la musica non muore mai.

Facebook / Lorenzo Jovanotti Cherubini – via Iframely

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Marco Fornaro
Ho 18 anni e ospiti della mia play-list sono perlopiù Bob Dylan, De Gregori, i Pink Floyd e tanti altri artisti che mi convincono di essere nato nell'anno sbagliato. Amante di (quasi) tutti i generi possibili, scrivo anche di sport. In due libri a trenta mani ho pubblicato Che Storia la Bari e La Bari siete voi, giusto per render chiara la passione per il biancorosso. Sogni nel cassetto: viver di romanzi e stappare una bottiglia di GreyGoose sui colli bolognesi con Cesare Cremonini.