Giradischi Sony PS-HX500: dal vinile al digitale.

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Il ritorno in auge del “microsolco” nel panorama musicale globale è ormai un dato di fatto e anche Sony da’ credito alla rinascita dell’analogico presentando al CES 2016 – la grande fiera dell’elettronica che si tiene a Las Vegas dal 6 al 9 gennaio – un nuovo giradischi di fascia premium. Sotto l’aspetto essenziale e un po’ vintage, pero’, PS-HX500 strizza l’occhio al digitale: è il primo al mondo in grado di convertire i brani dal vinile a file audio digitali ad Alta Risoluzione, equivalente alla qualità DSD ( Direct Stream Digital). Ritornano, nella scheda tecnica del nuovo device, termini che l’avvento del digitale aveva cancellato: il braccio dritto, con la puntina posizionata nell’asse centrale per assicurare un eccellente bilanciamento stereo, il portatestina integrato di forma arrotondata, che minimizza la risonanza, il dispositivo antipattinamento integrato nel braccio, la possibilità di regolare la pressione d’appoggio e il bilanciamento della testina a magnete mobile. Il giradischi ha un piatto in alluminio pressofuso con cinghia di trasmissione a due velocità. La base acustica di 30 mm a elevata densità è dotata di un tappetino di gomma spesso 5 mm, di nuova concezione, e di quattro piedini isolanti. Realizzato con cura per la riproduzione analogica il nuovo giradischi è di fatto un “ibrido” che getta un ponte verso il digitale. PS-HX500 include infatti un convertitore DSD nativo che supporta il DSD a singolo e a doppio rate (2,8 MHz/1 bit, 5,6 MHz/1 bit) e permette di copiare i brani analogici preferiti su PC come file digitali, con una qualità audio paragonabile all’Alta Risoluzione. Oltre al DSD, dal processo di conversione analogico-digitale si possono ottenere anche altri formati digitali come il WAV. Tramite l’applicativo per PC del giradischi il contenuto dei vinili diventa fruibile oltre che sul computer, anche da dispositivi mobili, lettori portatili o autoradio compatibili. PS-HX500 sarà disponibile in Europa a partire da Maggio 2016

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Walter De Pace
Sono nato a Milano. Negli anni 80, laureato in filosofia, ho iniziato come copywriter all’Ufficio Pubblicità  di Rizzoli Libri.  Negli anni 90 ho collaborato con l’Europeo  - novità tecnologiche - e successivamente con Brava Casa, Anna, Milleidee e Max. All’inizio del nuovo secolo, addetto stampa alla start up che ha creato RCS WEB, ho continuato  a scrivere su Max,  con contributi al mitico spin off tecnologico Max 2.0 ora da collezionisti. Collaborazione proseguita in Gazzetta dello Sport.it.  Dal 2009 al 2012 ho scritto anche sul  mensile filosofico scientifico KOS. Il mio avatar l’ha  scelto mia figlia Irene, con la quale condivido l’idolatria per Bob Dylan, ma che non sopporta la mia passione per le opere di Mozart.