Per Jova Milano è sempre sold out (ed è festa)

Lorenzo Cherubini passa ancora da Milano e non smette di stupire.

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Foto di Leandro Manuel Emede

“Riadatteremo un po’ lo show per i palasport” diceva Jovanotti quest’estate mentre portava a termine il trionfale Lorenzo negli stadi. Poi è arrivato novembre, che ha portato con sé il Lorenzo nei palasport. “Vi faremo impazzire” diceva tra una prova e l’altra. Aveva ragione.

Non importa se esce un album di trenta pezzi e negli stadi ce ne butta solo una manciata, per poi proporre un concerto indoor basato su molti brani nuovi. Non importa nemmeno se alcuni pezzi “immancabili” vengono lasciati fuori, perché in realtà Jova ne estrae dal cappello altri e si prende la libertà di cantarli solo voce e chitarra davanti a un palasport tutto esaurito, per esempio Gente della notte. E altri li riarrangia completamente. Così, infila le scarpe con le ali e corre sul palco per proporre il suo show. Varia da un genere all’altro, canta canzoni da coro, omaggia Michael Jackson e (sul finale) James Brown, mette in atto quello che gli passa per la testa e riesce in tutto, senza perdere credibilità. E allora, Jova, come fai?

Lorenzo Jovanotti, né uno né l’altro singolarmente. Non sembra esserci confine tra il suo mondo in e quello out, così sul palco e nella vita. Gli piace un libro? Ne parla sui social ma dopo qualche tempo piazza una citazione dentro al suo concerto. Anna di Ammaniti, per la precisione. Questa la sua forza. Cantante, ma anche lettore, ascoltatore, uomo soprattutto, attento a captare i cambiamenti del mondo e ad anticiparli. Come quando si è presentato davanti alla stampa per parlare di Lorenzo 2015 cc attraverso infografiche ed emoji. Anticipa, e distacca tutti. Potrei raccontarvi della fune su cui sta in bilico mentre canta Mi fido di te o di Falla girare suonata dal mixer. Per non parlare del corto con Ornella Muti di quest’estate, ma di questo sapete già tutto, il tour è giunto quasi alla fine, inutile ripetermi soprattutto in questo sito, dove di Jova è “di casa”.

Sempre fuori dal coro, Jovanotti capta e trasforma sensazioni in realtà, adeguando l’ambiente alle sue idee; operazione che se fatta da qualcun altro risulterebbe solo un gran pasticcio. È sciamano con una gonna alla vita, è dj, è rider, è rapper, è pilota di motocross, è colore, è energia, è musica, tanta musica. La gente impazzisce e grida “Jovanotti”, balla per tre ore ai suoi concerti che sembrano una discoteca (almeno a questo giro, poi il prossimo chissà). Un artista dinamico in perenne movimento con la mente, con il corpo, che riflette per un attimo su come girano le cose, ma poi riparte e va. Perché l’unico modo per continuare è “fare” con coraggio e amore, come dice lui. Ieri sera è stata la settima volta in cui Jovanotti è passato da Milano, e per la settima volta era tutto esaurito. Questa sera replica e poi qualche altra data per arrivare alla fine del tour. Jova se ne starà con le mani in mano per qualche tempo, ma credo non troppo, per riprendersi dalle spettacolari maratone che fa sul palco, e presto tornerà al lavoro per stupirci ancora. Perché sì, noi abbiamo bisogno anche di lui.

Mercì, Lorenzo! E buona fortuna.

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Matilde Ferrero
Vent'anni e un corso di studi a Milano. Soffro di Londonite da quando ho passato tre mesi nella capitale britannica e poi ho dovuto lasciarla. Una volta ho incontrato Paul McCartney, ma non l’ho riconosciuto.