The Buffet: a cena con R. Kelly

Il tredicesimo album in studio del re dell'R&B contiene delizie per il palato, ma a volte può risultare insipido.

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The Buffet

di R. Kelly

RCA Records

Voto: 7-

Inizialmente doveva chiamarsi White Panties ed avere la stessa linea hip-hop e gli stessi testi a sfondo sessuale del predecessore Black Panties (2013). Poi, per fortuna, la dichiarazione che ha lasciato ben sperare in un cambio di rotta e in un ritorno all’R&B classico a tinte gospel di cui R. Kelly è maestro: l’album in produzione era troppo eterogeneo per essere accostato al progetto precedente, quindi si sarebbe chiamato The Buffet per rimarcare la vasta scelta di generi al suo interno.

Effettivamente il disco lascia abbastanza spaesati: l’inizio è sottotono, ricorda Black Panties, l’abuso di loop nelle basi stanca durante l’ascolto e la qualità generale è ben lontana dagli standard di Kellz. Poi però inizia un susseguirsi di pezzi che alzano inaspettatamente l’asticella e fanno rivalutare l’intero album (Marching band, All my fault, Wake up everybody, Backyard partySextime), ricordandoci di colpo che stiamo ascoltando il creatore di Chocolate Factory, mica il primo arrivato!

Allora lo si riascolta con un altro spirito, prestando maggiore attenzione alla voce. Il fraseggio di R. Kelly è unico e inconfondibile, un marchio di fabbrica, e il suono è caldo e pastoso.

Del disco esiste anche una versione deluxe comprendente 5 tracce aggiuntive che confermano le sensazioni di cui sopra, tra le quali si segnala la splendida ballata pop Barely Breathin’.

Si tratta dunque di decidere se il bicchiere sia mezzo pieno o mezzo vuoto, ma è proprio corretto fare una scelta a proposito?
Forse è davvero il titolo la chiave di lettura dell’album: come in un buffet siamo invitati ad assaggiare ciò che ci attira, godere di ciò che più ci piace e tralasciare il resto senza rimorsi, tanto possiamo tornare a riempire il piatto quando ci pare.

Love, peace and soul

 

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Greg Marzi
Nato a Venezia, credo nel futuro e in Stevie Wonder.