San Francisco: A Love Supreme

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“Let’s go to San Francisco where the flowers grow  so very high … Sunshine in San Francisco makes you mind grow up to the sky.”

Se arrivi a San Francisco, guidando da Sausalito, con ancora nelle orecchie gli echi di “Sittin’ on the Dock of The Bay”, sorvolerai la Baia correndo sul Golden Gate, un ponte su acque tempestosa  e spesso immerso in un’inquietante nebbia. Il tuo ingresso in città sarà   ritmato da “Give Peace A Chance” eseguito dagli studenti dell’Università, fermi in un’istantanea da “Fragole e Sangue”.

Cisco 2

Percorrendo Little Italy, lungo la Columbus Avenue, entrerai nelle vibrazioni della San Francisco Renaissence. Qui, i canti ed i suoni assumono la freschezza della poesia. Quel libero vivere  nella scrittura della Beat Generation. Respirerai quell’aria colta ed intellettuale tra le scaffalature stracolme di libri della City Lights di Lawrence Ferlinghetti, dimora ospitale per tutti i sognatori, da Jack Kerouac ad Allen Ginsberg, da William Burroughs a Gregory Corso, i nostri verbi coraggiosi. Tra la cultura ed il bar, c’è l’angolo dove i sogni di Kerouac crollavano in un pendio alcolico, sino a toccare terra.

Le  inconsuete parole di questi poeti, hanno trovato una nuova vita nella musica, attraverso la potente dolcezza di Grace Slick e dei Jefferson Airplane o la profonda filosofia psychedelica dei Grateful Dead e del loro guru Jerry Garcia. La musica si espande con la forza di un megafono, parole lette sottovoce, talvolta con la paura di sentirle. Ma San Francisco è una città colta, libera, aperta, accogliente, generosa.

Grateful Dead

E’ qui che nasce un’indimenticabile estate di musica e d’amore, proprio all’incrocio tra Haight e Ashbury street. Qui senti dolci ululati, suoni fiabeschi che ti accompagnano nella direzione delle Houses, le comunità, le abitazioni collettive. Ti appaiono come fossero ancora vissute d’arte nella  loro incantevole esplosione di colori, corpi, nuvole, musica. E’ lì che si affacciava Paul Kantner, è da lì che usciva Jorma Kaukonen. In quel giardinetto si rincorrevano Bob Weir e Phil Lesh. Se non cerchi l’amore ma vuoi soddisfare la passione, è sempre da quell’incrocio, Haight-Ashbury, che ti avvii verso il tempio, il Taj Mahal della musica, la Mecca del suono psychedelico, il gigantesco pusher di sensazioni: Amoeba, immenso scrigno musicale, intorno al quale le mura ti costringono a capire il significato di un’epoca attraverso murales che profumano di fiori, di note, di libertà culturale.

Haight-Ashbury è l’incrocio naturale di ogni avventura musicale. Ma sarà un’aria diversa a sospingervi dallo stesso crocevia verso Fillmore street. Non avrete bisogno di dismettere le vesti colorate, la strada vi accoglierà con il suo più svariato vicinato. Il tempio di quella che fu “l’estate dell’amore” è qui. Se il Fillmore West spalancasse le sue porte ne uscirebbero suoni meravigliosi e mai sbiaditi: Quicksilver Messanger Service, Santana, Grateful Dead, Janis Joplin, Jefferson Airplane, Creedence Clearwater Revival furono i protagonisti di un breve periodo e di un lungo ricordo. Ma non abbiate fretta e risalite lentamente verso i lontani suoni che vi saranno di richiamo, come canti di sirene, da un mondo diverso. Il Jazz è il padrone della strada. Nei suoi caffè, nei club, ovunque vi sia lo spazio, lui vi intrattiene con la confidenza di chi ti è intimo. Vi sentite a vostro agio avvolti da queste sonorità ogni volta diverse, inusuali, spesso calde e talvolta fredde a seconda della stagione e dell’umore di chi le suona.

fillmore west

Tutte le domeniche alle 11.00 a.m. in Fillmore Street, a San Francisco, nel quartiere che fu la sede più avvincente delle avventure musicali californiane, in una piccola anonima sala religiosamente arredata, si celebra John Coltrane, tra icone che ne esaltano la potenza e il leggendario talento.

Al vibrare delle corde di un basso, fanno lentamente ingresso ad uno ad uno i musicisti che ne interpreteranno le note in una coinvolgente jam session in cui partecipano anche le poche decine di spettatori presenti. Un rituale ritmicamente impressionante, trascinante, unico, musicalmente elevatissimo.

Quella vissuta al St. John Will-I-Am Coltrane Church è stata una delle più affascinanti ed esclusive esperienze musicali alle quali abbia mai partecipato…  Qui ho incontrato l’amore supremo.

“Words, sounds, speech, men, memory, throughts,fears and emotions–time–all related…all made from one… all made in one.”(A Love Supreme)

CanUSA2010Max 442

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Massimo Bonelli
Ex Direttore Generale della Sony Music, ha trascorso 35 anni nel mondo del marketing e della promozione discografica, sempre accompagnato da una grande passione per la musica. Lavorava alla EMI quando, in un periodo di grande creatività musicale, John Lennon, Paul McCartney e George Harrison hanno iniziato produzioni proprie di alto livello e i Pink Floyd hanno fatto i loro album più importanti. Sino a quando, con i Duran Duran da una parte ed il punk dall’altra, è arrivato il decennio più controverso della musica.In CBS (più tardi Sony), ha contribuito alla ricerca e al lancio di un numero considerevole di artisti, alcuni “mordi e fuggi” come Spandau Ballet o Europe, altri storici come Bob Dylan, Bruce Springsteen, Cindy Lauper, Franco Battiato, George Michael, Claudio Baglioni, Jovanotti, Pearl Jam, Francesco De Gregori, Fiorella Mannoia e tanti altri…Si fatica davvero a individuare un artista con il quale non abbia mai lavorato, nel corso della sua lunga vita tra pop e rock.