Ri-scatti ri-torna. Questa volta tocca agli immigrati

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Ri-scatti Milano Melting Pot, al PAC, Via Palestro, 14, Milano, fino al 27 gennaio. 

Torna Ri-scatti con Milano Melting Pot – dal 16 al 27 gennaio al PAC – la mostra organizzata dalla omonima Onlus che l’anno scorso aveva proposto una serie di immagini realizzate dai clochard.
A proposito, perché usare clochard (termine francese che deriva da cloche, ovvero campana, per descrivere la gente un po’ suonata) invece del nostrano barbone che, nell’accezione milanese, contiene anche un che di affettivo?
Boh, sarà che dobbiamo apparire sempre politicamente corretti a parole, anche se la pratica è ben altra cosa.
Questa volta la mostra è allestita con le opere fotografiche degli immigrati. Di come vedono la nostra città, di quanto e come vivono l’integrazione. Altra parola sempre sulla bocca di tutti, ma nei fatti ancora molto lontana da venire.
I novelli fotografi provengono da oltre dieci paesi – Francia, Argentina, Cina, Marocco, Senegal… – e svolgono le professioni più disparate, dal manager, al cuoco al portinaio.
Dopo il solito tirocinio svolto insieme al fotografo Gianmarco Maraviglia, si sono dedicati al racconto della loro quotidianità. Il lavoro, la famiglia, la città vista con occhi diversi rispetto ai milanesi che, distratti e frettolosi, non sono più abituati ad alzare lo sguardo verso un mondo che sta cambiando sempre più in fretta.
Anche in questa mostra, come per la precedente, c’è il bello e il brutto, il banale e lo sguardo che non ci aspetteremmo. A volte capita anche l’immagine che, più di mille parole, rivela che l’integrazione non esiste o, addirittura, viene ostinatamente rifiutata da chi dovrebbe cercarla.
Vincitore – più che meritatamente – il filippino Marvin Nolasco, di professione portinaio, che sogna il salto di qualità, da fotografo per hobby a professionista, con una bella immagine che ci riporta, con le dovute proporzioni,  agli anni d’oro del reportage alla Steve McCurry, e che dimostra a chi cerca l’esotico a migliaia di chilometri da casa, che spesso basta uno sguardo solo un poco più attento per trovarlo anche nella portineria del nostro condominio.

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Davide Lopopolo
Diplomato al Liceo Artistico di Milano nel 1980, avrei sempre voluto fare l’artista. Ma, visto che si deve anche mangiare, mi sono inventato grafico editoriale e pioniere dei primi sistemi di impaginazione Apple, scoprendo un nuovo amore. Mi è andata bene, ho collaborato con le maggiori case editrici italiane e ora sono un art director sul libero mercato. Però il primo amore non si scorda mai, così sogno ancora di diventare un artista...