Point Break. Il remake estremo

Agente FBI estremo e mistico infiltrato infiltrato tra criminali estremi e mistici

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Point Break
di Ericson Core
con Edgar Ramirez, Luke Bracey, Teresa Palmer, Ray Winstone, Delroy Lindo.
Voto 5/6 

La storia è quella dell’originale Point Break firmato Kathryn Bigelow del 1991, aggiornata in quantità e non in qualità: là l’agente FBI con trascorsi da scavezzacollo del surf Johnny Utah si infiltrava in una banda di rapinatori che, capeggiati da granitico surfer Bodhi, con una certa ironia andavano a svuotare banche indossando maschere da presidenti Usa. Il mucchio selvaggio viveva secondo la mistica californiana del bel gesto sportivo da spiaggia abbinato al crimine, in cerca del proprio sentiero interiore.  Qui lo sportivo estremo Utah passato all’FBI (Bracey) si infiltra in un gruppo di sportivi estremi che, guidati da Bodhi (Ramirez), tentano di superare otto mistiche prove suicide decise da un guru dell’estremo e abbinano ogni prova a una super rapina (estrema) che loro, però, definiscono “restituzione”, secondo uno schema un po’ nebuloso di ecologia (estrema). Tutto è estremo, niente è davvero estremo… Nel primo Point Break c’erano nomi già mitici come Keanu Reeves (l’agente Utah) e Patrick Swayze (Bodhi) e Gary Busey (agente Fbi anziano): gli ultimi due venivano dal surf di Un mercoledì da leoni. Qui nomi mitici non ce ne sono. I due protagonisti sono emergenti. E anche questo è estremo. La prima differenza radicale tra i due film è l’estetica del corpo umano: qui sono tutti alti, barbuti (l’agente FBI no, così lo distingui), tatuati e praticamente simili a fotomodelli sportivi. E le imprese, che nel primo film aggiungevano pericolo, qui sono la normalità (estrema) e vanno dal saltare con la moto da una cima di canyon a uno spuntone di roccia, picchiare in caduta libera da un aereo in una voragine mimetizzata nella giungla, scendere con tute alari da quote folli, fare motocross durante le valanghe, arrampicare senza sicurezza su pareti assurde e naturalmente, per ri-conoscersi, invece che fare surf sulle onde più grandi, farlo su quelle da tsunami. Il troppo stroppia e il tutto sembra una pubblicità di bevande miracolanti per sportivi che per rilassarsi si picchiano in un Fight Club o un film di Bond a cui abbiano tolto la storia e lasciati gli effetti. Ideale per spettatori estremi. Niente di male. Per la storia poliziesca e il sentiero mistico rifarsi al film precedente.

YouTube / Eagle Pictures – via Iframely

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori