Filippo Gambetta
Otto baffi
(Autoprodotto/IRD)
Voto: 8

Filippo Gambetta riporta con i piedi per terra il suo “folk del non luogo”, come autodefiniva la musica dei precedenti lavori Pria Goaea e Andirivieni, così pieni di eterogenee fonti d’ispirazione da essere di difficile messa a fuoco. Non che l’organettista genovese, figlio d’arte, sia meno irrequieto e curioso con questo nuovo album, però il suo ritorno alle origini, al ballo popolare più variamente declinato, all’immediatezza delle ritmiche è evidente dal primo ascolto.

Otto baffFilippoGambettaCopi è estroso fin dal titolo, che fa riferimento alla caratteristica dello strumento usato da Gambetta – più diffuso di quelli a due, a quattro oppure a 12 bassi – con le effe, simboli di dinamica e forme dei fori di risonanza degli archi, ad addolcire la definizione musicale, riferita alla notazione della tastiera della piccola fisarmonica diatonica.
Questo suo quarto album, “è – dice il protagonista – un gioco, una sfida. C’è la voglia di trasmettere, insegnare, condividere una musica che nasce dai limiti di uno strumento che suona solo in due tonalità e in cui la melodia è al centro del discorso”. Operazione riuscita grazie al vigore e all’originalità con cui Gambetta compone e organizza i suoi brani sulla falsariga di ritmi coinvolgenti e sempre ballabili (diversamente dai precedenti, più rivolti al puro ascolto).
Dodici brani di grande pregio, che emozionano con tagli spagnoleggianti, che illuminano con incroci ritmici, che invogliano con intenzioni narrative, mentre la tarantella si tinge di jazz, la mazurka scivola elegante, la polka fa le giravolte, la giga coinvolge senza se e senza ma, e ancora il valzer musette intreccia clarinetti e corde, la bourée cornamusa e liuto, il forró flauto e pandeiro.
Il tutto a punteggiare paesaggi della Liguria alluvionata, della caldera dei Campi Flegrei, dei monti lunari d’Abruzzo, dell’Auvergne tradizionale, della faggeta di Calizzano, del Turchino attraversato da una ferrovia sempre più rapida. Balli di coppia e di gruppo sono dettati con voce luminosa e calda, con climi azzardatamente di confine, con un ardore intenso, ripiegato sulla vita del qui e dell’ora.
Numerosi gli ospiti presenti (citiamo almeno il violinista François Breugnot, la pianista Emilyn Stam, il chitarrista Maarten Decombel), ma senza che l’eterogeneità produca scricchiolii o incertezze, anche per la buona guardia dei fedelissimi compagni del trio e della band, i Liguriani, del leader: Riccardo Barbera, Claudio de Angeli, Fabio Biale, Michel Balatti e Fabio Rinaudo.

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Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.