Dell’importanza cruciale della sezione ritmica, ovvero the pumping heart of r’n’r!

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Dell’importanza cruciale della sezione ritmica.

Sì.

La musica è la mia vita e quella di molti, moltissimi altri.

La musica sta vivendo dei momenti di grande difficoltà, soprattutto quella che non si inserisce nel filone del mainstream più ovvio e banale. La distribuzione della musica è in continuo cambiamento senza che si riesca a trovare una possibilità per chi fa musica fuori dal grande, grandissimo circuito di stabilizzarsi in un nuovo sistema

Prima sembrava che myspace fosse il futuro, ora sembra che contino solo i like di Facebook.

I negozi di dischi non esistono più per come li abbiamo conosciuti noi cinquantenni, luoghi ove una comunità di persone con intenti simili si ritrovava a condividere ossessioni per un artista o per un album, dove una persona che, negli anni, arrivava a conoscerti molto bene poteva consigliarti un disco che non avevi mai sentito pensando che ti potesse rimanere attaccato all’anima.

Spesso succedeva.

Le bands si formavano dentro i negozi di dischi, si parlava di musica ma anche di cinema e letteratura, arte e fotografia.

Pero’, il musicista deve guardare avanti, come dice il Profeta Ineffabile Bob Dylan nella sua canzone Pressing On – facente parte dell’album Saved.

(EN)

« Shake the dust off of your feet, don’t look back »

(IT)

« Scuoti la polvere dai tuoi piedi, non voltarti »

Il musicista deve guardare avanti e così, ecco che la realtà ci fa vedere che dalla musica suonata, con tutte le positività del caso, dentro locali che non sono quasi mai ideali, in contesti difficili, ove l’attenzione e la fruizione del pubblico, salvo pochi, rarissimi casi, è ostacolata, ecco che l’espressione musicale passa dal fare musica all’insegnamento.

Argomento spinoso e facile alla contraddizione, dacché qualche esperienza di insegnamento l’ho avuta e a volte mi viene proposta.

Non ci ho mai trovato nulla di male, io quello che ho detto è che posso comunicare a chi fosse interessato il mio metodo, quello che per me, per il mio mix di studio e di casualità, ha funzionato e continua a funzionare, dacché non puoi proprio dire mai di aver finito di imparare, anzi, ogni aurora che il Creatore ci da modo di apprezzare ci informa sulla esiguità della nostra conoscenza.

L’unica cosa che mi lascia parecchio tiepido è vedere dei musicisti che fanno dell’insegnamento la loro unica attività.

Non credo che, salvo rarissimi casi, si possa insegnare e basta e soprattutto, salvo casi rarissimi si possa altrimenti imparare e basta.

La musica è un percorso da fare live, da fare in sala prove e studio di registrazione, tutto serve nella dieta del musicista ma un solo elemento porta all’inaridimento della vena.

Ora, credo sia più interessante l’esperienza dei workshop, che spesso mi sono proposti e che vedo come due o tre ore da trascorrere in compagnia di musicisti interessati a comprendere un percorso che parte da una umida cantina e porta a decine di dischi registrati, alcuni molto popolari, altri ignorati ma altrettanto importanti, ogni passo un virtuale mattoncino lego per costruire un castello che è un cantiere.

L’importanza per me, più del singolo musicista, è sempre stata, nel caso del mio strumento, del concetto stesso di “sezione ritmica”, prima del valore del musicista singolo sono sempre stato colpito dalla capacità di andare a tempo, di grommare, delle grandi sezioni ritmiche.

Se analizziamo nell’ascolto il concetto di sezione ritmica, abbiamo una sorta di Antico Testamento riconosciuto dai nostri maestri.

imagesLevon Helm, titolare di una della voci più emozionati e toccanti della storia della musica, grandissimo ed enorme batterista, racconta nel suo meraviglioso libro This Wheel’s On Fire di come l’epifania stessa del rock sia avvenuta nel corso di un concerto di Elvis Presley nel 1955, quando Elvis, dopo essere passato dall’Arkansas con Scotty Moore e Bill Black in trio, all’anno dopo, quando torna con l’aggiunta del potente drumming di D.J. Fontana e Bill Black al Precision Bass.

Ecco nato il concetto fondate di sezione ritmica, qualcosa che ha a che fare con l’aggiunta della tonalità al lavorio ritmico della batteria, senza che si debba necessariamente distinguere chi fa cosa.

Quello è il mistero del r’n’r ma anche del soul del blues e di tutta la musica roots.

Quello è quello che ci hanno chiesto di raccontare il 4 marzo in un incontro dedicato ai segreti per animare una grande sezione ritmica in ambito rock.

Ascolteremo il lavoro di Donald Duck Dunn al basso e di Al Jackson alla batteria per la Stax.

DonaldDuckDunnMa anche quello che sono stati capaci di fare Bill Wyman e Charlie Watts per i Rolling Stones, 98074quello che ha significato il lavoro di tante sezioni ritmiche che hanno unito i loro sforzi per rendere al meglio delle canzoni straordinarie, penso a quello che hanno fatto Richie Hayward e Kenny Gradney per i Little Feat,

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inimitabili groove che univano il sapore roots della loro estrazione zappiana con il sound di New Orleans, oppure il favoloso funk dei Meters con il potente ma essenziale lavoro di George Porter al basso con la batteria scivolosa di Joseph Zigaboo Modeliste.

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Che dire di Topper Headon e il basso rocciosamente reggae di Paul Simonon?

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O le invenzioni ritmiche di Adam Clayton con il suo celebre treno ritmico e le rullate di Larry Mullen?

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E quello che hanno fatto Sting con Miles Copeland nei Police?

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Potremmo andare avanti così citando Gary Tallent e Max Weinberg

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ma inutile che vi dica che sono convinto che TUTTI quelli che ho citato sono animali da musica live, suonata e consumata live, senza pietà per i chirurghi da sala di incisione, tutti questi e gli altri che non ho potuto citare per mancanza di spazio, sono persone che hanno messo la loro grande umanità al servizio di un songwriting che li ha celebrati nel tempo e che ha incastonato le loro creazioni e li ha celebrati nella più grande soddisfazione che un musicista possa provare, quella di vedere la gente ondeggiare e danzare al suono del loro andare a tempo e perderlo assieme.

Questo è quello che vogliamo comunicare a chi vorrà venire a Torino il 4 marzo alla Galleria dei Suoni di Torino.

YouTube / Galleria Dei Suoni – via Iframely

E’ un modo per ribadire che cio’ che conta è quanto mettiamo di noi stessi dentro la musica.

quanto della nostra stessa essenza di esseri umani finisce tra i solchi.

Quella generosità, quel tiro, quella urgenza.

Quella necessità interiore.

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Antonio
Bassista, cantante, scrittore. Trenta anni di rock’n’roll on the road! Dai Rocking Chairs a Luciano Ligabue, tante note e tante storie di r'n'r!