Sanremo: Papaveri e Papere

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Con il passare degli anni, nel mondo, cambiano tante cose. In Italia ne cambiano alcune. A Sanremo nessuna. Ma perchè, Sanremo non è Italia? No, Sanremo è la Repubblica Autonoma della Canzonetta.

sanremo maiocchiConfesso che, nel passato, come milioni di italiani possessori di un televisore, avevo seguito il Festival nel suo periodo meno discriminatorio sui generi musicali, quando si fondeva la voce di Lucio Dalla con i suoni rock degli Yardbirds, o quella di Bobby Solo con le armonie dei New Christy Minstrels, Tony Dallara con Ben E. King, Ricchi e Poveri con Jose Feliciano, Fausto Leali con Wilson Pickett, Ricky Maiocchi con la musa rock Marianne Faithfull, Mino Reitano con gli Hollies di Graham Nash, Caterina Caselli con il beat di Sonny & Cher e quella di Lara Saint Paul con l’immortale Luois Armstrong. Con il tempo il festival è divenuto più classista, separando gli artisti emergenti dai big e questi ultimi dalle superstar nazionali ed internazionali.La prima volta che ci andai, alla fine degli anni settanta, come discografico, non certo come cantante, fu un trauma, ma non per la qualità della musica. Mi ricordo che avevo parcheggiato la macchina, a fianco di molte altre, in un sotterraneo di fronte all’albergo dove alloggiavo. Il giorno in cui andai a riprenderla, le altre auto non c’erano più e la mia era circondata e sommersa da cassette di fiori. Era il luogo destinato al mercato della merce più preziosa di Sanremo. La lasciai li. La stessa notte, rientrando ovviamente a piedi verso l’albergo, chiacchierando con un paio di colleghi, e quindi distratto, attraversai letteralmente un vetro antivento esterno ad un bar, cadendo sopra ad un milione di microscopici frammenti. Questo fu il mio primo Festival, da dimenticare, come fu dimenticato Mino Vergnaghi, il vincitore.

sanremo 7Successivamente, andai al Festival per anni ed anni, al seguito di decine e decine di artisti: esordienti, famosi, molto famosi e superstar internazionali. Ne ho vinti alcuni, ho sofferto per tutti. Ho trascorso intere notti in bianco a fare da psicologo ai drammi artistici, ho fatto l’autista, ho dato consigli da stilista, altri da parrucchiere, altri da arrangiatore ed altri ancora, per fortuna, da ingegnoso e creativo uomo marketing. Ho visto cantanti felici ed altri disperati: ho accompagnato sul palco Loredana Bertè incinta di fantasia, ho tolto il chewingum dalle labbra di Patty Pravo e dalle scarpe di Alessandro Bono, ho aggiustato la cravatta al collo taurino di Fausto Leali, ho fatto da medico per la Oxa, da calmante per Bobby Solo, da pescivendolo per la paranza di Silvestri, da bodyguard ad Alice, da consulente matrimoniale per Di Cataldo e divorzista per Alexia. Ogni loro angoscia era un mio problema ma, come diceva un celebre filosofo napoletano: “ze sciò mast go-on”.

Ho sempre sostenuto che lavorare a Sanremo con gli artisti internazionali, è più semplice che con quelli nostrani: arrivano e, il giorno dopo, se ne vanno. Nessun dramma.

Quindi, se per i nostri artisti, raccontare qualche episodio diventa una lunga e, talvolta, nevrotica e lacrimosa biografia, per gli ospiti internazionali è più facile, più pratico e, sicuramente, più divertente.

sanremo 9C’ero quando, in eurovisione, a Patsy Kensit degli Eight Wonder, cadde la spallina facendo bella mostra di un seno, anzi, del suo breve successo fui regista. Era una moderna groupie diventata cantante. Durante un trasferimento in macchina, scendendo con lei, dalla mischia mi arrivò un pugno in faccia. L’invidia è una brutta bestia. Il suo trasloco più famoso fu dall’appartamento di Jim Kerr dei Simple Minds a quello di Liam Gallagher degli Oasis.

 

sanremo 6A proposito di pugni, più inquietante fu la volta che il quindicenne Luis Miguel, miliardaria baby star della musica latina e, più tardi, compagno di Mariah Carey per un paio d’anni, venne a Sanremo in gara con il brano “Noi ragazzi di oggi”. Lo raggiunsi in camerino poco prima dell’esibizione e mi si presentò una scena allarmante: il road manager lo teneva fermo bloccandogli le braccia mentre il padre-manager lo colpiva con pugni nello stomaco. Accortosi del mio imbarazzo, il padre mi disse:”Lo sto eccitando, sul palco sarà un leone”. Dato che il brano era scritto da Toto Cutugno, arrivò secondo.

L’arrivo dei Queen fu devastante; ogni giorno annunciavano un persona in più nel loro staff: per noi significava una stanza in meno. Finì che dormimmo in otto discografici nella stessa camera e per uscire dovevamo camminare sui letti e sui corpi altrui. Ciascuno dei Queen arrivò con la propria guardia del corpo ma Freddie Mercury ne volle una in più, locale. La trovammo, si presentò con un braccio ingessato, a Freddie piacque comunque, molto, troppo.sanremo queenCon i Duran Duran, il fanatismo popolare era tale che rischiai di lasciarci la pelle sotto le transenne d’ingresso al Teatro, travolto dalla folla. L’attesa del loro arrivo, mobilitò migliaia di fan che arrivarono alla spicciolata facendo accampamento intorno all’albergo. Vestiti tutti di nero si moltiplicavano come gli uccelli di Hitchcock.Simon Le Bon non volle perdere l’occasione di flirtare con una celebre deejay e così, in piena notte, ruzzolò dalle scale dell’hotel, presentandosi sul palco, il giorno dopo, con la gamba ingessata. Posseggo ancora il certificato medico del biondo wild boy. sanremo duranL’anno successivo, dopo il mio divorzio dalla Emi, i Duran Duran mi videro al seguito dei loro rivali Spandau Ballet e, amichevolmente, mi minacciarono.

Quando portai a Sanremo gli  svedesi Europe, con la loro hit “The final count-down”, durante l’affollatissima conferenza stampa irruppero i carabinieri con una denuncia. Secondo il giudice, gli Europe avrebbero utilizzato il nome già appartenente ad un altro gruppo italiano. Non so come si chiamino ora questi ultimi, ma il gruppo di Joey Tempest continuò a chiamarsi Europe.

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I Toto a Sanremo  costarono più in  grappe e cibo  che in camere d’albergo e voli aerei. Devo dire che anche molti altri, soprattutto tra gli artisti italiani, avevano il vizio di guardare il menù dalla parte del prezzo e non da quella dell’elenco dei piatti, scegliendo, che  piacesse o no, quello più caro.

Liza Minnelli, che ebbi come ospite nell’edizione del Festival che si tenne ad Arma di Taggia, era una vera signora. sanremo lizaSi irritò solamente quando ebbe il sospetto che, durante le prove, quello che volteggiva poco distante da lei, fosse un pipistrello. Avrei voluto dirle che era un drone mascherato, ma non esistevano ancora. La calmai assicurandola che sarei stato al suo fianco per difenderla. Quando eravamo nel suo camerino, si presentò, per salutarla, il più importante, attempato e storico discografico francese. Era accompagnato da una giovanissima fanciulla. Gli chiesi se voleva far entrare anche sua nipote e lui, offeso, mi rispose che era sua moglie (la settima).

Gli Oasis, come da copione, fecero il buono, Noel, ed il cattivo Liam. Il brutto lo lasciarono fare a Luciano Pavarotti, che  venne in camerino per invitarli al suo prossimo incontro Pavarotti & Friends. Mentre Noel prestava attenzione, Liam sproloquiava sulle dimensioni del tenore, con aria beffarda. I fratelli, guarda caso, litigarono anche a Sanremo, come ovunque.

Tra i miei artisti a Sanremo ci fu anche Bruce Springsteen. Non ci sono aneddoti che non siano già storia. Lui volle che la gente capisse il testo della sua canzone “The ghost of Tom Joad”, che quindi fu sottotitolata durante l’emozionante interpretazione. Lo stesso Baudo decise che sul palco doveva esserci solo il Boss e, con rispetto, lo presentò stando in platea.

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Potrei terminare dicendo che, tra gli artisti internazionali che ho avuto a Sanremo, il più antipatico è stato Art Garfunkel (Simon & Garfunkel), i più simpatici gli America (quelli di A Horse with no name), i più professionisti i Queen. Fuori quota Bruce Springsteen.

Gli italiani? Si prendono tutti troppo sul serio, senza tener conto che Sanremo, ovvero la Repubblica Autonoma della Canzonetta, prospera sul commercio di papaveri e papere.

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Massimo Bonelli
Ex Direttore Generale della Sony Music, ha trascorso 35 anni nel mondo del marketing e della promozione discografica, sempre accompagnato da una grande passione per la musica. Lavorava alla EMI quando, in un periodo di grande creatività musicale, John Lennon, Paul McCartney e George Harrison hanno iniziato produzioni proprie di alto livello e i Pink Floyd hanno fatto i loro album più importanti. Sino a quando, con i Duran Duran da una parte ed il punk dall’altra, è arrivato il decennio più controverso della musica.In CBS (più tardi Sony), ha contribuito alla ricerca e al lancio di un numero considerevole di artisti, alcuni “mordi e fuggi” come Spandau Ballet o Europe, altri storici come Bob Dylan, Bruce Springsteen, Cindy Lauper, Franco Battiato, George Michael, Claudio Baglioni, Jovanotti, Pearl Jam, Francesco De Gregori, Fiorella Mannoia e tanti altri…Si fatica davvero a individuare un artista con il quale non abbia mai lavorato, nel corso della sua lunga vita tra pop e rock.