Cecile. Il mio Sanremo negro e provocatorio

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Si chiama Cecile, è nata a Ostia, in pratica il mare di Roma, è alta 1.87 cm e soprattutto è NEGRA, che è anche il titolo del pezzo che presenta a Sanremo e che dà il titolo al suo primo album in uscita l’11 febbraio (in versione digitale in tutti gli store) e il 4 marzo su cd.

N.E.G.R.A. (acronimo che sta per Nessuno È Giudice Razziale Assoluto) è un pezzo forte, provocatorio, che non usa mezzi termini, l’album invece è un concentrato di dubstep, elettronica, funky, pop con qualche venatura hip hop (c’è anche un pezzo scritto da Piotta). Un album con un suono molto internazionale in un panorama italiano sempre più appiattito e omologato.

Come viene fuori un album così?
“Credo che questo disco rispecchi molto la mia personalità, io sono molto eclettica, ascolto tanta musica diversa e mi piacciono tante cose differenti. Sono eccentrica e poliedrica e devo dire che a livello musicale ho gli stessi gusti del mio produttore, Lorenzo Lombardi Dellamano, soprattutto quando si tratta di dubstep e di elettronica”.

A livello musicale chi ti ha influenzato di più, chi ti piace di più?
“Senza dubbio Skrillex, ma amo moltissimo anche Lady Gaga: io nasco come performer e Lady Gaga è la performer perfetta, sai che è anche una grande cantante jazz?”

Nell’album ci sono 10 pezzi, come li hai scelti?
“A parte N.E.G.R.A. che c’è anche in versione Deep Mix realizzata da Kuert Uyop con la partecipazione straordinaria di un grande pianista jazz  come Paolo Del Grande che mi accompagnerà anche a Sanremo e che è diventato ormai il mio pianista ufficiale. Gli altri  brani sono stati scelti dopo un’attenta selezione tra più di cento brani che sono arrivati alla casa discografica (la Universo) dopo la mia apparizione a Sanremo Giovani. Il pezzo che apre l’album però doveva essere necessariamente ‘Basta Cazzate’ perché è proprio come sono io, è perfettamente nelle mie corde sia nella musica che nei testi”.

Che ti aspetti da quel palco?
“Innanzitutto di trovare una forte empatia con l’orchestra e di entrare in perfetta sintonia con loro, perché se ti trovi bene con loro, se ti senti bene, canti decisamente meglio. E poi spero di far arrivare forte a tutti il mio messaggio sperando che non venga frainteso”.

Perché pensi che possa essere frainteso?
“Perché da quello che mi scrivono sui social, molta gente, alcuni almeno mi dicono che io mi piango addosso e invece non è vero, io mi faccio forza, so di avere la mia forza. Il mio messaggio è esattamente il contrario: proprio dal mio esempio io vorrei che la gente trovasse la forza per ribellarsi a tutte le forme di discriminazione non solo quella razziale. Io ho usato la parola Negra perché sono negra, ma avrei potuto dire frocio,  bassa, grassa, brutta, tutte le discriminazioni  vanno bandite”.

Eppure in Italia il razzismo ancora esiste: ieri sera hanno interrotto una partita di calcio per qualche minuto, nel processo per la morte di Meredith Kercher alla fine è stato condannato solo Rudy Guede, che è negro, gli esempi sono purtroppo tanti…
“Ma anche io l’ho subito quando ero piccola, anche io  a scuola sono stata vittima non solo di offese verbali come dico nella canzone, ma alle medie venivo picchiata da una mia compagna di scuola più grande di me che ogni giorno mi tirava i capelli, mi chiamava negra, mi riempiva di lividi, per me è stato un trauma. Un giorno mia madre si è accorta di tutti i segni che avevo sul corpo ed è andata a parlare con la preside. Qualche tempo dopo però – quando lei aveva già finito le medie –mi ha incontrato e ha provato di nuovo a picchiarmi ma quella volta ho reagito anche io perché avevo capito che pure io avevo la mia forza e da allora non ho più avuto paura di nessuno”.

Hai una mamma del Camerun, un padre Americano, hai vissuto negli USA (in Virginia, dove si è iscritta all’Università per studiare criminologia), parli e canti perfettamente in tre lingue e hai un suono internazionale: l’Italia non ti va un po’ stretta?
“Sì, in effetti mi va abbastanza stretta. Io stavo tanto bene in America… ma i casi della vita mi hanno riportato qui”.

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Patrizia De Rossi
Patrizia De Rossi è nata a Roma dove vive e lavora come giornalista, autrice e conduttrice di programmi radiofonici. Laureata in Letteratura Nord-Americana con la tesi La Poesia di Bruce Springsteen, nel 2014 ha pubblicato Bruce Springsteen e le donne. She’s the one (Imprimatur Editore), un libro sulle figure femminili nelle canzoni del Boss. Ha lavorato a Rai Stereo Notte, Radio M100, Radio Città Futura, Enel Radio. Tra i libri pubblicati due su Luciano Ligabue: Certe notti sogno Elvis (Giorgio Lucas Editore, 1995) e Quante cose che non sai di me – Le 7 anime di Ligabue (Arcana, 2011). Uno (insieme a Ermanno Labianca) su Ben Harper, Arriverà una luce (Nuovi Equilibri, 2005) e uno su Gianna Nannini, Fiore di Ninfea (Arcana). Il suo ultimo libro, scritto con Mauro Alvisi, s'intitola "Autostop Generation" (Ultra Edizioni). Dal 2006 è direttore responsabile di Hitmania Magazine, periodico di musica spettacolo e culture giovanili.