Sanremo. Le pagelle di Spettakolo

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Ok, la tradizione è stata rispettata anche quest’anno. Arrivato in Riviera totalmente e digiuno dall’ascolto delle canzoni sanremesi, oggi tra le 14,30 e le 18,15 le ho sentite tutte e venti, una dietro l’altra. Prima le dieci che saranno eseguite nel corso della serata inaugurale, poi le altre dieci. In rigoroso ordine alfabetico dei cantanti (che però non corrisponde all’ordine d’uscita in Tv).

Come sono, in sintesi? Non ci si discosta molto dalla media degli ultimi anni. C’è qualche pezzo carino, ma i grandi capolavori annunciati non ci sono. A partire da domani sera potrete giudicare direttamente. Per ora accontentatevi della mia first impression. Che è basata su un unico ascolto, per di più durante le prove, quindi senza abiti di scena e qualche volta con un po’ di emozione in meno rispetto alla serata che va in diretta. Il che in alcuni casi potrebbe essere addirittura un vantaggio. Infatti quando si accende la lucina della telecamera e nelle cuffie scatta il “click” c’è chi va via tranquillo e chi si fa prendere dal panico, stonando terribilmente. Il bello della diretta, direbbe qualcuno…

Comunque bando alle ciance e via coi voti. Riservandomi il diritto di rivederli al rialzo o al ribasso dopo aver riascoltato le canzoni.

Guardando il cielo di Arisa – Un arpeggio di piano introduce questa ballad intensa ed elegante, composta dall’ottimo Giuseppe Anastasi, ex fidanzato, ma ancora autore di fiducia della cantante lucana. Che come sempre canta alla grande. Anche il testo non è banale. Niente cuore/amore ma uno sguardo sull’universo. Voto 7

Semplicemente dei Bluvertigo – Bello vedere sul palco dell’Ariston una band che ha fatto dell’art rock la sua cifra stilistica. Il brano parte lento, poi sfocia in un trascinante pop-rock. Andy sostiene vocalmente Morgan e la sua voce graffiata. Testo ok, a tratti pungente. Meno riuscita la parte musicale. Ma nel complesso ci siamo. Voto 7-

Via da qui di Deborah Iurato e Giovanni Caccamo – Il brano su cui puntano i bookmaker in effetti ha tutte le carte in regola per vincere. La canzone è di Giuliano Sangiorgi, che indubbiamente sa scrivere. La costruzione è piuttosto ruffiana: inizia lui in modo quasi autorale, continua lei buttandosi sul pop, poi ritornello che acchiappa cantato in coppia. Voto 6 e mezzo

Mezzo respiro dei Dear Jack – Anagraficamente sono giovani, musicalmente vecchi. A tratti antichi. Ci si sono messi in quattro per scrivere una canzone che è esattamente come il suo titolo, “mezzo respiro”. Escono dai talent, e non si sono spostati da lì. Io gli staccherei la spina (artisticamente, s’intende!) Voto 3

Blu di Irene Fornaciari – Secondo alcuni il suo stile ricorda il rock anni ’70. Non saprei dire perché, ma a me ha fatto venire in mente certe cose della grande Dalidà (purtroppo non le migliori). Se non altro ha avuto il coraggio di presentare una canzone che affronta un tema di stretta attualità, il dramma dei migranti, con immagini che tutti abbiamo negli occhi, come quel “C’è un bambino sulla spiaggia”. Voto 6

Infinite volte di Lorenzo Fragola – Dicono sia tra i favoriti, ma a me la canzone non convince: è come un coito interrotto. Scimmiottando il buon Venditti che cantava “non c’è sesso senza amore”, Lorenzo dice “non sono mai stato capace a far l’amore senza amore”. Credo possa e debba far meglio. Del resto avendo soltanto vent’anni spazi per crescere ne ha. Voto 5

La borsa di una donna di Noemi – Il tipo di pop che mi piace. Magari un gradino sotto, ma siamo dalle parti di Quello che le donne non dicono. Gran bel testo al femminile (anche se scritto da un uomo) valorizzato dall’interpretazione di Noemi. Che, come sempre, quando sale con la voce regala autentici brividi. Voto 7 e mezzo

Wake up di Rocco Hunt – Lui parla di “turbo-funk”. Musicalmente spazia dai Bisca-99 Posse (ma molto, molto meno cattivo) a Tullio De Piscopo, con un pizzico di Pino Daniele tanto per insaporire il tutto. Forse il brano con cui vinse due anni fa tra i giovani, Nu juorno buono, era più forte. Comunque non delude. Voto 6 e mezzo

Il primo amore non si scorda mai di Enrico Ruggeri – La classe non è acqua. Enrico quando vuole sa essere all’altezza della sua fama come autore. Un gran testo basato su un efficace ritmo elettro-pop che sfocia nel rock. Voto 7 e mezzo

Un giorno mi dirai degli Stadio – Ancor prima di cominciare si sono beccati l’endorsement di Vasco Rossi, e scusate se è poco! La canzone è un dialogo tra padre e figlia che magari non lascerà il segno come a suo tempo fece Father and son, ma che non lascia nemmeno indifferenti. Se soltanto Curreri & Co. avessero osato un po’ di più dando a quell’oh oh oh uno sviluppo diverso! Voto 7-

Il diluvio universale di Annalisa – Le proposte musicali di Annalisa sono un po’ come le montagne russe… Questa volta propone una ballata lenta basata sull’elettronica che almeno al primo ascolto non convince del tutto. Forse servono più ascolti Voto 5+

Noi siamo infinito di Alessio Bernabei – Molti si sono chiesti cosa ci faccia tra i “campioni” e dopo aver ascoltato la sua canzone se lo domanderanno con più forza. È in gara con un brano esile, un poppettino facile facile che non lascia niente. Canta “noi siamo infinito”, ma il pezzo è finito prima ancora di cominciare. Voto 3

Quando sono lontano di Clementino – Il palco dell’Ariston non è terreno fertile per l’hip hop, quindi onore a chi ci prova. “O’ guaglione del rap” presenta un brano rap  che poi sfocia in una melodia piuttosto scontata. Sicuramente non è una delle sue cose migliori, però almeno il testo ha diversi passaggi non proprio scontati. Voto 6

Ora o mai più (Le cose cambiano) di Dolcenera – Entra in scena e si siede al piano. Accompagnata da due coriste, propone un blues cantato di pancia. È brava e il pezzo ha una certa intensità. Voto 6 e mezzo

Vincere l’odio di Elio e le Storie Tese – Che siano folli non lo scopriamo certo oggi. E per Sanremo hanno sempre studiato qualcosa di particolare. Stavolta concentrano nove diverse canzoni in una, con presa per i fondelli finale per i vincitori dell’anno scorso. C’è da divertirsi, e una volta rivelato cosa hanno in testa come costumi e coreografia ci sarà da divertirsi ancora di più. Una precisazione: Rocco Tanica non salirà sul palco con gli Elii, ma sarà comunque al Festival conducendo i collegamenti dalla sala stampa. Voto 7 e mezzo

Nessun grado di separazione di Francesca Michielin – La ragazza è impegnata in un bel percorso di crescita, ma ancora non è grande abbastanza. Il brano si lascia ascoltare, però non graffia. E a parte il titolo, resta incollato ben poco. Voto 6

Sogni e nostalgia di Neffa – Un testo banalotto innestato su un’innocua marcetta. Qui e là spuntano accenni a Celentano, però senza la sua genialità. E sul finale stona pure. Voto 5

Cieli immensi di Patty Pravo – Il pezzo non è malvagio, una ballata seventies ben costruita da Federico Zampaglione. Il problema è la vocalità, che qui e là arranca. Però lei era, resta e sarà sempre la divina Patty Pravo. Voto 6

Finalmente piove di Valerio Scanu – La canzone l’ha scritta Fabrizio Moro, quindi non è male. Lui canta bene. Ma c’è sempre qualcosa di impalpabile che manca e non convince. Voto 5 e mezzo

Di me e di te degli Zero Assoluto – Un elogio della leggerezza e del linguaggio semplice che caratterizza i social. Un pezzo danzereccio senza infamia e senza lode. Voto 6

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Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi".