Sanremo. Chi vincerà e perché

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A Sanremo si gioca ogni anno una partita che prescinde dai gusti personali, dalla qualità delle proposte, dalla posizione del festival sul mercato discografico e il mondo reale della musica pop. Sanremo è come una repubblica a parte, un residuo democristiano dove la polemica si deve cercare ma solo fino a un certo (utile) punto e dove bisogna accontentare tutti e non scontentare nessuno. Quindi niente domande scomode a Elton John per non dover subire il contraddittorio e gli attacchi da destra, niente comici che fanno ridere perché oggi si ride soprattutto dei politici che hanno un pessimo senso dell’umorismo se non riguarda gli avversari.

Sanremo, ricorda il presidente Fimi, incide per non più dell’1% sulle vendite complessive dell’anno discografico. Il che suscita una domanda. Con una sovraesposizione mediatica così elevata, un pubblico mai così vasto da quando il calcio è stato distribuiti tra più reti, la discografia non riesce a trarne buon frutto per più dell’1% nonostante la possibilità di arrivare a quel pubblico ancora vergine che non si occupa normalmente di musica e che potrebbe diventare un nuovo mercato? Qualcuno dovrebbe farsi delle domande e farsi dare da altri le risposte.
Veniamo a Sanremo. Chi vincerà?
Gli scommettitori alla vigilia puntavano sulla coppia Caccamo-Iurato, canzone di Sangiorgi, sponsor la potente Caterina Caselli, visti con favore in prospettiva Eurosong, il festival europeo che si terrà quest’anno in Italia. Ma alla prova del palco il loro duetto non è così forte da superare la diffidenza dei tanti che non li conoscono. Di Tonno e Lolita Ponce erano altra cosa. Dall’orchestra giungono segnali positivi su Patty Pravo, l’unica considerata una spanna sopra tutti come personalità, capacità interpretativa, carisma e anche canzone. Un brano efficace che Vince Tempera smantella come troppo cupo e troppo simile ad “Albergo a ore”. Su Nicoletta, riuscisse a tener alta la tensione per tutti i tre minuti di canzone, rischierei una scommessa, come avrei scommesso sull’altra veneta in gara, Francesca Michielin, vista nella notte intrattenere gli avventor di un bar del centro come scatenata dj, pianista, cantante, saltando da Jovanotti alle sue canzoni. La Sony crede in lei e la ragazza è cresciuta bene, anche se in questo Festival è un po’ troppo “pausiniana”. Ma chissà…
Noemi è invece alla svolta. Molti puntano su di lei, che ha anche sposato un genere diverso dal suo solito. La sua canzone sulla borsa delle donne in cui ha messo le mani Masini è una buona idea ma non sono pochi a pensare che se lei e Annalisa si fossero scambiate le canzoni avrebbero avuto più fortuna, perchè se Noemi, che canta molto d’istinto ma non è cresciuta negli anni in tecnica, non può mettere cuore e voce, il risultato non risalta. E allora Scanu? Il sardo si è creato un nuovo pubblico con le sua apparizioni televisive. Il pezzo di Fabrizio Moro è anche ben cantato finchè non si apre e lì, ahimé la misura eccede. Meglio Dolcenera, che va sul sicuro in blues anche se da Firenze in giù il suo grande abito a strisce bianconere non sarà molto amato. Meglio Arisa, che torna ad affidarsi ad Anastasi per una canzone ottimista e ben cantata, mentre gli Stadio hanno creato un brano perfetto per i teatri e che avrà successo in tour, ma è tutto da vedere se il supporto di Vasco Rossi (che ha scritto e cantato un brano del loro prossimo album) si tradurrà in voto e consenso. Ruggeri è Ruggeri. Cita se stesso (”e anche un brano degli Stranglers”“, confessa) e si prepara al tour senza aspettarsi sorprese. Rocco Hunt è una ventata di energia e allegria partenopea raccontando la crisi in rap alla maniera ritmica di Tullio De Piscopo periodo Pino Daniele. Piacerà sicuramente ai più giovani e a quanti non staranno guardando sabato Juve-Napoli invece di votarlo. Per tutti gli altri Sanremo sarà probabilmente un utile passaggio per consolidare o chiarire (Bernabei-Dear Jack) le proprie posizioni sul mercato. Ah gli Elii… Stanno girando Sanremo in Vespa 50. Fra le loro infinite citazioni contenute nella canzone dai sette ritornelli mancavano i Lunapop. Ecco… Ma ‘La terra dei cachi’ era altra cosa.

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Giò Alajmo
Giò Alajmo ha la stessa età del rock'n'roll. Per 40 anni (1975/2015) è stato il giornalista musicale del principale quotidiano del Nordest, oltre a collaborare saltuariamente con Radio Rai, Ciao 2001, radio private e riviste di settore. Musicalmente onnivoro, è stato tra gli ideatori del Premio della Critica al Festival di Sanremo e ha scritto libri, piccole opere teatrali, e qualche migliaio di interviste e recensioni di dischi e concerti.