Tempo. Che differenza fa?

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Il tempo è al centro della vita di ognuno di noi, nessuno escluso.

Se poi di mestiere fai il musicista e in particolare, fai parte di una sezione ritmica, la foundation di ogni band beh,  allora il Tempo è sempre lì, nelle tue ossessioni e nelle tue manie.

Ora, se vi chiedessi di ricordare come era la vostra cameretta da adolescenti, a meno che non lo siate ancora, credo avreste idee piuttosto confuse a riguardo.

BruceIo, da ragazzo di metà degli anni 60, del 1964, ho ricordi specifici di alcuni posters che campeggiavano sul muro, uno era mr. Bruce Springsteen in maglietta a righe colorata con la sua Telecaster e un sorriso ammiccante, allegato a una rivista.

L’altro era una immagine di un marine che veniva colpito a morte con la scritta “Why?”.

Emblema di un sentito anti-militarismo che è rimasto dentro di me con forza.

Why?

Il resto è avvolto nella nebbia dei ricordi, il mio impianto hi-fi, i libri, come era sistemata quella camera ove mi sono creato un gusto musicale e letterario?

Ecco, le cose che ieri erano così centrali e importanti svaniscono in una nebbia di cose nuove e adesso hai cinquantadue anni e tenti di ricordare, ti sforzi.

A volte ci riesci.

Spesso ti ci avvicini quando suoni.

Da qui in avanti, tutto questo non sarà più un problema, posto che lo si consideri un problema.

Da quando siamo tutti stati assunti da mr.Zuckeberg, tutto questo
non sarà più un problema.

La nostra vita digitale ci permetterà di ricostruire almeno in parte, cosa e chi eravamo. Cosa ci piaceva cinque o dieci anni fa.

Ci rende più felici, più completi tutto questo?

A me personalmente no, perlomeno, non del tutto.

Qualche cosa si agita dentro di me, una sfiducia nella “macchina” che gestirà questi dai, anche se da subito ho la sensazione di una battaglia alla Don Chisciotte tra me e i mulini a vento che dominano la realtà digitale.

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Uso con una certa ossessiva e psicotica regolarità le varie piattaforme digitali.

Certo, ogni tanto mi capita di pensare al deserto di myspace e ai tempi di myspace, quando si perdevano pomeriggi ad aggiornare le pagine.

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Ora ci si passa una volta ogni sei mesi.

Succederà così tra qualche tempo anche con facebook?

Ma, soprattutto, di chi rimarranno le nostre pagine, le nostre storie, le foto, i litigi per una frase, il vuoto spinto che tentiamo di riempire?

Sarà nostro se lo ricorderemo meglio vedendo dei post?

Come apparirà la vita nel 2016 tra venti o trenta anni?

Ci darà la stessa sensazione a tutto tondo di una confezione di Tide? Quella con dentro orribili pezzi di plastica o addirittura una armonica a bocca, annegata dentro un detersivo in polvere?

Siamo senza ombra di dubbio, la prima generazione che si può’ confrontare con questa cosa, non faccio parte dei nativi digitali, quelli sono della categoria di mio figlio, nato nel 2003, immerso in un mondo ove la vita digitale è un dato di fatto.

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Certo, mi piacerebbe capire come questa cosa si evolverà, come il gusto avrà una evoluzione, non una devoluzione si spera.

Per ora, ripensando alla mia pavloviana raccolta di volantini dei quotidiani scioperi organizzati dalla cosiddetta “sinistra”  e distribuiti con cadenza quasi quotidiana davanti all’Istituto Tecnico Agrario Antonio Zanelli sul finire degli anni 70, vi posso dire cosa è cambiato molto.

La politica. L’idea stessa di partecipazione politica alla vita sociale del paese è stata cancellata, annullata, rifiutata, derisa.

La musica, da centro focale della vita delle persone come nel mio caso e dei mie coevi, ora è aumentata come quantità ma in una modalità da ambienti music, come quella profetizzata dai visionari album “tematici” di Brian Eno, musica che evoca una sorta di sottofondo non troppo intrusivo ma comunque, in modo subliminale, fastidioso.

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La letteratura vive un momento di numeri di pubblicazioni immenso senza che ci sia nulla che si ferma, in passato si evidenziavano dei successi trasversali che divenivano dei casi, ora le librerie sono una sorta di discarica pulita attraverso la quale transitano quintali di libri prima di prendere la via del macero.

Lo sport. Personalmente, sempre lontano nella mia scala di preferenze ma ora, con lo straboccante potere del mercato, sempre più lontano da una idea eroica.

Al Tempo, sempre lui, l’ardua sentenza….

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Antonio
Bassista, cantante, scrittore. Trenta anni di rock’n’roll on the road! Dai Rocking Chairs a Luciano Ligabue, tante note e tante storie di r'n'r!