Sanremo. Curreri: «Ce lo siamo meritato!»

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Gran confusione in sala stampa a Festival appena finito. Patty Pravo arriva per prima a ritirare il premio della critica “Mia Martini”: «Lo dedico a Curreri che scrisse con Vasco “E dimmi che non vuoi morire”», dice aprendo la serie delle dichiarazioni notturne ai giornalisti, in mezzo all’assedio di fotografi e cineoperatori, una selva di telecamere, cineprese, macchine fotografiche con zoom giganteschi, piccole compatte, ma anche telefonini e microcam.

Arriva Francesca Michielin: «Non do mai nulla per scontato quindi essere arrivata seconda è un’emozione grandissima».
Deborah Iurato scoppia in lacrime ringraziando tutti. «Grazie grazie grazie di cuore a tutti», continua Caccamo. Entrati papi escono cardinali, ma non c’è di che lamentarsi. Per loro è l’esordio tra i big della canzone italiana.
Ecco poi gli Stadio che ritirano il premio della sala radio tv “Lucio Dalla”, e mai premio fu più indicato. Ma ne hanno presi tanti quest’anno, a partire dalla vittoria nella sera delle cover, per non dimenticare il riconoscimento per la miglior musica oltre naturalmente al primo posto al Festival: «Hanno esagerato!», scherza Curreri. Ma gli Stadio non si considerano solo una band con una lunga storia alle spalle: «Abbiamo anche un pubblico di giovani che ci segue, viene ai concerti e vede una band che lavora bene, fa musica, scrive per altri. Siamo innamorati della musica, è tutto, è la nostra vita. Nella serata delle cover abbiamo dimostrato che siamo legati anche a quei musicisti che negli Stadio non ci sono più, e guardiamo un po’ indietro per guardare sempre avanti, come ci ha insegnato Roberto Roversi. Basta che non si trasformi in malinconia».

Patty Pravo riceve il premio delal critica dalle mani del giornalista Andrea Spinelli
Patty Pravo riceve il premio delal critica dalle mani del giornalista Andrea Spinelli

La vostra storia in questo Festival sembra cambiata dalla sera delle cover. Ve ne siete resi conto?
«La prima sera – spiega Curreri – avevo dei problemi tecnici con i monitor. La sera dopo, con “La sera dei miracoli”, ci siamo ricordati di essere gli Stadio, una band che fa musica da 35 anni. Sapete, Lucio Dalla, quando ero il suo pianista, al primo errore mi guardava male, alla seconda arrivava una zoccolata, al terzo un mazzo di chiavi grande così con la croce di san Domenico. Me ne sono ricordato e ho cercato di non sbagliare».
L’anno scorso non foste accettati, ma con quale pezzo?
«Proprio questo, Un giorno mi dirai”, ma va detto che non era fatto così, era un provino un po’ cheap e non eravamo neanche tanto convinti. Il testo era lo stesso ma non aveva il suono. Questo ci rappresenta, ha il suono di una band, come siamo noi, e se vado a sentire quel provino sembra un’altra canzone. Ma non avevamo nanche insistito, non avevamo un disco pronto, avremmo dovuto fare una collection. Ora invece c’è un disco nuovo con dodici inediti, un’incursione di Vasco, un pezzo col sax di Dalla. Meglio venirci quest’anno».
E ricorda quando Lucio Dalla seguiva ogni loro momento censurando, commentando, criticando e spingendo invece quando era il caso, perchè non fossero solo “la band di Dalla”. «Abbiamo sempre fatto della musica la cosa per noi più importante, trovando i collaboratori migliori per fare bella musica».
Il 14 febbraio moriva Marco Pantani..
«Ho pensato subito a lui, a Claudio Bonivento che mi ha fatto fare con Bigazzi la colonna sonora di quel film su questo grande campione, con cui abbiamo vinto Nastro d’argento e David di Donatello. Ma ci mancava Sanremo. Ora abbiamo vinto anche qui e non ci manca più niente».
Nella musica, prosegue, «non bisogna farsi mancare niente. Contemporaneamente al disco degli Stadio ho fatto anche quello di Noemi che è bellissimo. Quando Veronica mi ha chiamato chiedendo una mano, le ho detto di sì anche se stavo facendo il disco degli Stadio. La musica è la mia benzina».
Li raggiunge Beppe d’Onghia, direttore d’orchestra, arrangiatore, direttore musicale degli Stadio: «È stato uno di noi! Una volta, suonando con Dalla, Walter Veltroni disse che aveva sentito Dalla ma che con lui suonvamo i Rolling Stones! È la nostra forza. E forse ora siamo anche meglio, scriviamo canzoni anche più belle».
Francesca Michielin racconta di sentirsi «onorata di condividere il podio con artisti come loro, e anche il cast del Festival ha portato Patty Pravo e altri artisti facendo un lavoro di ricerca, e da utente ho stimato molto Carlo Conti».
«Dovremmo amare questa musica ed essere coscienti che l’Italia ha la sua storia, la sua musica, il cantautorato e dobbiamo riappropriarcene», dice Caccamo.
«Siamo giovani ma abbiamo ancora da imparare ed essere qui con gli Stadio è un onore», aggiunge la Iurato.

«Dobbiamo curare i giovani, la musica va curata e amata come facciamo noi e i fiori sbocceranno», commenta Curreri.

Racconta Francesca, felice del suo secondo posto costruito passo passo durante la settimana: «La cosa di cui avevo più paura era me stessa e la mia capacità di gestire il palco. Ho vinto XFactor quattro anni fa e ho aspettato tanto prima di arrivare qui. Mi sembrava la prima sera di essere scesa dall’ottovolante. La sera delle cover cantare un brano del ’72 mi è sembrato un momento quasi mistico. Poi ho pianto. Era troppo bello. Poi in queste due sere si è creata una situazione più energica, perchè il mio è un testo di amore inteso come forza vitale, e mi sentivo in uno stato di grande condivisione con il pubblico, e mi sono anche stimata, anche perchè a venti anni non puoi essere gli Stadio, sei appena nata ed è stata una grande esperienza che mi ha reso davvero felice».
Parlando degli altri camtanti in gara confessa: «Ho un debole per i miei ex giudici Elio e le Storie Tese, e rivedere i Bluvertigo mettersi in gioco, essere sul palco di Arisa, è stato emozionante».
È stato il festival dei nastrini arcobaleno che la maggior parte dei cantanti ha voluto portare in scena in appoggio alla legge sulle unioni civili. Gli Stadio no. Però, spiega Curreri «la mia posizione è che la legge sulle unioni civili deve essere approvata al più presto e che la famiglia è importante da chiunque sia formata. Non ci siamo messi niente addossso, ma non perchè non pensiamo questa cosa. Io però avevo la spilla dei Beatles e su quello sono molto preciso».
Ci andrete poi all’Eurosong Contest?
«Mai detto di no. Ma vedremo con calma. Non pensavavamo minimamente di vincere il Festival fino a poco fa…»
Eventualmente Francesca Michielin sarebbe pronta a subentrare: «Èil mio sogno. Lo seguo da sempre».
Curreri propone al volo: «Allora magari vai tu. Anzi, noi scriviamo la canzone e tu ci vai e la canti tu. Potrebbe essere un’idea».
Gli Stadio escono vincitori da un Festival che hanno amato e odiato, frequentandolo di rado: «La prima volta – racconta La voce del gruppo bolognese – ci siamo venuti solo per vedere com’era il retropalco. Poi volevamo far sentire “Canzoni alla radio” scritta con Luca Carboni che ancora oggi mi sembra una gran bella canzone. Non ho capito perché arrivammo ultimi. Poi per fortuna Lucio ci portò in America Per il tour di “DallAmeriCaruso” e ci prendenmmo altre soddisfazioni. A Sanremo siamo tornato con “Lo zaino” finendo quinti. Ma Sanremo ha un appeal che è difficile dirgli di no. E quando ho scritto questa canzone la prima cosa che mi hanno detto gli altri del gruppo è stata “perchè non andare a Sanremo?” e così eccoci qui, e abbiamo vinto questo premio che ci meritiamo, ci meritiamo davvero».

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Giò Alajmo
Giò Alajmo ha la stessa età del rock'n'roll. Per 40 anni (1975/2015) è stato il giornalista musicale del principale quotidiano del Nordest, oltre a collaborare saltuariamente con Radio Rai, Ciao 2001, radio private e riviste di settore. Musicalmente onnivoro, è stato tra gli ideatori del Premio della Critica al Festival di Sanremo e ha scritto libri, piccole opere teatrali, e qualche migliaio di interviste e recensioni di dischi e concerti.