51 anni di Piper. Il racconto di un’epoca

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Correva l’anno 1965 quando l’avvocato Alberigo Crocetta, in società con il commerciante d’auto Giancarlo Bornigia e l’importatore di carni Alessandro Diotallevi, decise di rilevare un edificio in Via Tagliamento 8, a Roma, pensato come cinema, ma che non aveva ottenuto i permessi.
Detto, fatto: i tre, affascinati dalle suggestioni beat provenienti dall’Inghilterra, decisero di allestire il loro locale come fosse un museo d’arte contemporanea, con le opere di Andy Warhol, Robert Rauschenberg, Mario Schifano e Piero Manzoni, purtroppo tutte rubate. Inoltre, vennero installate delle luci stroboscopiche davvero all’avanguardia e la parte concernente il suono venne affidata al fonico Beppe Farnetti.
Nasceva così il Piper Club, luogo mitico della Roma anni ’60, secondo locale più longevo d’Europa dopo il Cavern di Liverpool, che sarebbe stato destinato a cambiare la storia della musica italiana.
Per la serata inaugurale, organizzata il 17 febbraio del ’65, Crocetta e Bornigia, consigliati da Teddy Reno che in quel periodo faceva l’impresario oltreoceano, puntarono su un gruppo beat inglese: The Rokes. Timorosi di aver fatto una scelta troppo azzardata e che una serata tanto innovativa potesse rivelarsi un fiasco, i gestori si rivolsero a un gruppo che all’epoca stava muovendo i primi passi, affinché si alternasse sul palco con i Rokes, suonando del liscio per ammorbidire l’atmosfera: era l’Equipe 84. Neanche a dirlo, quella serata fu un successone, tanto che perfino la band di Vandelli dovette suonare rock’n’roll, obbligata da un pubblico in visibilio.
I Rokes e l’Equipe 84 furono solo i primi dei tanti gruppi che devono la propria consacrazione al Piper. Nel corso della sua storia, infatti, furono numerosi i “complessi”, come si diceva allora, di esordienti o di musicisti già affermati che salirono su quel palco.
Per quanto riguarda la scena beat, i New Dada, I Giganti, The Primitives. E poi Procol Harum, Byrds, Rocky Roberts e gli italiani Fred Bongusto, Dik dik, Gabriella Ferri, Rita Pavone, New Trolls, le Orme, i Corvi e i Pooh, che proprio al Piper, nel ’66, conobbero quello che sarebbe divenuto il loro futuro frontman, Riccardo Fogli. E perfino dei giovanissimi Pink Floyd il 18 e il 19 aprile del ’68 si esibirono nel mitico locale romano.

Ma le star non erano solo quelle sopra il palco. Il Piper infatti divenne presto luogo dove si riuniva la “Roma bene”, alla ricerca delle emozioni che solo quegli strani capelloni potevano regalare. E grande fascino era riscosso soprattutto nel mondo del cinema: assidui frequentatori erano Giorgio Albertazzi, Vittorio Gassman, Anna Magnani, Franco Zeffirelli e Monica Vitti.
Il pubblico era composto soprattutto da schiere di ragazzi, esigentissimi riguardo la musica, che passavano le loro serate a ballare, spesso diventando davvero bravi. Tra questi c’era un certo Renato Fiacchini, che poi avrebbe cambiato il proprio cognome in Zero, sempre scatenatissimo sulle piste.
Altrettanto scatenata, un’altra giovanissima. Il suo nome era Nicoletta Strambelli che, su consiglio di Bornigia, si sarebbe fatta chiamare Patty Pravo. Come Caterina Caselli, si tratta di una delle artiste che devono la propria consacrazione a quel locale. Non a caso, Patty è tuttora universalmente nota come la ragazza del Piper.
Un’altra artista il cui nome è legato a quello del celebre club romano è la “Tigre di Cremona”, Mina: lei era già molto famosa, ma proprio nell’anno dell’inaugurazione del Piper vi girò alcuni musicarelli.
Nel 1970, il Piper subì una scissione. Il locale romano rimase nelle mani del solo Bornigia, mentre a Crocetta andò il Piper 2000, a Viareggio, che però ebbe vita breve. Il cambio di direzione artistica portò all’esordio di altri gruppi che stavano muovendo i primi passi nella musica: Formula 3, Ricchi e Poveri e Mia Martini che, insieme alla sorella Loredana Berté, era da tempo assidua frequentatrice del locale.
Ma anche i Genesis e i due jazzisti di fama mondiale Lionel Hampton e Duke Ellington, a prova del fatto che gli inizi di solo beat erano ormai lontani. Il Piper si trasforma e, dopo il triennio dell’austerity, dal 1973 al 1975, diventa una discoteca, ora sempre più aperta all’esterno, soprattutto grazie al giornalista Eddie Ponti, che organizza dei continui collegamenti con Radio Montecarlo.
Dopo cinquantun anni, il Piper resiste ancora, certo lontano dai fasti degli inizi. Ma la sua storia è stata definitivamente consacrata in alcune opere. Tra queste bisogna menzionare un libro scritto nel 2005 da Giancarlo Bornigia insieme a Mario Romano: Piper Club. Storia, mito, canzoni (Bastogi editore).
Famoso è anche il 33 giri Via Tagliamento 1965/1970 che Renato Zero dedicò agli anni iniziali del Piper.
Il prossimo 16 febbraio la storica discoteca romana festeggerà 51 anni, e per questo importante anniversario è stato organizzato un grande evento gratuito. I festeggiamenti inizieranno con un omaggio al suo fondatore, scomparso 3 anni fa, con la presentazione del libro di Loredana Gelli Giancarlo Bornigia: dall’Africa al Piper Club. La serata proseguirà con il concerto di Andrea Casta & The heroes, con un repertorio rigorosamente anni ’60 e ’70, e terminerà con il dj-set di Angelo Sonnino.
Buon compleanno, Piper Club!