Stadio: storia di un nome

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Gli Stadio hanno trionfato all’ultimo Festival di Sanremo con Un giorno mi dirai, riuscendo nel difficile compito di mettere d’accordo pubblico e critica, e aggiungendo un altro importante riconoscimento ad una carriera costellata di successi che va avanti da ormai 35 anni (qui la recensione brano per brano del loro nuovo album, Miss Nostalgia, che contiene anche la canzone vincitrice di Sanremo).

Ma da dove nasce il nome della band?
Parte dei membri che poi formarono il nucleo originario degli Stadio iniziarono a suonare come gruppo di accompagnamento di Lucio Dalla già dal 1975 per l’album Anidride solforosa, ed erano Giovanni Pezzoli alla batteria, Marco Nanni al basso e Fabio Liberatori alle tastiere. Gli stessi tre musicisti presero parte nel 1977 alle registrazioni di Com’è profondo il mare. Nel 1979, con l’album Lucio Dalla, si aggiunse il chitarrista Ricky Portera, ma è alla vigilia dello storico tour di quell’anno di Dalla e De Gregori che prese il nome di Banana Republic, che si aggiunse alla band Gaetano Curreri, alle tastiere e ai cori, andando così a completare la formazione.
La fondazione ufficiale del gruppo risale alla primavera del 1981, quando durante il tour di Lucio Dalla, la band presentava le sue due prime canzoni: Grande figlio di puttana e Chi te l’ha detto?, che poi andarono a comporre il loro primo 45 giri, uscito alla fine di quell’anno.

Ma come si arrivò alla scelta del nome?
L’aneddoto è stato raccontato da Gaetano Curreri durante uno dei concerti per il trentennale della band, precisamente a Roma il 24 novembre 2012, all’Auditorium Conciliazione.
Probabilmente la vicinanza con luogo in cui nacquero ufficialmente gli Stadio ha fatto venire voglia a Gaetano di svelare finalmente la storia che c’è dietro il nome, e noi ve la raccontiamo: era la primavera del 1981 e, come detto, durante il tour di Dalla venivano presentate le prime due canzoni della band, ma mancava ancora il nome del gruppo. Così una sera a Roma, camminando nei dintorni di Castel Sant’Angelo e cercando un’ispirazione per un nome ad effetto, l’occhio cadde su dei manifesti pubblicitari del Corriere dello Sport-Stadio. Da lì le associazioni di idee scaturirono subito una dietro l’altra e fu deciso di adottare quel nome.

La scelta ha diversi piani di lettura, che proviamo a spiegare qui di seguito.
Uno dei motivi fu che il tour di Banana Republic ebbe un enorme successo e toccò molti stadi italiani, quindi l’aver suonato in quegli spazi fu una delle motivazioni.
L’altra è di carattere territoriale: il quotidiano sportivo che fece accendere la lampadina ai quattro in tutta Italia prende il nome di Corriere dello Sport, con scritta rossa in primo piano e scritta Stadio in trasparenza sullo sfondo. A Bologna, e solo a Bologna, è esattamente il contrario: corriere dello sport stadiolo stesso giornale si chiama Stadio, scritto in verde, con la scritta Corriere dello Sport in trasparenza (come si può più facilmente capire dalla foto qui accanto). Tant’è vero che a Bologna lo stesso quotidiano sportivo da sempre è lo Stadio (come citato anche da Dalla nel brano Dark Bologna: “lo Stadio, Il Trotto, Il Resto del Carlino”), e non il Corriere dello Sport. Quindi la scelta di questo nome connotava anche territorialmente la band.

stadioA dimostrare questa tesi c’è la copertina del primo album degli Stadio (omonimo, del 1982, che racchiude brani come Grande figlio di puttana, Chi te l’ha detto? e Un fiore per Hal, tutti facente parte colonna sonora di Borotalco di Carlo Verdone, e che vede un esordiente Luca Carboni alla prima prova come autore in Navigando controvento), che riprende fedelmente la grafica del quotidiano di quegli anni.
stadio-11-luglio-1982
Infatti, come si può vedere qui accanto dalla prima pagina del quotidiano sportivo dopo la vittoria dell’Italia ai Mondiali ’82 in Spagna, sulla copertina del disco appare identica l’intestazione del giornale, con la sola aggiunta di una nota musicale come puntino sulla i. Ci sono infatti sia la scritta stadio con lo stesso lettering, che lo stesso stadio che si trovava durante gli anni ’80 sull’intestazione del quotidiano.

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Andrea Giovannetti
Nato a Roma nel 1984, ma vivo a Venezia per lavoro. Musicista e cantante per passione e per diletto, completamente autodidatta, mi rilasso suonando la chitarra e la batteria. Nel tempo libero ascolto tanta musica e cerco di vedere quanti più concerti possibili, perchè sono convinto che la musica dal vivo abbia tutto un altro sapore. Mi piace viaggiare, e per dirla con le parole di Nietzsche (che dice? boh!): "Senza musica la vita sarebbe un errore".