Eric Andersen, un gigante del folk

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Un gigante della musica folk americana si è presentato al Sudwerk di Bolzano per la prima data italiana di un tour di quattro date semplicemente magnifico. Parliamo di Eric Andersen, classe 1943 e una serie di capolavori alle spalle disseminati in quattro decenni, tra cui l’imprescindibile Blue river (1972). Accompagnato dall’amico Michele Gazich, violinista sopraffino e suo partner artistico da ben sedici anni, Eric ha lasciato subito intendere lo spessore della sua leggenda intonando Everything ain’t be said per sola chitarra e voce. Una voce più roca e profonda che ricorda il timbro di Leonard Cohen e una personalità che traspare dalla imponente presenza scenica sormontata da un elegante cappello nero.
A partire dal secondo pezzo entra in scena Gazich, musicista bresciano e cantautore in proprio, che punteggia col suo violino come meglio non potrebbe Dusty boxcar, Foghorn e una splendida Violets of dawn. Il paragone con Cohen si materializza prepotentemente sulle note di Salt on your skin, pezzo di lancinante bellezza che lascia senza parole l’attentissimo uditorio del Sudwerk, gremito per l’occasione.
Dopo una bella versione di Close the door lightly, Eric si accomoda al pianoforte per intonare Wind and sand, uno dei cavalli di battaglia tratti da Blue river, prima di lasciare la scena al sodale Michele Gazich. Questi con grande umiltà lascia intendere tutto il proprio valore presentando due ottimi brani come Guerra civile e Il latte nero dell’alba. Senza che l’attenzione del pubblico sia affatto calata d’intensità, Eric torna in scena per emozionare tutti sulle note di un classico senza tempo come Blue river, title-track di un album che è una pietra miliare dell’epoca e rimanda al coevo Jim Croce, morto in un incidente aereo a soli trent’anni e autore di gemme quali Operator e I got a name.
A questo punto un grande musicista che potrebbe vivere sugli allori e pescare a piene mani da un repertorio di oltre trecento canzoni decide di presentare una serie di quattro pezzi inediti ispirati all’opera di Lord Byron. Andersen introduce l’inattesa finestra raccontando come queste canzoni siano in parte versi di Byron, in parte testi interpolati e modificati con liriche originali e in parte ancora brani autografi ispirati alla figura del grande poeta inglese. Composizioni piuttosto lunghe e complesse tra cui spiccano The curled darling, Farewell to a lady e la conclusiva Darkness, che mette in evidenza l’ancor splendida voce di Eric. Il gran finale ha le forme di tre grandi pezzi come She walks in beauty, Love her with a feeling e Thirsty boots, che lasciano il pubblico a bocca aperta e consapevole di aver assistito a un evento più unico che raro. Andersen mancava da Bolzano dal lontano 1984 e onore al merito di Vanja Zappetti, promoter locale appassionato e competente che lo ha riportato in regione. Una doverosa menzione va anche al vicentino Phill Reynolds che ha aperto il concerto presentando una manciata di canzoni di notevole fattura tratte dal suo ultimo album Love And Rage (2015). Gran voce, un’abilità non indifferente all’acustica, un’innata attitudine rock-blues e alcuni ottimi pezzi come Black Sea, The Anchor e Freedom’s Path.

Scaletta della serata:

Everything ain’t be said

Dusty Boxcar

Violets of Dawn

Foghorn

Salt on your Skin

Close the door lightly

Wind and sand

Guerra civile – Michele Gazich

Il latte nero dell’alba – Michele Gazich

Blue River

The Curled Darling

Farewell To a Lady

For all I knew before

Darkness

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Fabio Nappi
Nato a Trento nel 1973. Laureato in giurisprudenza. Giornalista pubblicista, scrivo dal 2004 di musica e spettacoli sulle pagine del Corriere del Trentino - Alto Adige. Appassionato di musica di (quasi) tutti i generi: cantautori italiani e grandi del rock internazionale in primis. Colleziono compulsivamente cd e amo seguire i concerti dal vivo. Cinema, viaggi, libri e calcio (faccio pure l'arbitro) le altre mie passioni.